Segrate, Ape d’Oro, chi sceglie chi deve scegliere? Il nodo della trasparenza sulla commissione

La commissione chiamata a vagliare le candidature svolge un ruolo determinante nell’assegnazione delle benemerenze. Ma quali sono i criteri con cui vengono scelti i suoi componenti?

Le Api d’Oro rappresentano la massima benemerenza civica di Segrate e proprio per il valore istituzionale del riconoscimento la trasparenza dovrebbe riguardare non soltanto le candidature e le motivazioni dei premiati, ma anche il procedimento attraverso il quale vengono individuate le persone chiamate a valutarle. Ed è proprio su questo passaggio che restano alcuni interrogativi.

Una commissione profondamente rinnovata

Quella del 2026 è la prima edizione delle benemerenze civiche dell’Amministrazione guidata dal sindaco Francesco Di Chio. Con il cambio alla guida della città è stata profondamente rinnovata anche la Commissione Ape d’Oro, chiamata insieme al sindaco a vagliare le numerose candidature pervenute. Rispetto all’edizione precedente quasi tutti i componenti sono cambiati, mentre una sola presenza è stata confermata.

Un ricambio significativo che, tuttavia, porta in primo piano una questione più generale: attraverso quali criteri vengono individuati i componenti della commissione? Quali caratteristiche professionali, associative, culturali o civiche vengono considerate? Esistono criteri prestabiliti oppure si tratta di nomine discrezionali? E, soprattutto, perché non rendere pubbliche queste modalità insieme ai nomi dei prescelti?

Il mondo dell’informazione presente da più edizioni

Un altro elemento emerge osservando la composizione delle commissioni degli ultimi anni: la presenza di giornalisti è ricorrente. Nel 2024 erano due, nel 2025 era presente un esponente del mondo dell’informazione e nel 2026 i giornalisti tornano a essere due.

Una scelta assolutamente legittima, ma che pone un'altra domanda. Se l’Amministrazione ritiene importante che all’interno della commissione sia rappresentato anche il mondo dell’informazione, come vengono scelti i giornalisti chiamati a farne parte?

Se vengono individuati esclusivamente sulla base delle competenze personali, sarebbe utile conoscere i criteri adottati. Se, invece, la loro presenza vuole garantire anche una rappresentanza dell’informazione locale, il tema diventa quello del pluralismo. Segrate è infatti raccontata stabilmente da diverse realtà editoriali, locali e sovracomunali, ciascuna con la propria storia, diffusione e pubblico.

Non si tratta, dunque, di discutere la professionalità di chi è stato scelto, ma di comprendere il meccanismo attraverso il quale alcuni professionisti vengono chiamati a partecipare alla commissione e altri no.

Il problema non sono i nomi, ma il metodo

È questo il punto centrale. La questione non riguarda chi sieda nella Commissione Ape d’Oro, ma come e perché vi sia arrivato.

La pagina istituzionale dedicata all’edizione 2026 comunica i componenti e le rispettive qualifiche professionali e associative e precisa che le candidature sono state vagliate dal sindaco insieme alla commissione. Non vengono però illustrati, nella stessa comunicazione, i criteri utilizzati per la sua composizione.

Eppure non si tratta di un organismo puramente celebrativo. La commissione interviene in una fase sostanziale del procedimento, partecipando all’esame delle candidature dalle quali vengono individuati i destinatari della massima benemerenza civica cittadina.

Più trasparenza rafforzerebbe l’Ape d’Oro

La soluzione potrebbe essere semplice: rendere pubblici preventivamente i criteri utilizzati per la composizione della commissione, chiarendo se i componenti siano individuati per esperienza professionale, rappresentatività nel mondo associativo, attività svolta sul territorio, competenze specifiche oppure attraverso una scelta fiduciaria del sindaco.

E se l’Amministrazione considera importante la presenza del mondo dell’informazione, potrebbe essere valutato anche un principio di rotazione tra professionisti e realtà editoriali, proprio per garantire il massimo pluralismo ed evitare che possano nascere, anche involontariamente, percezioni di rapporti privilegiati.

Non servono necessariamente nuove regole complicate. Basterebbe spiegare pubblicamente quelle utilizzate.

Rendere più trasparente questo passaggio non significherebbe mettere in discussione la commissione o le persone chiamate a farne parte. Al contrario, tutelerebbe gli stessi componenti da possibili letture di parte e rafforzerebbe l’autorevolezza dell’Ape d’Oro. Perché quando si assegna la massima benemerenza di una città, la trasparenza dovrebbe accompagnare non soltanto la scelta finale, ma anche la scelta di chi è chiamato a scegliere.
Giulio Carnevale