Psicologo con l'intelligenza artificiale, quasi un milanese su sei l'ha già provato
L'indagine dell'Osservatorio Sanità di UniSalute con Nomisma: il 14% ha usato l'Ai per gestire stress o ansia, ma il 46% la considera rischiosa o inadeguata
Il 14% ha chiesto aiuto a un chatbot
Per lo stress, l'ansia o un momento difficile, qualcuno si rivolge già all'intelligenza artificiale. Poco meno di un milanese su sei, il 14%, ha usato strumenti di Ai per gestire difficoltà emotive, spesso traendone beneficio. Ma i dubbi restano molti. È quanto emerge dall'ultima indagine dell'Osservatorio Sanità di UniSalute, realizzata con Nomisma e dedicata al rapporto tra Ai e benessere mentale.
Utile, ma non sostituisce lo psicologo
Tra chi ha già provato lo psicologo virtuale prevalgono i giudizi positivi: oltre due su tre dicono di averne tratto beneficio. Nel campione generale, però, la maggioranza pensa che l'intelligenza artificiale non possa prendere il posto del professionista. Il 46% ha un'opinione negativa: per il 22% è uno strumento rischioso, per il 24% del tutto inadeguato a un tema così delicato e personale. Il 37% la vede come un complemento utile, niente di più, e solo il 13% ritiene alta la probabilità che sostituisca lo psicologo nei prossimi dieci anni.
Cosa preoccupa i milanesi
In cima ai timori ci sono i consigli inappropriati (45%), seguiti dalle risposte troppo compiacenti o poco critiche (43%), legate alla tendenza di questi strumenti ad assecondare l'utente, e dalla mancanza di empatia (41%). Altri temono di diventare più dipendenti dal digitale (27%) o si preoccupano per la privacy dei dati personali (22%).
Gli usi considerati accettabili
L'Ai non viene bocciata del tutto, ma i milanesi preferiscono limitarla a compiti specifici. Uno su tre la userebbe per gestire lo stress quotidiano (33%) e altrettanti per esercizi guidati di mindfulness o rilassamento. Il 32% la ritiene utile per cercare professionisti e servizi psicologici, mentre il 29% la immagina come un confidente a cui parlare senza coinvolgere persone che conosce.
La voglia di staccare
Resta una quota importante di scettici: il 31% non userebbe mai l'intelligenza artificiale per questi scopi. Un dato che si lega al bisogno di ritrovare la giusta distanza dalla tecnologia. Il 65% degli intervistati si definisce connesso o iperconnesso, il 57% vorrebbe usare la tecnologia in modo più consapevole nel prossimo anno e quasi uno su cinque, il 18%, punta a ridurne l'uso abituale.
L'indagine fotografa così un rapporto ambivalente: curiosità e utilizzo crescono, ma resta forte la convinzione che sulla salute mentale serva un professionista in carne e ossa. UniSalute, fondata dal Gruppo Unipol, è la prima assicurazione sanitaria in Italia per numero di clienti gestiti.
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Redazione