Segrate, data center, Rositano attacca Di Chio: «Le responsabilità non si trasferiscono con una firma»

Francesco Di Chio primo cittadino di Segrate
Francesco Di Chio primo cittadino di Segrate

L'esponente di Nuove Prospettive per Segrate contesta al sindaco l'adesione all'appello dei 52 primi cittadini. Il nodo è l'area ex CISE, su cui Di Chio lavorò da vicesindaco e assessore al Territorio

Un appello firmato da 52 sindaci

L'appello dei sindaci dell'area metropolitana milanese sui data center apre un nuovo fronte a Segrate. Massimiliano Rositano, dell'associazione Nuove Prospettive per Segrate, contesta la firma del sindaco Francesco Di Chio. Domenica 52 sindaci, che secondo Rositano sono «tutti di sinistra», hanno chiesto a Regione Lombardia e al Governo di cambiare le regole sugli impianti. Per Rositano, però, il problema non si può spostare solo verso l'alto: «Ma c'è una domanda che non può essere elusa: le responsabilità di Regione e Governo non cancellano quelle del Comune di Segrate».

Il ruolo di Di Chio sull'area ex CISE

Rositano parte dalla storia dell'area ex CISE. Ricorda che quando il Comune ha avviato il percorso urbanistico su quell'area Di Chio era vicesindaco e assessore al Territorio nella Giunta guidata da Paolo Micheli. Aveva quindi, sottolinea, un ruolo politico e amministrativo di primo piano, proprio mentre si prendevano decisioni importanti per il futuro della zona, di Redecesio e di Lavanderie. Da qui le domande: «Oggi firma un appello per chiedere nuove regole. Ma dov'era questa preoccupazione allora? Quali alternative sono state valutate? Quali possibilità aveva il Comune di opporsi o intervenire sulle scelte urbanistiche?».

Le promesse della campagna elettorale

L'esponente di Nuove Prospettive ricorda anche la campagna elettorale. Secondo la sua ricostruzione, allora Micheli presentava il data center come un progetto virtuoso e Di Chio affermava che si sarebbe legato davanti all'impianto se fossero emersi problemi. Per questo, sostiene, l'adesione all'appello stride con quelle parole. E si rivolge direttamente al sindaco: «Sindaco, i problemi del territorio si affrontano prima, non quando gli edifici sono già realizzati e i cittadini sono costretti a mobilitarsi».

Comitati e residenti in allarme

Rositano descrive un quartiere in fermento: nascono comitati, i residenti chiedono risposte e cresce la preoccupazione per il futuro di Redecesio e Lavanderie. È proprio in questo momento, osserva, che arriva una lettera che chiama in causa le responsabilità degli altri livelli istituzionali. «Ma chi amministrava Segrate deve spiegare anche le proprie decisioni», aggiunge.

Le richieste al Comune

La richiesta finale è rivolta all'amministrazione comunale, con un riferimento preciso al secondo edificio previsto nell'area: «Non basta chiedere nuove regole a Regione e Governo. Occorre chiarire che cosa è stato fatto a livello comunale, quali strumenti fossero disponibili e che cosa si intenda fare concretamente per il secondo edificio dell'area ex CISE». Poi la chiusura: «Le responsabilità non si trasferiscono con una firma. Le scelte compiute devono essere spiegate ai cittadini».

#segrate #datacenter #francescodichio #rositano #nuoveprospettive #exCISE #redecesio #lavanderie #politicalocale #sudestmilano