Ebola in Congo, Save the Children: quasi due bambini al giorno sono rimasti orfani dall'inizio dell'epidemia

Foto Save The Children

Superati i 10mila casi confermati nella Repubblica democratica del Congo: 2.700 i minori contagiati, letalità del 72% sotto i cinque anni. Nessun vaccino approvato per il ceppo Bundibugyo

Oltre 10mila casi confermati

Sono i bambini a pagare il prezzo più alto dell'epidemia di Ebola che ha infettato oltre 10mila persone nella Repubblica democratica del Congo, la più grave mai registrata nel Paese e la seconda più estesa al mondo. Lo afferma Save the Children, che segnala come oltre 1.900 bambini abbiano perso uno o entrambi i genitori o chi si prendeva cura di loro: in media quasi due al giorno dall'inizio dell'emergenza.

Dall'inizio dell'epidemia si contano 4.887 decessi, con un tasso di letalità del 48,6%. L'epidemia è stata dichiarata il 15 maggio 2026 nella provincia orientale dell'Ituri e si è estesa da una sola zona sanitaria a 66, in otto province, colpendo comunità già provate da conflitti, sfollamenti, insicurezza alimentare e sistemi sanitari fragili.

I più piccoli i più vulnerabili

Oltre 2.700 bambini sono stati contagiati e centinaia hanno perso la vita. Tra quelli sotto i cinque anni il tasso di letalità raggiunge il 72%. Secondo i dati della risposta congiunta OMS-Africa CDC del 26 ottobre, 2.705 casi confermati riguardano minori tra 0 e 17 anni, di cui 1.345 sotto i cinque anni.

Non esiste al momento un vaccino approvato specificamente contro il ceppo Bundibugyo del virus che alimenta l'epidemia. Per questo sono essenziali sorveglianza, prevenzione, sensibilizzazione delle comunità e accesso alle cure.

«La comunità internazionale non può voltarsi dall'altra parte»

«Il superamento dei 10.000 casi confermati di Ebola ci ricorda la portata di questa crisi e l’urgenza di rafforzare la risposta prima che si perdano ancora più vite. Dietro questo tragico dato ci sono migliaia di famiglie che vivono nella paura e nell'incertezza, e sono i bambini a subire alcune delle conseguenze più gravi», dichiara Greg Ramm, direttore di Save the Children nel Paese.

«Contenere questa epidemia è ancora possibile, ma servono interventi rapidi e coordinati. La comunità internazionale non può voltarsi dall'altra parte. Ogni ritardo offre al virus nuove opportunità di diffondersi e mette a rischio un numero ancora maggiore di bambini», aggiunge.

L'intervento sul campo

Save the Children è impegnata nella risposta dall'inizio dell'emergenza e ha raggiunto quasi 200mila persone, tra cui oltre 100mila bambini, con attività di prevenzione nella provincia dell'Ituri: controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie, sensibilizzazione, individuazione dei casi sospetti e continuità dei servizi di salute, nutrizione, istruzione e protezione.

L'organizzazione sta allestendo anche Centri di osservazione e assistenza per i bambini esposti al virus che non possono restare in sicurezza con i familiari durante il periodo di osservazione. Il primo, a Bunia, capoluogo dell'Ituri, dovrebbe aprire entro la fine del mese.

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