Paullese, sindaci e amministratori chiedono tempi certi: «Al chilometro 10 è veramente tardi»

Giovanni Carmine Fabiano, Massimo Gianfranco Giordano e Carmine Lanzetta

Fabiano, Giordano e Lanzetta fotografano le criticità dell’arteria: cantieri, deviazioni, semafori e trasporto pubblico. Il sindaco di Settala lancia l’allarme anche per le attività economiche, mentre da Mediglia e Tribiano arriva la richiesta di una mobilità più efficiente.

San Donato Milanese, 3 settembre 2026 – La situazione della Paullese torna al centro della mobilitazione politica e istituzionale del Sud Est Milano. Nel pomeriggio di giovedì 3 settembre, Fratelli d’Italia ha organizzato a San Donato Milanese un flash mob lungo la SP ex SS 415, all’altezza del secondo semaforo provenendo da Milano (Via Gela-Rossopomodoro), per chiedere il completamento dei lavori al chilometro 10 e la desemaforizzazione del tratto sandonatese. Alla manifestazione hanno partecipato l’assessore regionale ai Trasporti e Mobilità sostenibile Franco Lucente, sindaci e amministratori locali, insieme ai rappresentanti dei circoli di Fratelli d’Italia del Sud Est Milano.

Tra i presenti anche il sindaco di Mediglia Giovanni Carmine Fabiano, il sindaco di Settala Massimo Gianfranco Giordano e il vicesindaco di Tribiano Carmine Lanzetta. A margine della manifestazione, 7giorni li ha intervistati per approfondire le condizioni della Paullese e le conseguenze che i problemi dell’arteria producono sui rispettivi territori. Dal confronto emerge un quadro che va oltre le code quotidiane: cantieri che si protraggono, deviazioni, incidenti, difficoltà di accesso alle attività del chilometro 10, i due semafori di San Donato e un sistema di trasporto pubblico che, secondo gli amministratori, non rappresenta ancora un’alternativa sufficientemente efficace all’automobile.

Le tre testimonianze convergono soprattutto su una richiesta: Città Metropolitana dia risposte e tempi certi, sia per il completamento degli interventi sulla Paullese sia per affrontare definitivamente alcuni dei nodi viabilistici che da anni condizionano gli spostamenti tra il Sud Est Milano e il capoluogo.

Fabiano: «Nel 2026 questa viabilità è insopportabile»

«La mia presenza qui è istituzionale perché rappresentiamo un territorio. Quotidianamente incontriamo i nostri cittadini, che lamentano purtroppo questa situazione da diversi anni. Credo che i tempi siano maturi, ma lo siano ormai da anni. È insopportabile il fatto che nel 2026 ci sia questo tipo di viabilità. I cittadini che si muovono dal nostro territorio verso la grande città, verso Milano, lo fanno principalmente per andare al lavoro e sicuramente questa non è la condizione migliore. Chiediamo quindi che un’altra istituzione, quale Città Metropolitana, possa trovare finalmente una soluzione e darci tempi certi per la realizzazione di questi lavori. Siamo sindaci del territorio e quando la gente si rivolge a noi dobbiamo dare delle risposte. Risposte che purtroppo non possiamo dare perché non conosciamo i tempi».

Fabiano affronta quindi il tema della desemaforizzazione di San Donato, ricordando un confronto istituzionale che va avanti da anni.

«Sono tanti anni che se ne parla. Ho fatto parte anche di tavoli tecnici nei quali si è discusso della questione e sembrava quasi che avessimo raggiunto un punto d’incontro, specialmente per l’incrocio di San Donato dove ci troviamo oggi. Poi abbiamo appreso che non si sarebbe realizzato più nulla rispetto alle progettualità messe in campo. Il problema è importantissimo perché, raddoppiando la Paullese, il traffico proveniente da Crema arriverà più velocemente in questo punto, creando quel tappo che alla mattina rende difficilmente percorribile questo tratto di strada, con incidenti, ritardi e una mobilità inchiodata. Va bene la sicurezza, va bene installare strumenti per controllare i limiti di velocità, ma avere una viabilità efficiente significa anche garantire sicurezza».

Giordano: «Le attività del chilometro 10 stanno morendo»

Per il sindaco di Settala il problema assume una dimensione ancora più urgente nell'area del chilometro 10.

