Peschiera Borromeo, San Bovio, cittadini e comitati incalzano il sindaco sul data center: «È un progetto positivo? Sì o no?»
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- 29 ottobre 2026
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Prima del Consiglio comunale del 29 ottobre Maria Chiara Graziano, a nome dei cittadini di San Bovio, chiede atti, chiarimenti sul parere legale e una presa di posizione politica. Subito dopo Valter Dotti per i comitati No data center: «Non cerchiamo mitigazioni, non cerchiamo compensazioni»
Data center di San Bovio, le domande dei cittadini prima del Consiglio comunale
PESCHIERA BORROMEO – Un elenco di domande precise, rivolte al sindaco, alla Giunta e a tutti i consiglieri comunali. Prima del Consiglio comunale di giovedì 29 ottobre Maria Chiara Graziano, residente alle Terrazze di San Bovio a poche decine di metri dall'area del data center Microsoft, ha letto un intervento a nome dei cittadini di San Bovio. Graziano parla anche per il gruppo di residenti e legali che sostiene l'iniziativa davanti al TAR. Subito dopo ha preso la parola Valter Dotti, del Comitato Gambarone, a nome dei comitati di San Bovio No data center, con un intervento dai toni ancora più netti.
Al centro della richiesta di Graziano c'è una domanda semplice: sapere come si è arrivati al via libera. Graziano ricorda i numeri ricavati dalla documentazione progettuale. Oltre 77mila metri quadrati, un edificio alto 18 metri, otto strutture di espulsione da circa 25 metri, 128 impianti per il trattamento dell'aria, gruppi elettrogeni diesel e circa 45 megawatt di potenza. Per i residenti la domanda è quale attività ammessa dal Piano di governo del territorio corrisponda davvero a questo impianto. «Perché un nome scritto su un documento non cambia la natura delle cose».
Il parere dello studio CMS
Il secondo punto riguarda il parere dello studio legale CMS sulla compatibilità urbanistica. Alla conferenza stampa del 26 ottobre l'architetto Gervasini ha spiegato che il Comune aveva le competenze per valutare in autonomia. I cittadini chiedono di vedere quella valutazione. «Non ci basta sapere che gli uffici avevano le competenze. Vogliamo sapere come le hanno esercitate».
Graziano segnala che un professionista dello stesso studio ha rappresentato Microsoft nella firma della convenzione urbanistica. Precisa che il dato, da solo, non dimostra irregolarità, ma pone quattro domande: «Chi lo ha richiesto? Chi lo ha pagato? A chi era destinato? Quale peso gli è stato attribuito dal Comune?». E aggiunge: «Se quel parere non fosse mai esistito, il Comune avrebbe comunque approvato il progetto alle stesse condizioni?».
La legge regionale e i 5 megawatt
Terzo nodo, la legge regionale del 3 giugno 2026. Oltre i 5 megawatt un data center diventa produttivo. «Cinque megawatt. Il progetto di San Bovio ne prevede circa quarantacinque. Nove volte tanto». La legge è entrata in vigore il 20 giugno, la conferenza dei servizi decisoria si è tenuta il 19. I residenti non chiedono un'applicazione retroattiva, ma di sapere dove la questione sia stata esaminata per iscritto. La stessa legge, ricorda Graziano, prevede un confronto sovracomunale per gli impianti sopra i 10 megawatt. «Perché quando un problema supera i confini di un Comune, la risposta non dovrebbe fermarsi ai confini di un ufficio».
Trasparenza e responsabilità politica
Il 21 ottobre è stato presentato un ricorso al TAR per ottenere l'accesso a documenti mancanti o oscurati. «La trasparenza non dovrebbe essere una concessione da conquistare. Dovrebbe essere il punto di partenza». E ancora: «Siamo arrivati al paradosso che alcune delle domande più importanti siano state poste pubblicamente da un giornalista, Giulio Carnevale, durante una conferenza stampa».
Poi l'appello diretto a maggioranza, opposizione e Giunta: «Ritenete che questo data center, con queste dimensioni e in questa posizione, sia un progetto positivo per San Bovio? Sì o no?». I cittadini chiedono anche verbali accessibili per gli incontri tecnici futuri. «Non siamo contrari alla tecnologia», precisa Graziano, che chiude con una richiesta all'amministrazione: «Non soltanto di raccontarci che cosa è stato fatto, ma di dirci, davanti a tutti, che cosa intende fare adesso».
Dotti (comitati No data center): «Giochiamo a carte scoperte»
Dopo Graziano è intervenuto Valter Dotti, che ha parlato a nome dei comitati di San Bovio No data center. «Abbiamo pochi minuti, giochiamo a carte scoperte! Voi tutti sapete perché siamo qui e cosa vogliamo. Non cerchiamo mitigazioni, non cerchiamo compensazioni, siamo venuti a chiedere a voi che avete il compito di rappresentarci, di impedire quello che un ex assessore all'Urbanistica di Peschiera ha descritto come uno stupro urbanistico. Lo stupro non è ancora stato perpetrato, vogliamo e dobbiamo impedirlo».
Dotti punta il dito sulla mancanza di una paternità politica del progetto. «Questo data center nasce con una madre certa (Microsoft) e un padre incerto, perché nessuna giunta vuole assumersi la responsabilità. Nessuno lo ha voluto, ma fino ad ora nessuno ha fatto niente per impedirlo. Non ci si può nascondere dietro il rispetto di atti dichiarati formalmente giusti e dovuti, per giustificare l'incapacità politica di difendere i cittadini di San Bovio. Con le attuali regole questo data center non si potrebbe fare».
Il rappresentante dei comitati rivendica le ragioni della protesta. «Noi ci battiamo in nome della ragione, quella di chi difende la sua qualità di vita, quella dei nostri figli e delle generazioni future. La stessa ragione ci dice che un data center di quelle dimensioni e con quelle problematiche non può stare in mezzo alle case».
La richiesta di un'assemblea pubblica
La chiusura è una richiesta precisa: un'assemblea pubblica cittadina in cui Giunta e opposizione dichiarino la propria posizione. «Voi tutti rappresentanti dei cittadini, della giunta e dell'opposizione, dovete dire da che parte state e dovete farlo in una assemblea pubblica cittadina, che vi chiediamo qui e ora. Dovete pronunciarvi senza ambiguità, chi chiede compensazioni, mitigazioni ecc. ecc. lavora per il data center e non ci rappresenta, a tutti gli altri chiediamo cosa intendono fare in concreto per bloccare lo scempio».
«Noi ci batteremo fino alla fine perché abbiamo qualcosa di importante da difendere. Adesso sta a voi decidere da che parte stare», ha concluso Dotti.
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Redazione