Liste d'attesa, quattro milioni di visite ed esami oltre i tempi: per l'AISI il privato può dare una mano
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- 27 ottobre 2026 Salute Dall'Italia
L'associazione delle imprese sanitarie indipendenti chiede un rapporto stabile con il pubblico, tariffe basate sui costi reali e attenzione ai professionisti. Parlano Saccomanno, Onesti e Vivaldi
I numeri del ritardo
Quasi quattro milioni di visite ed esami ancora oltre i tempi massimi garantiti, nonostante i miglioramenti dei primi nove mesi del 2026. Secondo l'ultimo bollettino di Agenas, aggiornato al 30 settembre, nella sanità pubblica su 21,8 milioni di prestazioni 17,7 milioni sono state erogate nei tempi previsti.
Per l'AISI, l'Associazione imprese sanitarie indipendenti, questi dati confermano una necessità: se la sanità privata può contribuire a ridurre le liste d'attesa, va messa nelle condizioni di farlo, valorizzando strutture, professionisti e tecnologie del comparto.
Il peso del privato
L'associazione cita alcuni numeri. Secondo il Rapporto annuale Istat 2025, nel 2024 il 23,9% delle persone ha pagato interamente di tasca propria l'ultima prestazione specialistica, contro il 19,9% del 2023. Il 21° Rapporto C.R.E.A. Sanità, presentato a gennaio, stima in 43,3 miliardi di euro la spesa sanitaria privata complessiva, quasi un quarto di quella nazionale.
«Pubblico e privato sono da tempo le due facce della stessa medaglia. Non possiamo continuare a contrapporli mentre milioni di cittadini attendono visite ed esami», dichiara Karin Saccomanno, presidente di AISI. «Se vogliamo ridurre davvero le liste d'attesa, dobbiamo sostenere questa capacità, non ostacolarla. Il diritto alla salute deve venire prima di ogni distinzione tra pubblico e privato».
Tariffe e regole certe
Il direttore generale Giovanni Onesti chiede un confronto stabile con Governo e Regioni: «Il settore privato può fare ancora molto, ma occorre superare una visione che lo considera soltanto una soluzione di emergenza».
Uno dei nodi è la sostenibilità economica. Il nuovo nomenclatore tariffario, in vigore dal 21 settembre, secondo un'analisi delle rappresentanze del settore non ha aumentato 1.591 tariffe su 2.040 esaminate, mentre altre 156 sono cresciute meno dell'inflazione. «Non si può chiedere alle imprese di garantire prestazioni sempre più numerose e tecnologicamente avanzate senza considerare quanto costi realmente erogarle», sottolinea Onesti.
La questione dei professionisti
Difficoltà di reclutamento, aumento dei costi e vertenze contrattuali sono altre sfide aperte. Il 23 ottobre è stata annunciata una nuova mobilitazione nazionale per il rinnovo del contratto. «Non possiamo parlare di più prestazioni di qualità senza affrontare il tema dei professionisti», afferma il segretario generale Fabio Vivaldi, che chiede rinnovi contrattuali e condizioni di lavoro adeguate.
«La vera sfida non è scegliere tra pubblico e privato, ma garantire che ogni cittadino possa ricevere la prestazione di cui ha bisogno nei tempi appropriati», conclude Saccomanno.
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Redazione