Salute mentale dei sanitari, Nursing Up: in Italia il 34% ha sintomi depressivi, in Danimarca il 15%

L'infografica di Nursing Up sulla salute mentale dei professionisti sanitari
L'infografica di Nursing Up sulla salute mentale dei professionisti sanitari L'infografica di Nursing Up sulla salute mentale dei professionisti sanitari

Il sindacato rilancia i dati dell'indagine europea dell'Organizzazione mondiale della sanità: infermieri più esposti dei medici. Il presidente De Palma chiede interventi su carichi di lavoro, turni, organici e prevenzione

Italia tra i Paesi più colpiti

Chi cura sta male. L'Italia è tra i Paesi europei con i livelli più alti di sintomi depressivi tra i professionisti sanitari. Lo ricorda il sindacato degli infermieri Nursing Up, che rilancia i dati dell'indagine MeND dell'Organizzazione mondiale della sanità, pubblicata nell'ottobre 2025.

Secondo la ricerca, il 34% dei professionisti intervistati in Italia presenta sintomi compatibili con una depressione. In Danimarca la quota scende al 15%, in Islanda al 16%, nei Paesi Bassi al 18%, in Svezia al 19%, in Finlandia al 21% e in Norvegia al 22%. Tra Italia e Danimarca ci sono 19 punti di differenza. L'indagine ha raccolto 90.171 risposte valide in 29 Paesi europei.

Infermieri più esposti dei medici

Un'analisi successiva, pubblicata nell'agosto 2026 su «The Lancet Regional Health – Europe», ha approfondito il legame tra condizioni di lavoro e salute mentale su oltre 90mila professionisti, di cui 51.702 infermieri. Nel campione europeo il 32% degli infermieri mostra sintomi compatibili con una probabile depressione, contro il 27% dei medici. I problemi risultano associati a sovraccarico, violenza, turni impegnativi e scarso sostegno organizzativo.

«Non parliamo di semplice stress individuale, ma di una sofferenza professionale che chiama in causa l'organizzazione sanitaria», dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up. «Gli infermieri sono particolarmente esposti a sovraccarichi, responsabilità, turnazioni impegnative e violenze fisiche e psicologiche. Non possiamo continuare a chiedere sacrifici senza intervenire sulle cause del disagio».

I modelli del Nord Europa

Il sindacato indica quattro esperienze. In Danimarca i datori di lavoro sono obbligati ad affrontare i carichi eccessivi riorganizzando le attività e coinvolgendo i lavoratori. In Svezia si punta all'equilibrio tra richieste e risorse, con interventi su organici, orari e turni notturni. In Finlandia la medicina del lavoro è preventiva e monitora la capacità lavorativa. Nei Paesi Bassi la valutazione dei rischi psicosociali, comprese aggressioni e molestie, è obbligatoria e controllata dalle autorità.

«Sono strumenti concreti che devono diventare effettivi anche negli ospedali italiani», sottolinea De Palma.

Le richieste del sindacato

«Non bastano gli sportelli di ascolto», incalza il presidente. «Servono valutazioni periodiche dello stress con risultati verificabili, organici adeguati, turnazioni sostenibili, recuperi effettivi, interventi tempestivi e accesso riservato al sostegno psicologico».

E conclude: «La salute mentale degli infermieri deve diventare una priorità delle politiche sanitarie. Il confronto europeo dimostra che esistono strumenti di prevenzione più strutturati. L'Italia deve adottare le migliori pratiche e trasformarle in interventi reali. Proteggere chi cura significa tutelare anche la sicurezza e la qualità dell'assistenza ai pazienti».

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L'infografica di Nursing Up sulla salute mentale dei professionisti sanitari
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