«Qui parliamo di imbarazzo. Io mi imbarazzo tutti i giorni per quello che non riesco a dire ai miei cittadini, perché hanno ragione. Non si tratta soltanto di viabilità: al chilometro 10 ci sono realtà commerciali e persone che lavorano sul territorio. Se continuiamo su questa rotta, non lavoreranno più, falliranno, non ci saranno più aziende e non ci saranno più esercizi commerciali. Rivolgo a Città Metropolitana quello che considero veramente l’ultimo appello: signori, è tardi, è veramente tardi. Non possiamo permetterci di mantenere questa situazione e avere realtà commerciali che stanno morendo. Per cortesia, in Città Metropolitana fate qualcosa».

Giordano sottolinea inoltre come il protrarsi del cantiere abbia prodotto una viabilità continuamente modificata.

«Gli incidenti sono aumentati, in parte anche per il protrarsi dei lavori. Una viabilità limitata e non perfettamente operativa non può che creare problemi. Viviamo quotidianamente con deviazioni, divieti d’accesso e tratti non percorribili che cambiano nel tempo. Non c’è neppure la possibilità per l’automobilista di abituarsi a una deviazione, perché la viabilità rischia di essere modificata repentinamente a seconda di come procedono i lavori. Quando procedono. Questo continua a essere il problema più grosso. Ci sono momenti in cui le deviazioni rendono il chilometro 10 davvero difficilmente raggiungibile».

Il chilometro 10 coinvolge anche Mediglia

Fabiano precisa che le conseguenze del cantiere non si fermano ai confini di Settala. Una parte degli accessi all’area industriale interessa direttamente Mediglia e ogni incidente o modifica della circolazione produce ripercussioni anche sul territorio medigliese.

A questo si aggiunge il problema del trasporto pubblico. «È una ferita aperta», afferma Fabiano, sottolineando come la carenza di collegamenti efficienti finisca per penalizzare territori vicinissimi a Milano e caratterizzati da una buona qualità della vita. Secondo il sindaco, chiedere ai cittadini di ridurre l’utilizzo delle automobili diventa difficile se contemporaneamente non viene garantita un’offerta di trasporto pubblico adeguata.

Giordano descrive una situazione analoga a Settala, dove la presenza di più centri abitati rende ancora più complessa l’organizzazione dei collegamenti. Il risultato, sottolinea, è che l’automobile rimane sostanzialmente indispensabile: una contraddizione evidente rispetto agli obiettivi di mobilità sostenibile, soprattutto per un territorio che dista pochi chilometri da Milano.

Lanzetta: «Con i semafori i tempi di percorrenza triplicano»

Il vicesindaco di Tribiano Carmine Lanzetta concentra invece l’attenzione sul tratto di San Donato e sulle conseguenze dei due semafori per chi arriva dal Sud Est Milano e dal Cremasco.

«Siamo in un punto nevralgico, attraversato dalla mattina alla sera da tantissime auto. Le persone percorrono la Paullese per andare a scuola, per raggiungere il lavoro e nell’orario di punta vediamo quanto sia difficile. Un tratto che normalmente si potrebbe percorrere in dieci o quindici minuti, a causa dei semafori richiede anche tre volte tanto. Quello che chiediamo concretamente è la desemaforizzazione, che permetterebbe alle auto provenienti dalla zona cremonese e dal Sud Est Milano di raggiungere la tangenziale o il capolinea di San Donato Milanese in tempi congrui, incentivando anche l’utilizzo del trasporto pubblico una volta raggiunto il capolinea».

Lanzetta richiama anche le conseguenze ambientali delle code, con le automobili ferme che continuano a produrre emissioni, e affronta la questione dei fotored installati agli incroci.

«I semafori vanno rispettati, ma nell’ultimo anno sono stati inseriti anche i fotored. È giusto rispettare il semaforo a prescindere, ma si sono verificati anche diversi tamponamenti perché alcune auto, quando vedono scattare il giallo, tendono a frenare bruscamente. Di certo il semaforo va rispettato, ma la desemaforizzazione sarebbe la risposta più concreta alle esigenze dei cittadini».

Tre amministratori di comuni differenti, dunque, ma una richiesta comune: completare gli interventi sulla Paullese, fornire tempi certi e costruire una mobilità capace di accompagnare il territorio verso Milano senza trasformare ogni spostamento quotidiano in un percorso a ostacoli.

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