San Donato Milanese, ricorsi al Tar contro la cava ATEg29: il Comune resta fuori dal giudizio
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- 07 ottobre 2026
La Giunta decide di non costituirsi nelle cause promosse da Immobiliare Tecchione e Cosmocal contro l'autorizzazione della Città metropolitana per l'ambito estrattivo al confine con San Giuliano.
Sulla cava dell'ambito ATEg29, tra San Donato Milanese e San Giuliano Milanese, si è aperta una battaglia davanti al Tar della Lombardia. Il Comune di San Donato ha deciso di non entrarci: con una delibera del 5 ottobre 2026 la Giunta guidata dal sindaco Francesco Squeri ha stabilito di non costituirsi nei due ricorsi che le sono stati notificati.
L'autorizzazione contestata
Al centro c'è il provvedimento autorizzatorio unico rilasciato dalla Città metropolitana di Milano e arrivato in Comune il 15 giugno 2026. Riguarda il progetto di gestione produttiva e coltivazione dell'ambito territoriale estrattivo ATEg29, previsto dal Piano cave, da realizzare nel territorio di San Donato e San Giuliano. È l'atto che riunisce in un unico documento i permessi ambientali necessari per far partire l'attività.
Il provvedimento è stato emesso in base alle norme nazionali sulla valutazione di impatto ambientale e alla legge regionale lombarda del 2010 in materia, che affidano alla Città metropolitana il compito di raccogliere i pareri dei diversi enti e chiudere la procedura con un'unica autorizzazione.
Chi ha fatto ricorso
L'11 settembre al Comune sono stati notificati due ricorsi, entrambi contro quel provvedimento.
Il primo è della Società Immobiliare Tecchione, con sede a San Donato Milanese in Cascina Tecchione. È rivolto contro la Città metropolitana, altre società, la Regione Lombardia, i Comuni di San Donato e San Giuliano e il ministero della Cultura.
Il secondo arriva dalla Cosmocal spa, con sede a Sant'Angelo Lodigiano, in viale Trieste 21. In questo caso il ricorso è diretto contro la Città metropolitana e ne sono stati informati, tra gli altri, l'Ats della Città metropolitana, i due Comuni e la stessa Immobiliare Tecchione.
Perché il Comune non si difende
La decisione si basa su una nota del dirigente dell'Area Servizi tecnici e del territorio, secondo cui in nessuno dei due ricorsi ci sono le condizioni e i presupposti di opportunità perché il Comune entri in causa come parte resistente. La delibera non entra nel merito delle contestazioni: si limita a prendere atto che l'autorizzazione è stata rilasciata da un altro ente e che entrambi i ricorsi riguardano lo stesso provvedimento.
Restare fuori dal giudizio significa che San Donato non affiderà incarichi ad avvocati e non sosterrà spese legali per queste cause, che proseguiranno tra i ricorrenti e la Città metropolitana.
La delibera, approvata all'unanimità dai sei componenti presenti, resta pubblicata all'albo pretorio fino al 21 ottobre 2026.
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Redazione