Da Mazzola a Mazzola: ciao Sandro
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- 19 settembre 2026
Se ne va un campione, ma resta il ricordo di un’Inter che ha fatto sognare un’intera generazione.
Ci sono persone
che non hai mai conosciuto personalmente, ma che, senza saperlo, hanno
accompagnato una parte della tua vita. Sandro Mazzola è stato una di queste.
Per chi, come
me, è cresciuto con l’Inter nel cuore, il suo nome non è stato semplicemente
quello di un grande calciatore. È stato il nome di un’epoca, di un calcio
romantico, di domeniche trascorse davanti alla televisione, delle radiocronache
ascoltate con il fiato sospeso e di quella meravigliosa abitudine di sognare
attraverso undici ragazzi con una maglia nerazzurra.
Sandro era la
Grande Inter. Quella di Herrera, di Facchetti, Suarez, Corso, Picchi. Una
squadra entrata nella storia e un capitano capace di rappresentarla con classe,
eleganza e personalità. Ma, soprattutto, era Sandro: un campione che ha saputo
costruire la propria storia anche portando sulle spalle un cognome
pesantissimo, quello di suo padre Valentino.
E poi c’è la
mia piccola storia dentro questa grande storia. Anch’io mi chiamo Mazzola.
Quante volte, negli anni, qualcuno mi ha chiesto scherzando: «Ma sei parente di
Sandro?». E io, altrettanto scherzando: «No, purtroppo. Altrimenti avrei
sicuramente scelto un altro mestiere!».
Oggi, però,
quella battuta lascia spazio alla commozione.
Perché con
Sandro se ne va un pezzo della nostra memoria. Quella fatta di campioni che
diventavano miti, di maglie che diventavano appartenenza e di partite che,
ancora oggi, custodiamo dentro di noi.
Da Mazzola a
Mazzola, allora, un ultimo saluto. Grazie Sandro, per le emozioni, per i gol,
per quella maglia e per aver reso ancora più bello un cognome che, per una
fortunata coincidenza, è anche il mio.
Ciao Sandro.
L’ultima partita è finita, ma il tuo ricordo non finirà mai.
Moreno Mazzola
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Redazione