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Paullo, il confronto politico diventa un percorso a ostacoli: Consigli alle 19, doppie convocazioni, commissioni mai attivate e silenzio con la stampa

Il Municipio di Paullo e il sindaco Luigi Agostino Gianolli
Il Municipio di Paullo e il sindaco Luigi Agostino Gianolli Fotomontaggio editoriale con foto d'archivio

Le opposizioni protestano per orari che rendono più difficile conciliare lavoro e mandato, ma dalla maggioranza non arriva solidarietà. A questo si aggiungono le commissioni mai convocate e l’intervista promessa dal sindaco Gianolli a 7giorni e mai concessa

Consigli alle 19, le opposizioni protestano ma dalla maggioranza nessuna solidarietà

A Paullo il problema non è più soltanto cosa decide l’Amministrazione comunale, ma anche come viene organizzato il confronto politico. Mettendo in fila quanto accaduto negli ultimi due anni emerge un quadro che solleva più di una domanda: Consigli comunali convocati alle 19 invece che alle 21, doppie convocazioni in giorni consecutivi, commissioni consiliari mai attivate e, infine, una scarsa disponibilità a rispondere alle domande della stampa locale.

L’ultimo esempio arriva dalla convocazione firmata dal sindaco Luigi Agostino Gianolli: il Consiglio comunale è fissato in prima convocazione martedì 6 ottobre alle 19 e, già preventivamente, in seconda convocazione mercoledì 7 ottobre, ancora alle 19.

L’orario è formalmente legittimo, ma politicamente discutibile. I consiglieri comunali non sono professionisti della politica: molti lavorano e devono conciliare il mandato ricevuto dagli elettori con la propria attività professionale. Le opposizioni si sono fatte sentire, contestando una scelta che rende più difficile garantire la presenza di chi alle 19 può essere ancora al lavoro o deve raggiungere Paullo.

Quello che colpisce è che dai consiglieri di maggioranza non sia arrivata neppure la solidarietà istituzionale verso i colleghi. Non si tratta di condividere le loro posizioni politiche, ma di riconoscere il diritto di ogni eletto a poter esercitare nelle migliori condizioni possibili il mandato affidatogli dai cittadini.

Un consigliere comunale non è semplicemente un voto a disposizione del proprio partito. Prima dell’appartenenza politica dovrebbe venire la tutela dell’istituzione della quale fa parte. La tenuta democratica del Consiglio, il rispetto delle minoranze e la possibilità per tutti gli eletti di partecipare pienamente ai lavori dovrebbero interessare maggioranza e opposizione allo stesso modo.

Il paradosso è ancora più evidente ricordando il fuori onda raccontato da 7giorni nell’ottobre 2024, quando furono proprio alcuni esponenti della maggioranza a lamentarsi perché una seduta si era protratta fino a tarda notte, sottolineando le difficoltà di chi avrebbe dovuto alzarsi presto per andare al lavoro.

La doppia convocazione complica ulteriormente le cose

Da questa estate si è aggiunta la doppia convocazione. È uno strumento previsto dalle regole, ma resta una domanda politica: perché predisporre già due sedute in due giorni consecutivi? Esiste il timore che alla prima convocazione possa mancare il numero legale?

Qualunque sia la motivazione, l’effetto pratico è evidente: un consigliere deve potenzialmente organizzare lavoro, famiglia e impegni personali per due sere consecutive.

Le commissioni consiliari mai attivate

Il punto più grave rimane quello delle commissioni consiliari. La questione non nasce oggi. Già nell’aprile 2025 7giorni raccontava la protesta delle opposizioni per le commissioni ferme da nove mesi.

Le commissioni non sono organismi ornamentali. Sono il luogo nel quale maggioranza e opposizione possono approfondire gli atti, porre domande e confrontarsi prima che le decisioni arrivino in aula. Non attivarle significa impoverire uno degli strumenti principali della dialettica consiliare.

Anche la stampa locale può aspettare

A tutto questo si aggiunge il rapporto con la stampa. Il 23 luglio 7giorni aveva chiesto un’intervista al sindaco Gianolli. Dopo la disponibilità iniziale e settimane di attesa, l’incontro non si è concretizzato e la redazione ha deciso di pubblicare le venti domande che avrebbe voluto rivolgere al sindaco.

Un sindaco non è obbligato a concedere un’intervista. Ma quando alle richieste delle opposizioni, alle commissioni mai partite e alle modalità di convocazione contestate si aggiunge anche la difficoltà della stampa locale a ottenere risposte, diventa difficile considerare ogni episodio separatamente.

Del Partito Democratico sembra restare soprattutto il nome

Presi singolarmente, questi fatti possono avere ciascuno una spiegazione. Messi insieme restituiscono però l’immagine di un’Amministrazione insofferente al confronto, alla dialettica e al pluralismo.

Una maggioranza ha pienamente diritto di governare e di approvare gli atti grazie ai numeri ricevuti dagli elettori. Ma la democrazia non consiste semplicemente nell’avere abbastanza mani da alzare durante una votazione.

Democrazia significa garantire alle minoranze gli strumenti per controllare, discutere e proporre. Significa organizzare il Consiglio in modo da favorire la partecipazione degli eletti. Significa utilizzare le commissioni. Significa accettare il confronto con la stampa, comprese le domande scomode. E significa che ogni consigliere, indipendentemente dal partito nel quale è stato eletto, dovrebbe sentire come propria responsabilità la tutela di questi principi.

È qui che emerge il paradosso politico di Paullo: in un Comune guidato da una maggioranza a trazione Partito Democratico, del termine “democratico” rischia di rimanere soprattutto la connotazione politica.

Governare a colpi di maggioranza è legittimo. Ridurre progressivamente gli spazi nei quali quella maggioranza può essere interrogata, contestata e chiamata al confronto è un’altra cosa. E quando anche i singoli consiglieri sembrano dimenticare che le garanzie riconosciute alla minoranza sono una tutela della democrazia per tutti, allora il problema non riguarda più soltanto il sindaco o la Giunta.

Riguarda la qualità democratica dell’intero Consiglio comunale.
Giulio Carnevale