La Curva Sud diventa un partito? Video inchiesta di Klaus Davi

Alla vigilia di Milan-Juve, l’inchiesta di Klaus Davi racconta la svolta del tifo radicale rossonero tra raccolte firme, slogan populisti e nuove tensioni con la società

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Alla vigilia del partitone Milan-Juve, torna l’inchiesta di Klaus Davi sugli ambienti ultras milanesi. Il giornalista ha seguito da vicino le iniziative promosse dai Banditi della Curva Sud del Milan, con particolare attenzione a due momenti: il raduno a Milanello di sabato 4 aprile, prima della trasferta contro il Napoli, e la mobilitazione a San Siro in occasione di Milan-Udinese dell’11 aprile.
Il quadro che emerge è quello di una tifoseria sempre più organizzata, non solo sul piano del sostegno alla squadra, ma anche su quello della contestazione. Secondo Davi, siamo lontani dall’idea di una “stabilizzazione delle curve” evocata nei mesi scorsi da alcuni organi di stampa. Al contrario, il linguaggio utilizzato dagli ultras sembra mostrare un irrigidimento delle posizioni e una crescente politicizzazione delle iniziative.

Il caso Milanello e la fanzine della Sud

Uno degli elementi più significativi riguarda i contenuti della fanzine “La voce della Sud”, distribuita in curva. In un passaggio si legge: «Milanello è la vergogna della società. A causa del divieto della Lega che ci ha proibito di andare a Napoli, per i soliti fumosi motivi di ordine pubblico, abbiamo deciso di ritrovarci a Milanello il sabato di Pasqua per caricare la squadra e far sentire ai ragazzi tutto il nostro amore...».
Nel testo viene contestato anche l’atteggiamento del club rossonero, accusato di avere limitato la visibilità dell’iniziativa: «A seguire, si sono nuovamente superati con l'ennesimo taglio delle immagini sui social, arrivando addirittura alla censura di tutti gli striscioni e all'offuscamento dei volti dei presenti...».
Parole dure, che segnano un rapporto sempre più teso tra una parte del tifo organizzato e la società.

La raccolta firme contro il club

A colpire Klaus Davi è stata anche la raccolta firme organizzata prima di Milan-Udinese, con banchetti allestiti nei pressi dello stadio, compreso uno vicino all’uscita della metropolitana.
Gli slogan scelti dagli ultras hanno un tono apertamente movimentista: “Basta divieti!”, “Per un calcio giusto e popolare”, “Stadi a misura del tifoso”, “No alle multiproprietà”. Messaggi che sembrano andare oltre la semplice protesta sportiva e che richiamano linguaggi tipici della mobilitazione politica.
Anche sui social, i Banditi hanno invitato i tifosi a partecipare alla raccolta firme: «Un piccolo contributo da parte di tutti è fondamentale per provare a cambiare le cose».

Il commento del Barone

Prima del match con l’Udinese, Klaus Davi ha raccolto anche il commento di Giancarlo Capelli, conosciuto come il Barone, storico capo ultras milanista. Le sue parole fotografano il clima di esasperazione che si respira in curva: «Io penso che più di così non possiamo fare. Non capisco chi prende questi provvedimenti nei nostri confronti perché lo fa. Non ci hanno spiegato perché la linea è cambiata e ci continuano a vietare le trasferte. È uno stillicidio».

Il nodo dei divieti e della sicurezza

Resta aperta la questione dei provvedimenti amministrativi che hanno limitato la presenza degli ultras in alcune trasferte. Alcuni divieti nascono da episodi gravi e difficilmente ignorabili, come il petardo lanciato da un tifoso nerazzurro verso il portiere della Cremonese Emil Audero durante Cremonese-Inter del 1° febbraio.
La domanda posta dall’inchiesta è però un’altra: questi divieti stanno davvero producendo l’effetto sperato? Oppure stanno alimentando una radicalizzazione del linguaggio e una contrapposizione sempre più dura tra curve, società e istituzioni?

Una guerra ancora aperta

Tra il mondo ultras e le società calcistiche sembra essersi aperto un fronte di scontro destinato a pesare anche nei prossimi mesi. La Curva Sud rossonera appare sempre più decisa a trasformare il malcontento in mobilitazione organizzata, usando strumenti e parole che ricordano da vicino quelli della politica.
La vigilia di Milan-Juve arriva dunque in un clima acceso, nel quale la partita non si gioca soltanto sul campo, ma anche sugli spalti, nelle fanzine, sui social e nei rapporti sempre più complicati tra tifo radicale e club.