Microcitoma polmonare, la diagnosi è il momento più difficile per il 57% dei pazienti: le cinque priorità
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- 08 ottobre 2026 Wellness Dall'Italia
Il primo policy paper italiano sulla forma più aggressiva di tumore al polmone: sintomi sottovalutati, attese lunghe e poco supporto psicologico. Tra 4mila e 6mila casi l'anno
Per chi si ammala di microcitoma polmonare il percorso comincia spesso in salita. Più della metà dei pazienti, il 57%, indica il momento della diagnosi come il più critico della malattia. Il dato arriva da un'indagine di Elma Research su 60 pazienti ed è alla base del primo policy paper italiano su questo tumore, presentato a Roma con il contributo di clinici, associazioni e istituzioni.
La forma più aggressiva di tumore al polmone
Il microcitoma, o carcinoma polmonare a piccole cellule, cresce in fretta e si diffonde presto. Ogni anno colpisce tra 4mila e 6mila persone in Italia. Il documento, intitolato “Microcitoma polmonare in Italia: verso nuovi scenari” e promosso da PharmaMar Italia, propone azioni concrete per rendere il percorso di cura più rapido e uguale per tutti.
Sintomi sottovalutati e attese lunghe
I numeri dell'indagine mostrano dove si inceppa il sistema. Il 42% dei pazienti racconta che i primi sintomi sono stati sottovalutati. Il 38% ha avuto difficoltà ad accedere agli esami, con un picco del 52% al Sud, e il 37% ha atteso a lungo visite e accertamenti. Quasi uno su cinque arriva alla diagnosi passando dal pronto soccorso.
Più della metà deve percorrere lunghe distanze per raggiungere il centro di riferimento. Solo il 38% pensa di aver avuto accesso a tutte le cure disponibili e appena il 15% ha partecipato a uno studio clinico. Pesante anche l'impatto psicologico: il 90% ne risente, ma solo il 23% ha ricevuto un supporto.
Le cinque parole chiave
Il documento indica cinque priorità: riconoscere i segnali precoci, con un ruolo forte del medico di famiglia; coordinare percorsi multidisciplinari uniformi; accelerare l'accesso alle terapie innovative e alle sperimentazioni; sostenere pazienti e caregiver con il supporto psicologico; includere, garantendo equità tra territori.
«Nel microcitoma polmonare il fattore tempo è determinante», spiega Silvia Novello, presidente di Walce e direttrice dell'oncologia medica al San Luigi di Orbassano. Per questo, aggiunge, servono percorsi preferenziali per i pazienti con sospetto tumore.
«Il microcitoma polmonare rappresenta ancora oggi una delle aree di maggiore bisogno clinico insoddisfatto in oncologia toracica», ricorda Marcello Tiseo, direttore dell'oncologia medica dell'ospedale universitario di Parma, che chiede di ridurre i tempi di accesso ai farmaci innovativi.
L'82% dei pazienti è seguito da un caregiver. Per Carmen Maglio di Alcase Italia il policy paper è importante perché chiede di riconoscere il caregiver come co-attore di cura e di inserire la psico-oncologia nei percorsi terapeutici.
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Redazione