Sanità, l'allarme di AMSI, UMEM e UXU: «Nella Manovra risorse insufficienti per il personale»

Le associazioni chiedono assunzioni, stipendi adeguati e una programmazione capace di fermare la fuga dei professionisti dal servizio sanitario

La Manovra 2027 riaccende il confronto sul futuro del Servizio sanitario nazionale e sulle condizioni di medici, infermieri e professionisti sanitari. Il Fondo sanitario nazionale raggiungerebbe circa 146,3 miliardi di euro, con un incremento complessivo di 3,4 miliardi rispetto al 2026. Le nuove risorse introdotte dalla manovra ammonterebbero però a circa 2,4 miliardi, contro i 5,5 miliardi richiesti dal ministro della Salute Orazio Schillaci e i 6,8 miliardi indicati dalle Regioni. Nel testo non compare un piano straordinario di assunzioni, né uno stanziamento generalizzato per aumentare le retribuzioni. Sono previsti 380 milioni annui dal 2027 per le indennità del personale dei Pronto soccorso e 300 milioni, limitati al 2027, per le prestazioni aggiuntive contro le liste d'attesa.

Mancano inoltre finanziamenti specifici aggiuntivi per medicina generale e pediatria di libera scelta, mentre le Regioni avevano richiesto 1,722 miliardi per gli adeguamenti retributivi di medici e infermieri. Su queste criticità intervengono AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; UMEM – Unione Medica Euromediterranea; CO-MAI – Comunità del Mondo Arabo in Italia; AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini; CISC NETWORK – Consorzio Informazione Senza Confini; UXU – Movimento Internazionale Uniti per Unire. La rete associativa e i movimenti chiedono una strategia strutturale per rafforzare gli organici, valorizzare le competenze e contrastare la fuga dei professionisti dal sistema pubblico. Intervengono congiuntamente il Prof.

Foad Aodi, medico ortopedico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Consiglio Direttivo UAP e del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell'Università di Tor Vergata, e il Dott. Nadir Aodi, podologo, vice Segretario Generale AMSI e Uniti per Unire, coordinatore del Dipartimento Gioventù e Nuove Generazioni e della Commissione Podologi. «Il problema non è soltanto quanti miliardi vengono destinati alla sanità, ma come vengono investiti. Aumentare le indennità non significa assumere nuovi professionisti e finanziare prestazioni aggiuntive non risolve la carenza di organici. Non possiamo chiedere sempre agli stessi medici e infermieri di lavorare di più per compensare le difficoltà del sistema.

Servono assunzioni, retribuzioni competitive e condizioni di lavoro capaci di trattenere i professionisti nel servizio pubblico», dichiarano Foad Aodi e Nadir Aodi. «La fuga verso altri Paesi europei rappresenta una perdita di competenze e investimenti formativi. Le Regioni avevano chiesto 1,111 miliardi per gli infermieri e 611 milioni per la dirigenza medica. È necessario recuperare durante l'iter parlamentare una parte delle risorse destinate alla valorizzazione del personale». «Con investimenti di questo livello, l'Italia non può poi lamentarsi della carenza di medici e infermieri, della fuga dei professionisti all'estero, delle continue aggressioni al personale sanitario e delle dimissioni dal pubblico verso il privato.

A tutto questo si aggiunge la migrazione sanitaria dal Sud verso il Nord, che continua ad aggravare le disuguaglianze nell'accesso alle cure. Da vent'anni, governi di diverso orientamento politico penalizzano la sanità con scelte condizionate dalle convenienze elettorali, senza affrontare le criticità strutturali che continuano a peggiorare», dichiarano Foad Aodi e Nadir Aodi. «Mentre Paesi come Emirati Arabi Uniti e Qatar destinano importanti risorse alla sanità, l'Italia continua a investire una quota del PIL che riteniamo insufficiente. È una questione di responsabilità politica verso i cittadini, soprattutto in un Paese che invecchia e ha bisogno di più assistenza, più servizi e ospedali dotati di personale adeguato.

Non servono Case della Comunità inaugurate senza medici e infermieri: servono strutture realmente operative, capaci di rispondere ai bisogni di salute della popolazione». D'EMERGENZA» Secondo le rilevazioni diffuse dalla rete associativa il 18 ottobre, dal 2024 al 30 settembre 2026 sono state registrate circa 15.300 richieste di professionisti sanitari di origine straniera, tra cui 8.050 medici, oltre 5.550 infermieri e circa 1.700 professionisti dell'area riabilitativa e tecnica. La presenza complessiva di operatori sanitari di origine internazionale supera le 135mila unità. «L'Italia dispone di un patrimonio di competenze internazionali che non può essere utilizzato soltanto per tamponare le emergenze.

