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Corrieri di Amazon Fresh a Peschiera Borromeo: «Basta lavoratori di serie B»

Quarto giorno di presidio davanti al magazzino di via Enrico Mattei: i corrieri di Amazon City Logistics scioperano per ottenere gli stessi diritti dei colleghi. La differenza in busta paga? Fino a 7.000 euro netti l'anno

Stamattina, di buon'ora, siamo andati a trovare i lavoratori in presidio davanti al magazzino UIT7 di via Enrico Mattei 9, a Peschiera Borromeo. Un capannone come tanti, ma davanti al quale si gioca una partita che vale centinaia di euro al mese per decine di famiglie.

Oggi è  il quarto giorno consecutivo di sciopero e presidio. I corrieri che consegnano la spesa a domicilio per Amazon City Logistics hanno incrociato le braccia chiedendo quello che, nel loro settore, tutti gli altri già hanno: un accordo di secondo livello. In soldoni, un contratto integrativo aziendale che riconosca indennità, tutele e salario in linea con il resto della categoria. Senza quello, si ritrovano a guadagnare tra i 6.000 e i 7.000 euro netti in meno all'anno rispetto ai colleghi che, nello stesso gruppo Amazon, consegnano i pacchi invece della spesa.

«Non ci sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B» dice Roberto Ferrara, funzionario sindacale della Filt Cgil di Milano Lombardia, che abbiamo incontrato al presidio. «Sono tutti corrieri, fanno tutti lo stesso mestiere. L'unica differenza è che un pezzo della filiera ha ottenuto anni fa una contrattazione di secondo livello avanzata, e quest'altro pezzo no.»

Una differenza che pesa 400-500 euro al mese

Per chi non è addentro ai tecnicismi del diritto del lavoro, la spiegazione è semplice. Oltre al contratto collettivo nazionale, che vale per tutti, molte aziende del settore logistica e corrieri hanno sottoscritto accordi integrativi aziendali — il cosiddetto "secondo livello" — che riconoscono ai lavoratori voci aggiuntive come l'indennità di trasferta e altri benefit legati alla professionalità del mestiere. Questi accordi, nel mondo dei corrieri che consegnano pacchi Amazon, sono ormai prassi consolidata. Per chi consegna la spesa, invece, non esiste nulla di tutto questo.

Il risultato? Una busta paga più leggera di 400-500 euro al mese. «Sono molti soldi» sottolinea Ferrara. «Per chi ha una famiglia, fa una differenza enorme».

E non è solo una questione di soldi. Al sito di Peschiera Borromeo lavorano circa settanta persone, molte delle quali assunte con contratti a tempo determinato rinnovati ogni tre mesi. Secondo il sindacato, i contratti a tempo indeterminato si contano sulle dita di una mano: quattro o cinque al massimo. «Le aziende dovrebbero rispettare i limiti previsti dal contratto per le assunzioni a termine» spiega Ferrara. «Invece assumono di tre mesi in tre mesi, e così via».

Chi sono questi lavoratori

I corrieri in presidio non sono dipendenti diretti di Amazon. Lavorano alle dipendenze di quattro aziende appaltatrici che forniscono il servizio di consegna ad Amazon City Logistics. Alcuni sono sul campo da anni; altri ci sono arrivati più di recente, dopo aver lavorato a lungo come partite IVA prima che Amazon — anche sull'onda delle pressioni internazionali sul lavoro autonomo nella gig economy — li facesse assumere dalle aziende in appalto come lavoratori subordinati.

Il fatto che adesso siano dipendenti a tutti gli effetti, però, non ha portato automaticamente parità di trattamento. «Adesso alzano la testa» dice Ferrara, «perché non stanno ricevendo risposta e perché il trattamento che ricevono è molto inferiore al resto del mondo dei corrieri. Anche di quelli che consegnano la spesa con altri operatori».

Nessuna risposta dall'azienda

Il sindacato ha aperto le vertenze da tempo, e la frustrazione è palpabile. Quattro giorni di presidio e sciopero in una settimana sono un segnale forte. Eppure, fino a stamattina, non è arrivata nessuna risposta formale né dalle aziende appaltatrici né da Amazon. La Filt Cgil ha anche chiesto una convocazione in prefettura per aprire un tavolo di confronto, senza esito.

«Noi non vorremmo essere in mobilitazione» precisa Ferrara. «Vorremmo sederci e trattare. Siamo disponibili anche a un percorso graduale. L'importante è riconoscere dignità e salario pari condizioni a questi lavoratori».

La vertenza riguarda anche il sito di Nicolodi, dove lavorano circa settanta persone anch'esse coinvolte nella mobilitazione. In totale, i lavoratori che incrociano le braccia sono più di cento.

L'appello ad Amazon

Il nodo legale è chiaro: l'accordo di secondo livello lo devono firmare le aziende appaltatrici, non Amazon direttamente. Ma il sindacato non esclude Amazon dalle proprie responsabilità. «Amazon City Logistics dovrebbe assumersi le proprie responsabilità» dice Ferrara, «e dire alle aziende in appalto di sedersi e iniziare a contrattare seriamente. Non può vantare condizioni di lavoro avanzate nel resto della filiera e poi fare finta di niente per questo pezzo.»

In sostanza, secondo la Filt Cgil, sarebbe sufficiente che Amazon riconoscesse alle aziende appaltatrici le risorse necessarie per poter siglare l'accordo integrativo. «Basta che le aziende si siedano e mettano qualcosa sul tavolo» chiosa Ferrara. «Noi ci siamo».

Solidarietà è arrivata da alcuni esponenti politici, sia di maggioranza che di opposizione, ma nessun rappresentante istituzionale si è presentato fisicamente al presidio.

Lo stato di agitazione, in assenza di risposte concrete, resta aperto. E i corrieri continueranno a presidiare.
Giulio Carnevale