Rifiuti tessili, il settore avverte: «La raccolta rischia di fermarsi nel 2027»

Assorecuperi porta a Ecomondo l’allarme sulla crisi economica della raccolta degli abiti usati: valore in calo, costi in aumento e impianti vicini alla saturazione.

La raccolta degli abiti usati rischia di entrare in crisi nel 2027. L’allarme arriva da Assorecuperi – Ecologia Recupero Ambiente, associazione aderente a Confcommercio, che dedica al problema un incontro durante Ecomondo, alla Fiera di Rimini.

Secondo Assorecuperi, la filiera italiana del recupero tessile sta affrontando contemporaneamente più difficoltà. L’ultra fast fashion immette sul mercato quantità crescenti di indumenti di scarsa qualità; il valore dei capi usati è diminuito; i costi di gestione sono aumentati; gli impianti si stanno avvicinando alla saturazione.

Queste condizioni potrebbero compromettere la sostenibilità economica del servizio proprio mentre le regole europee chiedono di aumentare la raccolta e il riciclo dei tessili. Lo scenario indicato dall’associazione è quello di contenitori stradali che, senza interventi, potrebbero non essere più svuotati regolarmente.

Il confronto è in programma mercoledì 4 novembre allo stand 507 del padiglione B3 di Ecomondo, in due fasce orarie: dalle 14.30 alle 15.30 e dalle 17 alle 18. Partecipa Pietro Luppi, referente del settore tessile per Assorecuperi, insieme ai rappresentanti della filiera.

Al centro dell’incontro ci sono la crisi economica della raccolta, le conseguenze per cittadini e Comuni e gli interventi necessari per garantire la continuità del servizio. Una parte del dibattito sarà dedicata al futuro sistema di responsabilità estesa del produttore, conosciuto con la sigla EPR.

Assorecuperi chiede che la fase di passaggio verso le nuove regole non provochi la scomparsa delle imprese che oggi raccolgono e avviano al recupero gli abiti usati. La questione riguarda ambiente ed economia circolare, ma anche occupazione e gestione di un servizio presente in numerosi territori.

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