Da Mazzola a Mazzola: ciao Sandro

Sandro Mazzola
Sandro Mazzola Ricostruzione foto d'epoca con AI

Se ne va un campione, ma resta il ricordo di un’Inter che ha fatto sognare un’intera generazione.

Ci sono persone che non hai mai conosciuto personalmente, ma che, senza saperlo, hanno accompagnato una parte della tua vita. Sandro Mazzola è stato una di queste.

Per chi, come me, è cresciuto con l’Inter nel cuore, il suo nome non è stato semplicemente quello di un grande calciatore. È stato il nome di un’epoca, di un calcio romantico, di domeniche trascorse davanti alla televisione, delle radiocronache ascoltate con il fiato sospeso e di quella meravigliosa abitudine di sognare attraverso undici ragazzi con una maglia nerazzurra.

Sandro era la Grande Inter. Quella di Herrera, di Facchetti, Suarez, Corso, Picchi. Una squadra entrata nella storia e un capitano capace di rappresentarla con classe, eleganza e personalità. Ma, soprattutto, era Sandro: un campione che ha saputo costruire la propria storia anche portando sulle spalle un cognome pesantissimo, quello di suo padre Valentino.

E poi c’è la mia piccola storia dentro questa grande storia. Anch’io mi chiamo Mazzola. Quante volte, negli anni, qualcuno mi ha chiesto scherzando: «Ma sei parente di Sandro?». E io, altrettanto scherzando: «No, purtroppo. Altrimenti avrei sicuramente scelto un altro mestiere!».

Oggi, però, quella battuta lascia spazio alla commozione.

Perché con Sandro se ne va un pezzo della nostra memoria. Quella fatta di campioni che diventavano miti, di maglie che diventavano appartenenza e di partite che, ancora oggi, custodiamo dentro di noi.

Da Mazzola a Mazzola, allora, un ultimo saluto. Grazie Sandro, per le emozioni, per i gol, per quella maglia e per aver reso ancora più bello un cognome che, per una fortunata coincidenza, è anche il mio.

Ciao Sandro. L’ultima partita è finita, ma il tuo ricordo non finirà mai.

Moreno Mazzola