Sindrome dell'ovaio policistico, prima giornata nazionale: riguarda una donna su otto ma è poco conosciuta
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- 08 ottobre 2026 Wellness Dall'Italia
Egoi lancia un decalogo per le donne: la diagnosi non si fa con la sola ecografia e non significa automaticamente infertilità. E la sindrome cambia nome in Pmos
Riguarda circa una donna su otto in età fertile, spesso compare già durante la pubertà, eppure viene riconosciuta solo dopo anni. È la sindrome dell'ovaio policistico, a cui è stata dedicata la prima Giornata nazionale, promossa da Egoi, gruppo di esperti che si occupa di ricerca sulla sindrome e sull'inositolo.
Non solo un problema ginecologico
La sindrome è una delle alterazioni endocrino-metaboliche più comuni. Può associarsi a ovulazione irregolare, eccesso di ormoni maschili, insulino-resistenza e iperinsulinemia, con effetti sulla salute metabolica e sulla qualità della vita. I segnali possono essere cicli irregolari o assenti, acne, peli in eccesso, caduta dei capelli, difficoltà a controllare il peso.
Proprio per questo, nel 2026 un consenso scientifico internazionale pubblicato su The Lancet ha proposto di cambiarle nome: da Pcos a Pmos, sindrome ovarica metabolica poliendocrina.
«È necessario superare l'idea che la Pcos sia soltanto un problema ginecologico o legato alla fertilità. La salute endocrina, metabolica e riproduttiva sono strettamente connesse e la vera sfida è riconoscere precocemente i segnali e accompagnare ogni donna attraverso un percorso personalizzato e multidisciplinare», spiega Vittorio Unfer, presidente di Egoi.
Una diagnosi che non si ferma all'ecografia
Vedere ovaie dall'aspetto policistico all'ecografia non basta per parlare di sindrome. Serve una valutazione completa: storia clinica, ovulazione, segni di eccesso di androgeni ed esami ormonali e metabolici. I riferimenti principali sono il ginecologo e l'endocrinologo.
Non significa infertilità
Una delle paure più frequenti è quella di non poter avere figli. Gli esperti chiariscono che la diagnosi non equivale a un'etichetta di infertilità: le eventuali difficoltà vanno valutate caso per caso e possono essere affrontate con percorsi specifici.
«Anche il miglioramento dello stile di vita, l'attività fisica e, nelle donne sovrappeso o obese, la riduzione del peso possono avere un ruolo importante nel miglioramento del quadro metabolico e della funzione ovulatoria», sottolinea Fabio Facchinetti, coordinatore nazionale della Giornata.
Il decalogo per le donne
Egoi diffonde dieci consigli: conoscere la sindrome e i suoi segnali, ricordare che non riguarda solo le ovaie, non affidarsi alla sola ecografia, scegliere un approccio multidisciplinare e professionisti esperti, controllare la salute metabolica, curare alimentazione, movimento e sonno, non trascurare il benessere psicologico. E ricordare che ogni donna è diversa, come la sua cura.
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Redazione