Crisso e i griot dell'Africa occidentale: il rap incontra la kora in «Pieni di voi, vuoti di me»
Il rapper casertano ha lavorato quattro anni al nuovo album, con musicisti da Gambia, Burkina Faso, Senegal, Mali e Australia. Dodici tracce tra kora, beat hip hop e un viaggio in Ghana.
Il griot e il rapper
Quanto sono lontani, davvero, un griot dell'Africa occidentale e un rapper di oggi? Secoli, Paesi e culture diverse li separano, ma entrambi affidano alla parola, al ritmo e al racconto il compito di descrivere il proprio tempo. Da questa intuizione nasce «Pieni di voi, vuoti di me», il nuovo album di Crisso, rapper, cantautore e compositore casertano, su Spotify da venerdì 23 ottobre.
Tutto comincia circa quattro anni fa, quando Crisso si innamora della kora, l'arpa a 21 corde legata alla cultura mandinga e alla tradizione dei griot, i narratori che custodiscono e tramandano con musica e parole la storia e l'identità delle comunità dell'Africa occidentale.
Dall'Africa all'Australia
Per il disco Crisso ha cercato musicisti con storie e provenienze diverse. C'è Jabel Kanuteh, griot nato in Gambia, con cui firma il singolo «Cuore Griot», uscito a luglio, e «Uruk-hai». C'è Adama Koeta, cresciuto in una famiglia di griot a Bobo-Dioulasso, in Burkina Faso. E ancora Founé Sow, artista di radici senegalesi e maliane, l'australiana Miriam Lieberman, che ha studiato la kora tra Guinea e Mali anche con il maestro Toumani Diabaté, e il senegalese Badara Seck.
Il risultato sono dodici tracce che mettono sullo stesso piano rap, kora, elettronica, strumenti tradizionali, scrittura d'autore e qualche apertura rock, senza farsi chiudere in un genere.
Il viaggio in Ghana e lo sguardo rovesciato
Il titolo nasce da un contrasto: essere pieni di cose e sentirsi vuoti davanti a chi possiede poco e sembra custodire qualcosa che non si compra. Il disco non idealizza l'Africa e non assolve chi la guarda. In «Obroni», la parola con cui in Ghana si indica lo straniero bianco, è Crisso a essere l'altro: da Accra alle piantagioni, fino all'immagine provocatoria di chi fotografa un bambino per raccogliere like sui social.
Accanto al viaggio, nel disco trovano spazio anche la guerra, le disuguaglianze e il privilegio di chi ha un tetto e un pasto caldo, temi al centro di brani come «La danza della pioggia», realizzata con Badara Seck.
«Ci ho lavorato per quattro anni»
«Questo è il mio progetto più grande, quello a cui ho dato davvero tutto», racconta Crisso. «Ci ho lavorato per quattro anni, cercando musicisti che potessero dare un contributo reale a quello che avevo in mente e lasciando che il disco cambiasse anche me lungo il percorso». E aggiunge: «Se riuscirà ad arrivare a chi saprà ascoltarlo senza fermarsi alla superficie, sentirò di aver restituito almeno una parte di quello che io stesso ho ricevuto».
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Redazione