"Scegliere", nella lingua italiana c’è un verbo che ha un ruolo primario

Scegliere è l’atto più potente che possediamo, anche quando fingiamo di non accorgercene

Nella variegata disponibilità dei verbi italiani uno di essi assume un ruolo primario ed è il verbo scegliere. Scegliere è l’atto più potente che possediamo, anche quando fingiamo di non accorgercene. Ogni giorno, in ogni istante, la nostra vita prende forma attraverso una sequenza invisibile di decisioni: alcune minuscole, altre definitive. Eppure, tendiamo a sottovalutare questo verbo, a trattarlo come qualcosa di ordinario, quasi automatico. Non lo è. Scegliere è creare. È prendere posizione. È dire al mondo, e soprattutto a noi stessi, “questa è la direzione”.

C’è una forza brutale e bellissima nella scelta, perché implica rinuncia. Ogni sì porta con sé una serie infinita di no. Ed è proprio qui che molti si fermano: nel timore di perdere qualcosa, restano immobili. Ma l’immobilità non è neutralità, è già una scelta. Non decidere significa lasciare che siano le circostanze, o gli altri, a decidere per noi. E allora la vita scivola via, non vissuta davvero, ma subita.

Scegliere richiede coraggio, perché espone. Non possiamo più nasconderci dietro l’alibi del “vediamo come va”. Quando scegliamo, ci assumiamo la responsabilità delle conseguenze. È un atto di libertà autentica, ma anche di rischio. Ed è proprio questo rischio a renderlo così potente: ogni scelta è una dichiarazione di fiducia nel futuro, anche quando il futuro è incerto.

Eppure, scegliere è anche un atto profondamente intimo. Non riguarda solo cosa facciamo, ma chi decidiamo di essere. Scegliamo i valori che ci guidano, le persone che teniamo accanto, i sogni che vale la pena inseguire. In un mondo che spinge verso l’omologazione, scegliere diventa un gesto quasi rivoluzionario: affermare la propria identità, senza compromessi.

Alla fine, la qualità della nostra vita non dipende da ciò che ci accade, ma da ciò che scegliamo di fare con ciò che ci accade. È qui che si misura la nostra forza. Non nell’assenza di difficoltà, ma nella capacità di scegliere, ancora e ancora, nonostante tutto.

Perché scegliere non è solo un verbo. È un atto di potere. È il momento esatto in cui smettiamo di essere spettatori e diventiamo protagonisti.

Enrico Dandolo