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Peschiera, Data Center di San Bovio, Antonio Leone lancia 14 proposte e denuncia: «Il mio documento censurato nel gruppo del quartiere»

Antonio Leone e il Patto di garanzia per San Bovio (Foto Angelino Gentile)
Antonio Leone e il Patto di garanzia per San Bovio (Foto Angelino Gentile) Il manifesto diffuso da Antonio Leone dopo il rifiuto, da lui denunciato, della pubblicazione del «Patto di garanzia per San Bovio» nel gruppo «Amo e Vivo San Bovio».

L’ex consigliere comunale, in polemica con la sezione locale della Lega che ha lasciato, presenta un «Patto di garanzia per San Bovio» e cerca il sostegno dei residenti. Ma il confronto sul Data Center apre anche un secondo fronte: quello sulla libertà di discussione nei gruppi social della frazione.

Dal confronto politico alle 14 proposte per San Bovio

La discussione sul futuro del Data Center di San Bovio apre un nuovo fronte politico a Peschiera Borromeo. Al centro c'è Antonio Leone, ex consigliere comunale in polemica con la sezione locale della Lega, che ha lasciato, e che ora interviene sul progetto dell'ex Postalmarket con un documento articolato in 14 proposte, denominato «Patto di garanzia per San Bovio».

Leone sta cercando di raccogliere consenso attorno alla propria proposta non soltanto nella frazione direttamente interessata dall'insediamento, ma anche nel resto della città. Il documento è stato condiviso sui social e in numerosi gruppi cittadini. Proprio uno di questi passaggi ha però aperto un'ulteriore polemica: secondo quanto denunciato dall'ex consigliere, il post sarebbe stato rifiutato dagli amministratori di «Amo e Vivo San Bovio», uno dei gruppi più frequentati della frazione, perché considerato un «documento politico».

Da qui la protesta pubblica di Leone, che ha trasformato il caso anche in una battaglia sul diritto al confronto: «Un gruppo di quartiere con migliaia di residenti non è una pagina personale. È una comunità. Amministrare significa garantire il confronto, non cancellarlo».

Il «Patto di garanzia per San Bovio»

La posizione di Leone parte da una premessa. Secondo quanto sostiene nel documento, l'iter del Data Center sarebbe regolato da una normativa nazionale di carattere speciale prevista per infrastrutture considerate di interesse strategico e, in presenza dei requisiti di legge, il Comune avrebbe margini limitati per impedirne la realizzazione.

Ma, sostiene l'ex consigliere, questo non significa che l'Amministrazione debba limitarsi a prendere atto del progetto.

«La legge non è un alibi: intendo dire che se è vero che non puoi bloccare tutto, è altrettanto vero che DEVI trattare per il tuo territorio», scrive Leone, chiedendo al Comune di riaprire il confronto con Microsoft e di «pretendere, non chiedere» ulteriori garanzie.

Leone richiama in particolare la collocazione dell'ex Postalmarket all'interno del tessuto residenziale di San Bovio e le criticità legate alla viabilità, ricordando come via Trieste rappresenti attualmente l'unica via di accesso e uscita dalla frazione.

Ambiente e rumore: quattro richieste

Il «Patto» divide le 14 proposte in tre capitoli.

Sul fronte ambientale e acustico, Leone propone una barriera verde con alberi di alto fusto lungo tutto il perimetro del Data Center, in modo da ridurne l'impatto visivo.

Chiede inoltre una relazione acustica asseverata, centrali di raffreddamento a bassa emissione e un sistema di monitoraggio continuo del rumore attraverso centraline pubbliche con dati consultabili dai cittadini 24 ore su 24.

Le altre due proposte riguardano il recupero del calore prodotto dal Data Center per riscaldare scuole ed edifici pubblici di San Bovio e l'utilizzo esclusivo di energia proveniente da fonti rinnovabili.

Cinque interventi sulla viabilità

Cinque le richieste dedicate a viabilità e cantiere. Leone propone un cronoprogramma concordato che escluda il passaggio dei camion e le lavorazioni nelle ore notturne e nei giorni festivi, oltre alla messa in sicurezza di marciapiedi e attraversamenti.

