Backlink tossici, il nemico invisibile della tua azienda online: come riconoscerli e come eliminarli
Migliaia di siti spam linkano ogni giorno imprese e professionisti senza che lo sappiano. Il danno per il posizionamento su Google può essere pesante. Ecco cosa fare, passo dopo passo
Migliaia di siti spam linkano ogni giorno imprese e professionisti senza che lo sappiano. Il danno per il posizionamento su Google può essere pesante. Ecco cosa fare, passo dopo passo
Hai un sito aziendale curato, contenuti aggiornati, magari anche qualche campagna Google Ads. Eppure il posizionamento non decolla, o peggio — stava andando bene e poi è sceso senza un motivo apparente. Una delle cause più sottovalutate si chiama backlink tossici: link che puntano al tuo sito da fonti spam, che Google legge come un segnale negativo sulla tua reputazione digitale.
Il paradosso è che questi link non li hai chiesti tu. Li hanno messi lì reti automatizzate di siti farlocchi — con nomi come .shop, .store, .click — che simulano recensioni entusiaste o directory di settore per cercare di vendere servizi SEO truffaldini. Il tuo sito finisce in mezzo a quella pattumiera, e Google lo nota.
Cos'è un backlink e perché può fare danni
Un backlink è un link in entrata: un altro sito che cita il tuo con un collegamento ipertestuale. In teoria è una cosa positiva — significa che qualcuno ti considera autorevole abbastanza da citarti. Google usa i backlink come uno dei fattori principali per decidere quanto in alto posizionarti nei risultati di ricerca.
Il problema nasce quando i link arrivano da siti di bassissima qualità, creati appositamente per manipolare il sistema. Google non si fa ingannare e tende a penalizzare i siti che hanno profili backlink anomali — troppi link da fonti irrilevanti o palesemente spam.
Un profilo backlink sano ha pochi link ma buoni: articoli su testate reali, citazioni da siti di settore, menzioni editoriali. Un profilo backlink tossico ha centinaia di link da siti con nomi incomprensibili che non hanno traffico, non hanno contenuti veri e che riportano sempre lo stesso testo copia-incolla.
Come controllare i tuoi backlink gratis con Ahrefs
Lo strumento più efficace per analizzare il profilo backlink di un sito si chiama Ahrefs. Nella versione a pagamento è completo, ma esiste anche una versione gratuita che fornisce informazioni sufficienti per capire se hai un problema.
Ecco come fare:
- Vai su ahrefs.com/backlink-checker
- Inserisci il tuo dominio (es.
tuazienda.it) - Clicca su "Check backlinks"
- Guarda la lista dei siti che linkano il tuo
Ahrefs assegna a ogni sito un punteggio chiamato DR (Domain Rating), che va da 0 a 100. Un link da un sito con DR 0 e zero traffico, con un nome strano tipo seospam-ranking.shop, è quasi certamente tossico. Un link da una testata giornalistica o da un portale di settore con DR alto è invece un segnale positivo.
Nella versione gratuita vedi i primi 100 backlink. È già sufficiente per avere un quadro della situazione. Se vedi una lista piena di .store, .shop, .click con nomi legati a SEO e link building — hai un problema.
Il network editoriale di 7giorni.info, testata attiva dal 2002 nell'area sud-est di Milano, è un esempio concreto di come un backlink editoriale reale si distingua visivamente da quelli spam: ha un DR significativo, contenuti veri, traffico organico.
La funzione nascosta di Google per disavowire i link tossici
Google offre uno strumento specifico per segnalare i backlink che vuoi vengano ignorati. Si chiama Disavow Links ed è accessibile tramite Google Search Console, ma non appare nel menu principale — bisogna sapere dove cercarlo.
L'indirizzo diretto è:
https://search.google.com/search-console/disavow-links
Una volta lì, si seleziona la proprietà del sito (attenzione: funziona solo con proprietà verificate come "prefisso URL", non come "dominio") e si carica un file di testo .txt con l'elenco dei domini da ignorare, uno per riga, nel formato:
domain:nomedominio.com domain:altrodominio.shop
Google elaborerà il file e smetterà di considerare quei link nel calcolo della tua autorevolezza. I tempi sono variabili — dalle quattro alle otto settimane — ma l'operazione è definitiva e reversibile solo se carichi un nuovo file.
È importante sottolineare che il Disavow non va usato a caso. Disavowire un link legittimo è controproducente. Va fatto solo dopo un'analisi attenta, distinguendo i link spam da quelli editoriali reali.
Cosa fare dopo aver ripulito
Il Disavow risolve il problema dei link negativi, ma da solo non basta a far salire il ranking. La vera medicina è costruire backlink di qualità: articoli su testate reali, comunicati stampa, collaborazioni editoriali.
Un esempio di contenuto che genera link naturali è un approfondimento come quello pubblicato su walterferrari.it, il blog di ecocultura che documenta il territorio lombardo — contenuto originale e di valore che altre testate citano spontaneamente.
Lo stesso vale per il posizionamento culturale: dossiercultura.it dimostra come una testata editoriale con contenuti autentici accumuli nel tempo un profilo backlink sano, fatto di citazioni reali da media nazionali e internazionali.
Per le imprese dell'area milanese, impresenews.net è un riferimento utile per capire come la visibilità locale si costruisca con contenuti territoriali rilevanti, non con link comprati.
Quanto tempo ci vuole
L'analisi del profilo backlink con Ahrefs gratuito richiede meno di trenta minuti. La preparazione del file Disavow dipende dal numero di domini tossici trovati — di solito un'ora di lavoro. Il caricamento su Search Console è questione di minuti.
I risultati sul ranking arrivano dopo qualche settimana, ma soprattutto proteggono il sito da penalizzazioni future. È un investimento di tempo minimo con potenziale impatto importante sulla visibilità online della tua azienda.
In collaborazione con
www.taacnews.it
Per un'analisi gratuita del tuo profilo backlink www.fattivedere.online
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