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La Pavoni, c’è l’accordo sulla chiusura della vertenza: incentivi ai lavoratori, ma la produzione lascerà San Giuliano

Firmata l’intesa tra Smeg e sindacati dopo mesi di confronto. Salvi gli indennizzi per gli addetti coinvolti dal trasferimento nel Veronese. Le organizzazioni dei lavoratori: «Una battaglia difficile, ma ottenute tutele importanti»

Si chiude con un accordo economico la lunga vertenza sindacale che ha accompagnato il trasferimento della produzione de La Pavoni da San Giuliano Milanese al nuovo polo produttivo di Bonferraro, in provincia di Verona. Dopo mesi di mobilitazioni, presidi, incontri istituzionali e confronti ai tavoli negoziali, Smeg (società proprietaria del marchio) e organizzazioni sindacali hanno raggiunto un’intesa destinata a definire le condizioni di uscita e di tutela per i lavoratori coinvolti. L’accordo arriva al termine di una vicenda che ha suscitato forte preoccupazione nel Sud-Est Milano. La decisione di trasferire la storica produzione delle macchine da caffè, infatti, aveva acceso le proteste dei dipendenti, sostenuti dalle amministrazioni locali, dal Consiglio comunale di San Giuliano e da numerosi esponenti politici regionali.

Il trasferimento non si ferma

L’intesa non modifica il piano industriale annunciato da Smeg. La produzione lascerà dunque lo stabilimento sangiulianese per essere concentrata nel sito veronese. La trattativa si è quindi focalizzata sulle misure economiche e sulle garanzie da riconoscere ai lavoratori interessati dalla riorganizzazione. Secondo quanto emerso, il pacchetto concordato prevede incentivi economici e mensilità aggiuntive per i dipendenti che non seguiranno l’azienda nel trasferimento. Le condizioni sarebbero state calibrate in base all’età anagrafica e alla situazione personale dei lavoratori, con particolare attenzione a chi si trova vicino alla pensione. Previste inoltre misure di sostegno anche per coloro che valuteranno la possibilità di trasferirsi nella nuova sede produttiva. L’accordo comprende anche piani di outplacement: L'intesa vincola cioè l'azienda a finanziare percorsi di supporto attivo e ricollocamento professionale, per aiutare gli operai a trovare un nuovo impiego nel tessuto industriale del Sud-Est Milano.

Le reazioni dei sindacati

«Resta l’amaro in bocca per un’azienda che lascia il territorio - commenta Francesco Caruso della Uilm Milano dopo la firma dell’intesa -. Tutto questo avviene in un contesto milanese che sta vivendo una desertificazione industriale come mai prima. Il trasferimento de La Pavoni priverà il territorio di un patrimonio fatto di professionalità, competenze e tradizioni costruite in oltre un secolo di storia». Anche la Fiom Cgil, che ha seguito la vertenza insieme alla Uilm, continua a contestare le motivazioni industriali alla base della scelta di Smeg. «L’azienda ha i bilanci in ordine, non vediamo perché la produzione debba essere spostata da Milano», aveva dichiarato nei mesi scorsi Ludovico Di Muzio della Fiom, durante le mobilitazioni dei lavoratori. Pur ribadendo la contrarietà alla chiusura del sito produttivo di San Giuliano, i sindacati evidenziano però il risultato ottenuto al tavolo negoziale. Al termine della trattativa, Fiom e Uilm hanno definito quello raggiunto con l’azienda «un importante pacchetto di mensilità» a tutela dei circa 30 lavoratori coinvolti dal trasferimento nel Veronese, con misure differenziate in base all’età e garanzie aggiuntive per gli impiegati destinati agli uffici milanesi.

La fine di una pagina storica

Con la firma dell’intesa si chiude formalmente una delle vertenze industriali più seguite degli ultimi mesi nel Sud Est Milanese. Resta però il rammarico per l’uscita dal territorio di un marchio che rappresenta un pezzo importante della tradizione manifatturiera legata al caffè espresso e al Made in Italy. Dopo le manifestazioni pubbliche, le audizioni in Regione Lombardia e le prese di posizione delle istituzioni locali, la vicenda entra ora nella sua fase conclusiva. Per i lavoratori si apre il momento di valutare le opportunità offerte dall’accordo; per San Giuliano Milanese, invece, si chiude un capitolo che per decenni ha legato il nome della città a uno dei marchi storici del settore.