Tra gli interventi infrastrutturali indica una nuova rotonda all'intersezione tra via Trieste e la SP160 Mirazzano-Vimodrone e un ulteriore accesso a San Bovio attraverso il collegamento di via Toscana con la stessa provinciale.

La quinta proposta riguarda invece la realizzazione di un'unica rotatoria, in sostituzione delle due attuali, tra via Veneto e via Umbria.

Le compensazioni per la comunità

Il terzo capitolo riguarda le compensazioni che, secondo Leone, dovrebbero ricadere direttamente sulla comunità.

Tra le richieste figurano la fibra veloce gratuita per scuole ed edifici pubblici di San Bovio, la riqualificazione delle aree verdi della frazione e la sostituzione dell'attuale recinzione plastificata delle scuole sul lato del parco, indicata come frequentemente interessata da atti vandalici, con una struttura in alluminio anodizzato.

L'ultima proposta prevede la costituzione di un fondo annuale destinato ad aiutare le famiglie fragili di Peschiera Borromeo nel pagamento delle bollette.

«Non è un documento contro qualcuno»

Leone rivendica il carattere aperto della proposta e annuncia l'intenzione di farla pervenire al sindaco e ai comitati cittadini.

«Questo "Patto di garanzia per San Bovio" non è un atto contro qualcuno, ma un atto per San Bovio e per l'intera Città di Peschiera Borromeo, che offro da semplice cittadino», scrive.

E precisa: «È un documento aperto a tutti, senza preclusione alcuna. Il mio unico obiettivo è tutelare il territorio e con esso tutti quelli che a qualsiasi titolo ci vivono».

Una presa di posizione che assume inevitabilmente anche un significato politico dopo la rottura con la sezione locale della Lega. Leone, pur non ricoprendo più la carica di consigliere comunale, continua infatti a intervenire pubblicamente sul dossier del Data Center, cercando di costruire attorno alle proprie proposte un consenso nella frazione e nell'intera città.

Il secondo fronte: la denuncia di censura

È proprio il tentativo di portare il documento all'attenzione del maggior numero possibile di cittadini ad aver aperto il secondo fronte.

Leone sostiene di aver condiviso il «Patto di garanzia» in numerosi gruppi social cittadini, ma di essersi visto rifiutare la pubblicazione proprio su «Amo e Vivo San Bovio», uno degli spazi online maggiormente frequentati dai residenti della frazione.

Secondo la versione resa pubblica dall'ex consigliere, il motivo del rifiuto sarebbe stato sintetizzato così: «È un documento politico».

Leone ha quindi reagito con un manifesto dal titolo «Censurato su "Amo e Vivo San Bovio"», nel quale lega direttamente la vicenda alla discussione sul Data Center.

«Il mio Patto di garanzia per San Bovio con 14 proposte concrete per mitigare l'impatto del Data Center è stato rifiutato», denuncia, aggiungendo: «Potete rifiutare un post, ma non potete fermare San Bovio».

Data Center e confronto pubblico diventano un'unica battaglia

La vicenda aggiunge così un nuovo elemento a un confronto già acceso. Da una parte rimangono le questioni sostanziali legate al Data Center: impatto ambientale, rumore, viabilità, cantiere, compensazioni e garanzie che potranno essere richieste all'operatore. Dall'altra si apre una discussione sul modo in cui il quartiere affronta pubblicamente il progetto e su quali contenuti debbano trovare spazio nei gruppi social dei residenti.

La denuncia di censura resta, allo stato, la versione resa pubblica da Antonio Leone. La valutazione sulle regole e sulle motivazioni adottate dagli amministratori del gruppo spetta naturalmente agli stessi gestori dello spazio social, qualora intendano fornire la propria ricostruzione.

Leone, intanto, annuncia di voler proseguire la propria iniziativa. Nel documento riassume così la sua posizione: «Sono convinto che la buona politica non è subire passivamente una legge, è usare quel poco potere che la legge ti lascia per difendere fino in fondo la tua gente».

E conclude rivendicando il proprio legame personale con la frazione e con l'area dell'ex Postalmarket: «Io ci sono e ci sarò, dalla parte di San Bovio, perché questo quartiere lo conosco, ci ho lavorato per decenni (proprio in Postalmarket), ci vivo e so cosa significa».