Data center, la Rete nazionale dei comitati chiede una moratoria: «Prima serve un Piano nazionale»
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- 05 ottobre 2026
Il documento del 3 ottobre sollecita Governo e Parlamento a sospendere temporaneamente i nuovi iter autorizzativi. Al centro consumi energetici e idrici, suolo, microclima e concentrazione degli impianti. Il tema tocca da vicino anche il Sud Est Milano.
La richiesta di una moratoria nazionale
La crescita dei data center in Italia dovrebbe essere temporaneamente fermata per consentire al Paese di dotarsi di una programmazione nazionale capace di stabilire quanti impianti siano necessari, dove possano essere realizzati e quale impatto complessivo possano sostenere territori e reti energetiche. È questa la richiesta avanzata dalla Rete nazionale dei Comitati Stop Datacenter attraverso un documento datato 3 ottobre 2026.
La proposta non punta a bloccare definitivamente lo sviluppo delle infrastrutture digitali, ma chiede a Governo e Parlamento una moratoria temporanea dei nuovi procedimenti autorizzativi, comprese le infrastrutture energetiche e di rete direttamente collegate, fino all'adozione di un Piano nazionale sottoposto a Valutazione ambientale strategica (VAS). Il Piano, secondo i comitati, dovrebbe definire fabbisogno nazionale di capacità di calcolo, distribuzione territoriale degli impianti, disponibilità energetica e idrica, consumo di suolo e impatti cumulativi.
Il nodo della concentrazione in Lombardia
Uno dei temi centrali riguarda proprio il Nord Italia. Nel documento viene ricordato che ad agosto 2026 le richieste di connessione alla rete elettrica riconducibili a progetti di data center avevano superato complessivamente 90 GW a livello nazionale, con una particolare concentrazione in Lombardia e Piemonte. Gli stessi promotori precisano però che si tratta di richieste di connessione, non di potenza già autorizzata o di impianti destinati con certezza a entrare in funzione.
Secondo la Rete, manca ancora una disciplina nazionale organica che stabilisca requisiti ambientali minimi per la localizzazione degli impianti e, soprattutto, valuti gli effetti cumulativi quando più data center vengono concentrati nello stesso territorio. Tra gli elementi indicati figurano consumo di energia e acqua, emissioni, rumore, calore prodotto, impermeabilizzazione del suolo e nuove infrastrutture elettriche.
Una questione particolarmente sentita anche nel Sud Est Milano, dove negli ultimi mesi il dibattito sui nuovi insediamenti è cresciuto soprattutto a San Bovio, frazione di Peschiera Borromeo, per il progetto del data center Microsoft, ma anche a Segrate e in particolare a Redecesio, territorio interessato dalla presenza e dallo sviluppo di infrastrutture analoghe. Il tema della concentrazione degli impianti, quindi, non riguarda più singoli Comuni presi isolatamente, ma un'area più vasta dell'hinterland orientale milanese.
Microclima, energia e territorio
Il documento dedica ampio spazio anche alle possibili variazioni microclimatiche e alle isole di calore, citando tra gli esempi lo studio relativo al data center STACK di Siziano. Secondo i comitati, questi fenomeni dovrebbero essere valutati anche per le possibili conseguenze sull'ambiente, sulle attività agricole e sui soggetti più fragili.
La Rete chiede inoltre di approfondire gli effetti della forte domanda energetica sulla rete nazionale e sui costi del sistema elettrico, sostenendo la necessità di evitare che eventuali costi di potenziamento delle infrastrutture vengano trasferiti a famiglie e imprese.
Le richieste a Governo, Parlamento e Regione Lombardia
Oltre alla moratoria, il documento propone di sostituire la strategia del Mimit per l'attrazione degli investimenti esteri con un vero Piano nazionale per lo sviluppo e la localizzazione dei data center, aggiornare le linee guida ambientali del Mase includendo gli impatti cumulativi e gli studi sul microclima e modificare la legge regionale lombarda del 3 giugno 2026 affinché tenga maggiormente conto della distribuzione degli insediamenti su area vasta.
Viene inoltre chiesto l'arresto dell'iter parlamentare dell'A.S. 1821, attualmente all'esame del Senato, e la revisione del procedimento unico accelerato introdotto nel 2026.
La posizione conclusiva della Rete riassume il senso dell'iniziativa: non fermare l'innovazione digitale, ma chiedere che la crescita dei data center venga preceduta da una programmazione nazionale in grado di stabilire necessità, localizzazioni e limiti sostenibili per territori e infrastrutture.
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Redazione