"Scegliere", nella lingua italiana c’è un verbo che ha un ruolo primario
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- 12 maggio 2026
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Scegliere è l’atto più potente che possediamo, anche quando fingiamo di non accorgercene
Nella variegata
disponibilità dei verbi italiani uno di essi assume un ruolo primario ed è il verbo
scegliere. Scegliere è l’atto più potente che possediamo, anche quando fingiamo
di non accorgercene. Ogni giorno, in ogni istante, la nostra vita prende forma
attraverso una sequenza invisibile di decisioni: alcune minuscole, altre
definitive. Eppure, tendiamo a sottovalutare questo verbo, a trattarlo come
qualcosa di ordinario, quasi automatico. Non lo è. Scegliere è creare. È
prendere posizione. È dire al mondo, e soprattutto a noi stessi, “questa è la
direzione”.
C’è una forza
brutale e bellissima nella scelta, perché implica rinuncia. Ogni sì porta con
sé una serie infinita di no. Ed è proprio qui che molti si fermano: nel timore
di perdere qualcosa, restano immobili. Ma l’immobilità non è neutralità, è già
una scelta. Non decidere significa lasciare che siano le circostanze, o gli
altri, a decidere per noi. E allora la vita scivola via, non vissuta davvero,
ma subita.
Scegliere
richiede coraggio, perché espone. Non possiamo più nasconderci dietro l’alibi
del “vediamo come va”. Quando scegliamo, ci assumiamo la responsabilità delle
conseguenze. È un atto di libertà autentica, ma anche di rischio. Ed è proprio
questo rischio a renderlo così potente: ogni scelta è una dichiarazione di
fiducia nel futuro, anche quando il futuro è incerto.
Eppure,
scegliere è anche un atto profondamente intimo. Non riguarda solo cosa
facciamo, ma chi decidiamo di essere. Scegliamo i valori che ci guidano, le
persone che teniamo accanto, i sogni che vale la pena inseguire. In un mondo
che spinge verso l’omologazione, scegliere diventa un gesto quasi
rivoluzionario: affermare la propria identità, senza compromessi.
Alla fine, la
qualità della nostra vita non dipende da ciò che ci accade, ma da ciò che
scegliamo di fare con ciò che ci accade. È qui che si misura la nostra forza.
Non nell’assenza di difficoltà, ma nella capacità di scegliere, ancora e
ancora, nonostante tutto.
Perché
scegliere non è solo un verbo. È un atto di potere. È il momento esatto in cui
smettiamo di essere spettatori e diventiamo protagonisti.
Enrico Dandolo
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Redazione