Roma, Stefano Vella all’eastwest Coffee: l’HTA europeo è la chiave per implementare accesso e innovazione
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- 19 marzo 2026 Economia Dall'Italia
L’Europa accelera sulla valutazione condivisa delle tecnologie sanitarie e interviene a livello regolatorio su farmaci, governance e sostenibilità
Roma, 19 Marzo 2026, Il nuovo quadro normativo europeo sulla valutazione delle tecnologie sanitarie (HTA, Health Technology Assessment) e le sue implicazioni per l’accesso ai farmaci, la sostenibilità dei sistemi sanitari e la competitività industriale sono stati al centro dell’eastwest Coffee, la tavola rotonda periodica presieduta da Giuseppe Scognamiglio, diplomatico e docente di scenari geopolitici alla LUISS.
L’incontro, dal titolo dal
titolo “Come navigare nella complessità delle nuove regulation europee sul
farmaco”, ha visto la partecipazione come ospite d’onore di Stefano Vella
già Presidente AIFA, professore di Ricerca Clinica all’Università di Roma Tor
Vergata e membro del Technical Advisory Panel del Pandemic Fund della Banca
Mondiale e dell’OMS, che ha delineato i principali sviluppi del quadro
regolatorio europeo e le sfide per i sistemi sanitari nazionali. L’introduzione
ha esposto una lettura aggiornata delle trasformazioni in atto a livello UE, in
una fase in cui l’entrata in applicazione del regolamento HTA (vincolante ed
entrato in vigore a gennaio 2025) ridefinisce il rapporto tra innovazione
terapeutica, valutazione scientifica e decisione pubblica, andando ad impattare
direttamente la ricerca e il mercato del farmaco negli Stati Membri.
“L’HTA rappresenta uno
strumento fondamentale per comprendere il valore reale delle innovazioni
terapeutiche”, ha dichiarato Vella. “Quando si parla di farmaco, o di
“Pharma”, il tema è anche politico. L’esperienza del Covid ci ha fatto capire
come l’efficientamento delle Istituzioni internazionali, Europee e Nazionali
possa aiutare non solo a prevenire situazioni drammatiche, ma anche a
risolverle”. Al confronto hanno partecipato anche Alberto Petrangeli (Capo
Ufficio V “Politiche Settoriali dell’UE – DG per l’Europa e la Politica
Commerciale Internazionale - MAECI), Virginia Fatta (Public Affairs Lead
Autoimmune Type 1 Diabetes, Sanofi), Gianluca Ansalone (Head of Public
Affairs & Sustainability, Novartis), Roberto Scrivo (Chief External
Affairs, Communication and Sustainability Officer, Angelini Pharma), Mariangela
Rulli (Head of Public Affairs Italy, Docplanner Group) e Alessandra Di
Muzio (Head of Regulatory Affairs and Scientific Service, Boehringer
Ingelheim), insieme a rappresentanti istituzionali e del mondo della ricerca.
Dal dibattito è emerso come il
nuovo regolamento europeo introduca un cambiamento strutturale: le valutazioni
cliniche congiunte a livello UE, realizzate attraverso un coordinamento tra gli
Stati membri, consentiranno di superare la frammentazione attuale e ridurre la
sovrapposizione e la duplicazione delle valutazioni, accelerando l’accesso dei
pazienti a nuove terapie. Questo nuovo quadro di riferimento permetterà a
pazienti, medici e sviluppatori farmaceutici di beneficiare di relazioni di
valutazione di elevata qualità scientifica, trasparenti e accessibili, soprattutto
per quel che riguarda dispositivi medici ad alto rischio.
Il sistema prevede
un’applicazione graduale, a partire dai farmaci oncologici e dalle terapie per
malattie rare, per poi andare ad integrare altre categorie di medicinali.
Parallelamente, strumenti come la consultazione scientifica congiunta e le
attività di horizon scanning rafforzeranno il dialogo tra regolatori e
sviluppatori, migliorando la qualità delle evidenze e la preparazione dei
sistemi sanitari. Grazie alla messa in comune di risorse e competenze, gli
Stati membri potranno contare su dati e ricerche che potranno essere prese in considerazione
nei propri processi decisionali a livello nazionale, basate su dati concreti.
“Nonostante il rafforzamento
del livello europeo, gli Stati membri manterranno un ruolo centrale nelle
decisioni su prezzo e rimborso”, ha sottolineato Vella. “Questo
richiederà una capacità crescente di integrare valutazioni cliniche comuni con
specificità nazionali”. Tre gli ambiti principali emersi nel confronto:
governance multilivello, sostenibilità economica e capacità di attrarre
innovazione. In particolare, è stata evidenziata la necessità di migliorare il
coordinamento tra istituzioni e industria, soprattutto per superare la
frammentazione regionale del sistema italiano che, anche a fronte
dell’approvazione dell’AIFA, è soggetta a tempi molto lunghi prima
dell’introduzione di nuovi farmaci sul territorio.
A seguito di nuovi modelli di
studi clinici che in seguito al Covid hanno già subito un’accelerazione che
supera il modello strettamente accademico, emerge tuttavia la necessità, in
Italia, di formare il personale medico nell’interpretazione di dati statistici
e di ridurre gli iter burocratici in cambio di una maggiore rapidità, che è
maggiore in altri Paesi dell’Unione.
Su questo tema, l’HTA punta a
ridurre le disuguaglianze tra Nazioni, ma resta cruciale la capacità dei
singoli sistemi sanitari di recepire le innovazioni, costruendo un modello più integrato
in cui la cooperazione diventa fattore abilitante per l’innovazione.
Si è inoltre discusso del ruolo
che l’intelligenza artificiale ha e avrà nel creare modelli predittivi che
sostituiscono lunghi trial clinici, ad esempio, per le malattie rare,
velocizzando l’approvazione regolatoria, oppure per l’introduzione di farmaci
per patologie specifiche che sul lungo periodo diventeranno sempre più
numerose, favorendo maggiore chiarezza nell’allocazione dei budget.
Questo dimostra che l’HTA non è
soltanto uno strumento tecnico, ma un elemento strategico di politica sanitaria,
economica e industriale. Per l’Italia, le opportunità sono rilevanti, ma
richiedono un approccio collaborativo tra istituzioni, industria e comunità
scientifica, capace di coniugare sostenibilità, innovazione e accessibilità alle
cure nel contesto europeo.
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Redazione