I professionisti di origine straniera non devono essere lavoratori di serie B, chiamati quando mancano medici e infermieri e poi lasciati nella precarietà. Chiediamo procedure trasparenti per il riconoscimento dei titoli, verifiche rigorose delle competenze, conoscenza della lingua italiana e percorsi di inserimento stabili», sottolineano Foad Aodi e Nadir Aodi. «Proponiamo un percorso teorico-pratico di sei mesi per accelerare il riconoscimento dei titoli, valorizzando anche l'esperienza acquisita nelle strutture italiane. Non esiste contrapposizione tra professionisti italiani e di origine straniera: entrambi devono essere tutelati, adeguatamente retribuiti e messi nelle condizioni di garantire cure sicure e di qualità». DIRITTO ALLA SALUTE»

La rete associativa richiama anche la necessità di rafforzare la medicina territoriale, sostenere i giovani e programmare la formazione universitaria e specialistica sulla base dei reali fabbisogni. Le Case e gli Ospedali di Comunità previsti dal PNRR richiedono personale sufficiente, stabilità professionale e organizzazione dei servizi. «Non possiamo costruire nuove strutture senza garantire i professionisti necessari a farle funzionare. I giovani devono trovare opportunità concrete, condizioni dignitose e prospettive di carriera. La sanità ha bisogno di un piano pluriennale di assunzioni, stipendi adeguati e valorizzazione delle competenze, italiane e internazionali», affermano Foad Aodi e Nadir Aodi.

«Chiediamo al Governo, al Parlamento, al Ministero della Salute e alle Regioni di utilizzare l'iter della Manovra 2027 per correggere queste carenze. La qualità della sanità non si misura soltanto dai miliardi stanziati, ma dalla capacità di garantire assistenza ai cittadini. Senza professionisti sufficienti, preparati e rispettati, nessuna riforma potrà funzionare. Investire su chi cura significa difendere il diritto alla salute di tutti», concludono Foad Aodi e Nadir Aodi. Movimento Uniti per Unire – AMSI – CO-MAI – UMEM – USEM – AISC NEWS – CISC NETWORK redazione@aiscnews.it Centro Medico Iris Italia – Roma Tel.

06 8862793 / 331 743 0119 [image: amsi.jpg][image: umem.jpg][image: uxu.jpg] COMUNICATO STAMPA ROMA, 4 NOVEMBRE 2026 – La Manovra 2027 riaccende il confronto sul futuro del Servizio sanitario nazionale e sulle condizioni di medici, infermieri e professionisti sanitari. Il Fondo sanitario nazionale raggiungerebbe circa 146,3 miliardi di euro, con un incremento complessivo di 3,4 miliardi rispetto al 2026 . Le nuove risorse introdotte dalla manovra ammonterebbero però a circa 2,4 miliardi , contro i 5,5 miliardi richiesti dal ministro della Salute Orazio Schillaci e i 6,8 miliardi indicati dalle Regioni. Nel testo non compare un piano straordinario di assunzioni, né uno stanziamento generalizzato per aumentare le retribuzioni.

Sono previsti 380 milioni annui dal 2027 per le indennità del personale dei Pronto soccorso e 300 milioni, limitati al 2027, per le prestazioni aggiuntive contro le liste d'attesa . Mancano inoltre finanziamenti specifici aggiuntivi per medicina generale e pediatria di libera scelta, mentre le Regioni avevano richiesto 1,722 miliardi per gli adeguamenti retributivi di medici e infermieri. Su queste criticità intervengono AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; UMEM – Unione Medica Euromediterranea; CO-MAI – Comunità del Mondo Arabo in Italia; AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini; CISC NETWORK – Consorzio Informazione Senza Confini; UXU – Movimento Internazionale Uniti per Unire .

La rete associativa e i movimenti chiedono una strategia strutturale per rafforzare gli organici, valorizzare le competenze e contrastare la fuga dei professionisti dal sistema pubblico. Intervengono congiuntamente il Prof. Foad Aodi , medico ortopedico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Consiglio Direttivo UAP e del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell'Università di Tor Vergata, e il Dott. Nadir Aodi , podologo, vice Segretario Generale AMSI e Uniti per Unire, coordinatore del Dipartimento Gioventù e Nuove Generazioni e della Commissione Podologi. «Il problema non è soltanto quanti miliardi vengono destinati alla sanità, ma come vengono investiti.

