Milano, cellulari introdotti illegalmente nel carcere di Opera: due arresti per corruzione
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile e dalla Polizia Penitenziaria, hanno ricostruito una rete di contatti tra interno ed esterno del penitenziario, con un detenuto ritenuto al centro dell’organizzazione
Lo scorso 30 giugno, gli agenti della Squadra Mobile di Milano, insieme al Nucleo Investigativo Regionale Lombardia della Polizia Penitenziaria, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Milano nei confronti di due persone.
I due indagati sono ritenuti gravemente sospettati, a vario titolo, dei reati di corruzione e di introduzione illecita di dispositivi di comunicazione all’interno di strutture penitenziarie.
L’arresto nel carcere di Opera
Il provvedimento arriva al termine di un’articolata attività investigativa avviata dopo l’arresto in flagranza, avvenuto il 30 marzo scorso nella Casa di Reclusione di Milano Opera, di un infermiere allora in servizio nella struttura e di un detenuto. I due erano stati sorpresi mentre introducevano illegalmente cinque telefoni cellulari destinati ad altri reclusi.
Le indagini e la rete interna
Gli approfondimenti investigativi successivi, condotti attraverso attività tecniche, analisi dei tabulati telefonici e acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, hanno permesso di ricostruire diversi episodi collegati all’illecito traffico di cellulari.
Secondo quanto emerso, un detenuto avrebbe organizzato e gestito dall’interno del carcere un sistema strutturato per l’approvvigionamento e la distribuzione di telefoni cellulari, contando sulla collaborazione dell’infermiere, che avrebbe ricevuto denaro in cambio del proprio contributo.
Il ruolo dell’intermediario esterno
Le indagini hanno inoltre consentito di individuare il ruolo di un soggetto esterno, destinatario anch’esso della misura cautelare, che avrebbe svolto la funzione di intermediario occupandosi della consegna sia del denaro sia dei dispositivi elettronici, confermando così l’ipotesi di un accordo corruttivo tra le persone coinvolte.
La presunzione di non colpevolezza
Si ricorda che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che, fino a eventuale sentenza definitiva, per tutti gli indagati resta valida la presunzione di non colpevolezza.
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Redazione