A Milano arrestati due cittadini di origine egiziana per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

L’operazione della Polizia di Stato, ha portato all’esecuzione di misure cautelari e a diverse perquisizioni nei confronti di più indagati, su un presunto sistema organizzato finalizzato alla gestione illecita delle pratiche per i permessi di soggiorno e all’ingresso di cittadini stranieri in Italia

Nella mattinata di ieri la Polizia di Stato, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Milano, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due cittadini di origine egiziana, uno dei quali successivamente divenuto cittadino italiano, rispettivamente di 40 e 46 anni. I due sono ritenuti responsabili, in concorso e con l’aggravante, del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Nell’ambito della stessa operazione, è stata eseguita anche una misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e sono stati notificati tre decreti di perquisizione delegata nei confronti di quattro persone indagate per il medesimo reato, tra cui anche la moglie di uno degli arrestati.

L’indagine della Digos e il contesto investigativo

L’attività investigativa è stata condotta dalla Sezione Antiterrorismo della D.I.G.O.S. di Milano in collaborazione con la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione – Servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo esterno. Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione sul principale indagato, già noto per la sua vicinanza ad ambienti della Fratellanza Musulmana e per la partecipazione a iniziative pubbliche e raccolte fondi a sostegno della popolazione palestinese.

Il presunto sistema di gestione dei flussi migratori

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo, insieme al secondo arrestato con cui gestiva un’impresa edile, avrebbe messo in piedi un sistema organizzato per favorire l’ingresso irregolare di cittadini stranieri in Italia, prevalentemente provenienti dal Nord Africa. Il meccanismo si sarebbe basato sull’utilizzo strumentale del cosiddetto “Decreto Flussi”, con la produzione di documentazione falsa o ingannevole e la successiva gestione della permanenza dei lavoratori sul territorio nazionale, dietro pagamento di somme di denaro.

Le verifiche e le anomalie riscontrate

Le verifiche investigative, svolte anche attraverso la ricostruzione delle pratiche di soggiorno con il supporto dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Milano, hanno permesso di individuare numerose anomalie su diverse decine di posizioni esaminate. È emerso così uno schema operativo ritenuto stabile e ripetuto, articolato in diverse fasi.

Previo pagamento, richiesta nominativa dello straniero dall’estero per ottenere il nulla osta all’ingresso finalizzato al rilascio del visto per lavoro presso la società degli indagati o altre aziende individuate. 
Assistenza nelle pratiche amministrative, sempre a fronte di compensi, con produzione di certificazioni e attestazioni di ospitalità risultate spesso non veritiere e funzionali alla regolarizzazione della posizione sul territorio nazionale.
Richiesta ulteriore di denaro ai lavoratori anche per presunti contributi dovuti al datore di lavoro.
Una volta ottenuto il permesso di soggiorno, invito pressante a dimettersi, così da liberare posti di lavoro e consentire l’inserimento di nuovi soggetti nel circuito.

Le valutazioni del G.I.P. e il quadro cautelare

Secondo quanto riportato nell’ordinanza cautelare firmata dal G.I.P., l’impianto investigativo evidenzierebbe una marcata finalità di profitto, in particolare da parte del principale indagato, che avrebbe richiesto denaro sia prima dell’arrivo in Italia dei cittadini stranieri sia in fasi successive, coinvolgendo anche familiari stretti. Il giudice ha inoltre sottolineato il rischio di reiterazione del reato, evidenziando come gli indagati avrebbero manifestato l’intenzione di ampliare ulteriormente l’attività illecita sfruttando le possibilità offerte dalla normativa vigente.

La conclusione delle indagini

Le misure eseguite rappresentano l’esito di un’attività investigativa articolata, che ha portato alla luce un presunto sistema strutturato di gestione irregolare dei flussi migratori, basato su pratiche documentali fraudolente e su un’organizzazione finalizzata al profitto.