Malattie cardiovascolari, oltre 222mila morti l’anno in Italia: i medici Amsi puntano su prevenzione, dieta e sport
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- 30 settembre 2026 Wellness Dall'Italia
Dopo la Giornata mondiale del cuore, l’indagine delle associazioni guidate da Foad Aodi chiede screening accessibili, educazione alimentare dalla scuola e campagne multilingue
Circa 1,7 milioni di morti l’anno in Europa, oltre 222mila in Italia e quasi 20 milioni nel mondo. Sono i numeri delle malattie cardiovascolari rilanciati dopo la Giornata mondiale del cuore del 29 settembre da Amsi, l’Associazione medici di origine straniera in Italia, insieme a Umem e al movimento Uniti per Unire. Nel nostro Paese queste patologie pesano per circa il 31% sulla mortalità complessiva.
Il cuore si protegge ogni giorno
A presentare l’indagine è il professor Foad Aodi, medico ortopedico e fisiatra, docente all’Università di Tor Vergata. Pressione alta, colesterolo e glicemia fuori controllo, diabete, sovrappeso, fumo e sedentarietà sono i fattori su cui agire prima che arrivino infarto o ictus.
«Non possiamo occuparci del cuore soltanto quando arriva un infarto o un ictus. La vera sfida è intervenire prima, sui fattori di rischio e sugli stili di vita, accompagnando la persona dall’infanzia alla terza età», afferma Aodi. E ancora: «Non serve diventare atleti per proteggere il cuore. Camminare, muoversi quotidianamente e praticare con regolarità un’attività fisica adeguata all’età e alle proprie condizioni significa già fare prevenzione».
A tavola e fin da piccoli
L’alimentazione è il primo alleato: frutta, verdura, legumi, cereali e cibi freschi, meno sale, zuccheri e grassi. «Non dobbiamo pensare alla dieta come a un periodo di restrizioni, ma come a un equilibrio costruito nel tempo», sottolinea la dietista Letizia Aodi. Le associazioni chiedono di partire dall’infanzia, perché sovrappeso e cattive abitudini da bambini aumentano il rischio da adulti.
Un capitolo riguarda i cittadini di origine straniera che vivono in Italia da decenni, dove con l’età cambiano abitudini e profilo di rischio. «Non è l’origine geografica a determinare la malattia», precisa Aodi, che chiede campagne multilingue e mediatori interculturali.
Da qui la richiesta di portare la prevenzione fuori dagli ambulatori: nelle scuole, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e nei centri sportivi, con screening periodici e accessibili e più attenzione a chi oggi ai controlli arriva meno.
Soccorso rapido e defibrillatori
Il cardiologo Kamran Paknegad, segretario generale Amsi, insiste su diagnosi precoce e tempestività nelle emergenze. «In questi casi il tempo può diventare determinante», spiega, chiedendo più corsi sulle manovre salvavita e più defibrillatori.
«La prevenzione cardiovascolare si costruisce 365 giorni l’anno, dall’infanzia alla terza età, e deve raggiungere tutti, senza differenze di origine, lingua o condizione sociale», conclude Aodi.
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Redazione