Ex Sisas tra Pioltello e Rodano, parte l’asta da 27,9 milioni: l’acquirente dovrà completare la bonifica
Regione Lombardia e Aria avviano la vendita di oltre 317mila metri quadrati. Offerte entro le 16 del 18 dicembre 2026: chi acquisterà dovrà completare il risanamento ambientale del comparto
L’area ex Sisas, tra Pioltello e Rodano, viene messa in vendita con una base d’asta di 27.919.760 euro. Regione Lombardia, attraverso Aria spa, ha avviato la procedura pubblica per cedere il comparto di proprietà regionale, esteso su circa 317.270 metri quadrati e inserito nel Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari 2026.
L’obiettivo è favorire il recupero dell’area attraverso un operatore che sviluppi un nuovo progetto di utilizzo e prosegua il risanamento ambientale. L’acquirente dovrà quindi assumersi gli obblighi necessari a completare la bonifica: la vendita riguarda un comparto il cui percorso ambientale è ancora aperto.
Come funziona l’asta e quali sono le scadenze
La procedura si svolgerà sulla piattaforma telematica Sintel. L’aggiudicazione andrà all’offerta più alta, purché pari o superiore alla base d’asta.
Le proposte dovranno essere presentate entro le ore 16 del 18 dicembre 2026. È previsto un sopralluogo facoltativo il 16 novembre alle 10.30, mentre le richieste di chiarimento potranno essere inviate fino alle 16 del 4 dicembre.
Il valore di partenza tiene conto delle condizioni ambientali del comparto e degli impegni che passeranno al compratore. Quest’ultimo dovrà proseguire le attività ambientali e realizzare gli interventi di bonifica fino alla conclusione positiva del relativo procedimento.
Tra i documenti di gara figurano l’Analisi di rischio ambientale approvata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, i rapporti di monitoraggio, la planimetria e i certificati che definiscono le destinazioni urbanistiche dei terreni.
Invernizzi: una risorsa per il territorio
Per il sottosegretario regionale con delega al Patrimonio Ruggero Invernizzi, l’operazione unisce la valorizzazione di un bene pubblico alle prospettive di sviluppo e al risanamento ambientale.
«Un’operazione che coniuga una gestione efficiente del patrimonio pubblico, con benefici per il bilancio regionale, nuove opportunità di sviluppo economico e occupazionale e la bonifica dell’area», ha dichiarato.
Il direttore generale di Aria, Lorenzo Gubian, ha sottolineato il ruolo della società nell’accompagnare la Regione lungo la procedura: «Questa operazione mette insieme valorizzazione del patrimonio pubblico, risanamento ambientale e capacità di attrarre investimenti».
Dalla fabbrica chimica alle tre discariche industriali
L’ex Sisas è parte di una vicenda industriale e ambientale che attraversa diversi decenni. Lo stabilimento operava nella chimica di base, all’interno del polo produttivo tra Pioltello e Rodano. Nell’area si erano accumulate tre discariche industriali, identificate con le lettere A, B e C, la cui presenza ha richiesto interventi di messa in sicurezza e rimozione dei rifiuti.
Il 18 aprile 2001 il Tribunale di Milano dichiarò il fallimento della società. La chiusura dell’attività non eliminò però gli obblighi di protezione ambientale: occorreva continuare a gestire anche i pozzi utilizzati per abbassare la falda e impedire che l’acqua entrasse in contatto con il fondo delle discariche. Dal febbraio 2006, dopo l’indisponibilità della curatela a proseguire il servizio, furono i Comuni a subentrare nella gestione di questa misura di sicurezza.
La condanna europea e il commissariamento
Il problema aveva assunto nel frattempo una dimensione nazionale ed europea. Il polo di Pioltello e Rodano era stato inserito tra i Siti di interesse nazionale per le bonifiche nel 2000, con delimitazione del perimetro nel 2001: un’area più ampia del solo comparto ex Sisas.
Il 9 settembre 2004 la Corte di giustizia europea condannò l’Italia per non avere adottato le misure necessarie a garantire il recupero o lo smaltimento sicuro dei rifiuti presenti nelle discariche di Rodano.
I successivi accordi per collegare bonifica e recupero urbanistico non portarono al completamento degli interventi nei tempi previsti. Il 16 aprile 2010 fu quindi dichiarato lo stato di emergenza per le discariche A e B, aprendo la strada alla gestione commissariale.
La rimozione dei rifiuti e il risanamento ancora da completare
Una tappa decisiva arrivò nel marzo 2011, quando terminarono le principali operazioni di rimozione e allontanamento dei rifiuti dalle discariche A e B, fatte salve alcune lavorazioni residue in punti interferenti con infrastrutture. La risposta del Governo alla Camera del febbraio 2012 documenta la conclusione di quelle attività il 27 marzo 2011.
La documentazione regionale attesta poi il completamento della rimozione dei rifiuti dalle tre discariche, comprendenti terreni contaminati, nerofumo e fusti. Svuotare le discariche, tuttavia, non equivaleva a concludere l’intero risanamento dell’area: restavano da approfondire le condizioni dei terreni e delle acque sotterranee e da definire gli interventi necessari.
Dopo il passaggio alla proprietà pubblica e gli ulteriori studi ambientali, l’asta annunciata nel 2026 apre dunque una nuova fase. Il futuro acquirente dovrà affiancare al progetto di riutilizzo il completamento delle attività ambientali, condizione essenziale per restituire il comparto a un pieno utilizzo.
Annunci gratuiti
Lavora con noi
Telegram News
Pubblicità
Redazione