Aumentare le indennità non significa assumere nuovi professionisti e finanziare prestazioni aggiuntive non risolve la carenza di organici . Non possiamo chiedere sempre agli stessi medici e infermieri di lavorare di più per compensare le difficoltà del sistema. Servono assunzioni, retribuzioni competitive e condizioni di lavoro capaci di trattenere i professionisti nel servizio pubblico», dichiarano Foad Aodi e Nadir Aodi. «La fuga verso altri Paesi europei rappresenta una perdita di competenze e investimenti formativi. Le Regioni avevano chiesto 1,111 miliardi per gli infermieri e 611 milioni per la dirigenza medica . È necessario recuperare durante l'iter parlamentare una parte delle risorse destinate alla valorizzazione del personale».

«Con investimenti di questo livello, l'Italia non può poi lamentarsi della carenza di medici e infermieri, della fuga dei professionisti all'estero, delle continue aggressioni al personale sanitario e delle dimissioni dal pubblico verso il privato. A tutto questo si aggiunge la migrazione sanitaria dal Sud verso il Nord, che continua ad aggravare le disuguaglianze nell'accesso alle cure. Da vent'anni, governi di diverso orientamento politico penalizzano la sanità con scelte condizionate dalle convenienze elettorali, senza affrontare le criticità strutturali che continuano a peggiorare », dichiarano Foad Aodi e Nadir Aodi. «Mentre Paesi come Emirati Arabi Uniti e Qatar destinano importanti risorse alla sanità, l'Italia continua a investire una quota del PIL che riteniamo insufficiente.

È una questione di responsabilità politica verso i cittadini, soprattutto in un Paese che invecchia e ha bisogno di più assistenza, più servizi e ospedali dotati di personale adeguato. Non servono Case della Comunità inaugurate senza medici e infermieri: servono strutture realmente operative, capaci di rispondere ai bisogni di salute della popolazione ». Secondo le rilevazioni diffuse dalla rete associativa il 18 ottobre, dal 2024 al 30 settembre 2026 sono state registrate circa 15.300 richieste di professionisti sanitari di origine straniera , tra cui 8.050 medici, oltre 5.550 infermieri e circa 1.700 professionisti dell'area riabilitativa e tecnica. La presenza complessiva di operatori sanitari di origine internazionale supera le 135mila unità.

«L'Italia dispone di un patrimonio di competenze internazionali che non può essere utilizzato soltanto per tamponare le emergenze. I professionisti di origine straniera non devono essere lavoratori di serie B, chiamati quando mancano medici e infermieri e poi lasciati nella precarietà . Chiediamo procedure trasparenti per il riconoscimento dei titoli, verifiche rigorose delle competenze, conoscenza della lingua italiana e percorsi di inserimento stabili», sottolineano Foad Aodi e Nadir Aodi. «Proponiamo un percorso teorico-pratico di sei mesi per accelerare il riconoscimento dei titoli , valorizzando anche l'esperienza acquisita nelle strutture italiane.

Non esiste contrapposizione tra professionisti italiani e di origine straniera: entrambi devono essere tutelati, adeguatamente retribuiti e messi nelle condizioni di garantire cure sicure e di qualità». La rete associativa richiama anche la necessità di rafforzare la medicina territoriale, sostenere i giovani e programmare la formazione universitaria e specialistica sulla base dei reali fabbisogni. Le Case e gli Ospedali di Comunità previsti dal PNRR richiedono personale sufficiente, stabilità professionale e organizzazione dei servizi. «Non possiamo costruire nuove strutture senza garantire i professionisti necessari a farle funzionare. I giovani devono trovare opportunità concrete, condizioni dignitose e prospettive di carriera.

La sanità ha bisogno di un piano pluriennale di assunzioni, stipendi adeguati e valorizzazione delle competenze, italiane e internazionali », affermano Foad Aodi e Nadir Aodi. «Chiediamo al Governo, al Parlamento, al Ministero della Salute e alle Regioni di utilizzare l'iter della Manovra 2027 per correggere queste carenze. La qualità della sanità non si misura soltanto dai miliardi stanziati, ma dalla capacità di garantire assistenza ai cittadini. Senza professionisti sufficienti, preparati e rispettati, nessuna riforma potrà funzionare. Investire su chi cura significa difendere il diritto alla salute di tutti », concludono Foad Aodi e Nadir Aodi. Movimento Uniti per Unire – AMSI – CO-MAI – UMEM – USEM – AISC NEWS – CISC NETWORK redazione@aiscnews.it Centro Medico Iris Italia – Roma Tel. 06 8862793 / 331 743 0119