Ddl antisemitismo, Emanuele Fiano avverte il Pd: «Se il no sarà confermato, per me sarà un confine invalicabile»

EMANUELE FIANO POLITICO

L’ex deputato dem affida a un lungo intervento pubblicato su Il Foglio la sua critica alla posizione del Partito democratico. Da Birkenau il richiamo alla storia della sinistra, alla definizione Ihra e alla necessità di distinguere la lotta all’antisemitismo dalla critica al governo israeliano

Una frattura politica che potrebbe trasformarsi in un addio. Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele ed ex deputato del Partito democratico dal 2006 al 2022, ha affidato alle pagine de Il Foglio del 28 settembre un lungo intervento nel quale mette apertamente in discussione la propria permanenza nel Pd. Al centro dello scontro c’è il disegno di legge contro l’antisemitismo, già approvato dal Senato e ora all’esame della Camera.

La notizia arrivata mentre era a Birkenau

Fiano racconta di aver appreso della posizione del Pd mentre si trovava a Birkenau, dove partecipa ai lavori del Comitato internazionale di Auschwitz. È da quel luogo, strettamente legato anche alla sua storia familiare, che nasce una riflessione che l’ex parlamentare presenta innanzitutto come politica.

«Il Partito democratico ha deciso di votare contro il disegno di legge sull’antisemitismo, approvato dal Senato e ora all’esame della Camera. Se quella decisione sarà confermata, per me rappresenterà un confine invalicabile», scrive Fiano su Il Foglio.

Il riferimento personale è inevitabile. Suo padre Nedo Fiano, deportato ad Auschwitz, fu uno dei sopravvissuti alla Shoah. Ma l’ex deputato precisa di non voler trasformare la propria storia familiare nell’argomento centrale della discussione politica.

«Criticare Netanyahu è legittimo e necessario»

Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda il rapporto tra antisemitismo e critica a Israele. Fiano respinge l’idea che una normativa contro l’antisemitismo debba necessariamente limitare la possibilità di contestare le politiche israeliane.

«Non accetto che il contrasto all’antisemitismo venga presentato come un ostacolo alla critica del governo Netanyahu, dell’esercito israeliano o delle violenze dei coloni. Quella critica è legittima e necessaria», scrive.

Il nodo politico riguarda anche il riferimento alla definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra). Secondo Fiano, il Pd dovrebbe spiegare perché oggi assuma una posizione diversa rispetto al passato. Nel suo intervento ricorda infatti la risoluzione approvata dal Parlamento europeo nel 2017 e il successivo recepimento della definizione Ihra da parte dell’Italia durante il governo Conte II.

Il confronto dentro il Partito democratico

La posizione dell’ex parlamentare si inserisce in una discussione più ampia all’interno del centrosinistra. Il Pd chiede modifiche al testo per rendere esplicito che la libera critica alle politiche del governo dello Stato di Israele non possa essere considerata antisemitismo. Nella stessa giornata la senatrice a vita Liliana Segre ha rivolto un appello alle forze politiche affinché il provvedimento possa essere approvato all’unanimità, dichiarandosi disponibile anche a modifiche finalizzate a raggiungere un’intesa.

Fiano, invece, pone una questione che considera identitaria per il proprio partito e richiama anche precedenti battaglie contro altre forme di discriminazione, dalla proposta Zan contro l’omotransfobia alle iniziative contro antiziganismo e islamofobia.

L’ipotesi dell’addio al Pd

La possibilità di lasciare il partito non viene più presentata come una semplice provocazione. In un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, Fiano ha definito questa eventualità il proprio «orientamento», precisando che non si tratterebbe di una decisione presa d’impulso. Il voto definitivo alla Camera è indicato per l’8 ottobre.

Il passaggio conclusivo dell’intervento sul Foglio sintetizza la profondità dello scontro. «Quello che sta succedendo al Pd su questo voto non è perdere l’adesione di Emanuele Fiano e di quelli che la pensano come me, è perdere sé stessi», scrive l’ex parlamentare.

La vicenda resta quindi aperta e coinvolge non soltanto il futuro politico personale di Fiano, ma un confronto più ampio dentro il Partito democratico sul modo di affrontare l’antisemitismo, sulla definizione Ihra e sui confini tra contrasto all’odio antiebraico e libertà di critica alle politiche del governo israeliano.

Fonte principale: intervento di Emanuele Fiano, Il Foglio, 28 settembre 2026. Leggi l’intervento originale su Il Foglio

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