Infermieri, concorso per 268 posti nel Lazio. Coina: «Il pubblico assume, il privato rischia di svuotarsi»

Il sindacato delle professioni sanitarie accoglie le nuove assunzioni ma denuncia la fuga dalla sanità privata, dove il contratto è fermo al 2016-2018. Marco Ceccarelli: «Il rinnovo non è più rinviabile».

Un nuovo concorso per 268 infermieri a tempo pieno e indeterminato nel Lazio. Una buona notizia per i professionisti e una risposta alla carenza di personale. Ma per il Coina, il Sindacato delle professioni sanitarie, è anche il segnale di un paradosso: mentre il pubblico assume, la sanità privata rischia di perdere sempre più infermieri.

La procedura aggregata ha come capofila l’Asl Roma 1 e coinvolge nove tra Asl, aziende ospedaliere e Irccs della Capitale. «Le 268 assunzioni a tempo indeterminato sono una buona notizia. Il servizio pubblico ha bisogno di infermieri e deve assumere», afferma Marco Ceccarelli, segretario nazionale del Coina. «Ma dobbiamo guardare contemporaneamente a quello che sta accadendo nella sanità privata. Gli infermieri stanno lasciando il privato per il pubblico e ogni nuova possibilità di assunzione stabile rischia inevitabilmente di accelerare questo processo».

I posti ospedale per ospedale

Il bando prevede 71 posti alla Asl Roma 2, 51 alla Asl Roma 1, 40 al Policlinico Umberto I, 36 al San Camillo Forlanini, 28 al San Giovanni Addolorata, 17 al Sant’Andrea, 11 al Policlinico Tor Vergata, 8 agli Ifo Regina Elena e San Gallicano e 6 allo Spallanzani. Nel Lazio mancano tra 5mila e 7mila infermieri e per il 2026 la Regione ha autorizzato 1.611 assunzioni per 74 milioni di euro. Dal concorso nascerà anche una graduatoria regionale valida due anni.

«Se per coprire un vuoto ne creiamo un altro, la carenza rimane e cambia soltanto indirizzo», sottolinea Ceccarelli.

Un contratto fermo da anni

Per il sindacato il nodo è contrattuale: nella sanità privata accreditata vale ancora un contratto riferito al triennio 2016-2018. «Come possiamo meravigliarci se un infermiere del privato partecipa a un concorso pubblico?», chiede il segretario. «Da una parte trova un posto stabile e condizioni più attrattive, dall’altra un contratto fermo da anni».

La difficoltà di trattenere il personale, avverte il Coina, può tradursi in problemi organizzativi e nell’assistenza anche nelle strutture private, che fanno parte dell’offerta sanitaria per i cittadini.

«Il rinnovo non è più rinviabile»

«Pubblico e privato non possono essere costretti a contendersi gli stessi pochi professionisti», conclude Ceccarelli. «Il pubblico deve rafforzarsi, ma il privato non può essere lasciato svuotare: quando perde personale una parte della sanità, si indebolisce l’intero sistema e a pagarne le conseguenze sono, prima di tutto, i cittadini».

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