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Peschiera, data center di San Bovio, il racconto di Blundo e le contraddizioni con i quindici punti di AVS

In Consiglio il capogruppo presenta le osservazioni come prova della distanza dal progetto. Ma nel comunicato stampa ripreso da 7giorni il 13 gennaio 2025 AVS riconosceva un’opportunità per San Bovio e chiedeva di migliorare l’accordo con Microsoft, non di annullare l’insediamento.

Peschiera Borromeo, 30 ottobre 2026. Le criticità erano scritte. Ma era scritto anche il riconoscimento dell’opportunità. Nella ricostruzione proposta da Christian Blundo in Consiglio comunale, questo secondo elemento resta fuori dal racconto. Eppure è decisivo per comprendere quale fosse la posizione di Alleanza Verdi e Sinistra sul data center di San Bovio. Il capogruppo richiama le osservazioni presentate al sindaco come testimonianza delle distanze di AVS. Quel testo, però, non chiedeva di cancellare l’insediamento: proponeva di migliorarne le condizioni, ricavandone benefici e costruendo una collaborazione con Microsoft. Presentarlo soltanto come un documento di dissenso ne restituisce una lettura parziale.

L’opportunità riconosciuta nero su bianco

Il comunicato stampa ripreso nell’articolo di 7giorni del 13 gennaio 2025 denunciava numerose criticità. Ma nel documento allegato, firmato da Franco Brioschi, allora capogruppo di AVS, successivamente dimessosi e sostituito da Blundo, la premessa alle quindici osservazioni riconosceva che progetto e investimenti potevano «rappresentare un’opportunità per la città e per la frazione di San Bovio». Non è una sfumatura. È il presupposto politico delle richieste successive. AVS valutava positivamente anche il consumo di suolo zero e indicava nella vicenda l’occasione per una collaborazione stabile tra pubblico e privato. Chi riconosce un’opportunità e propone come svilupparla esprime una disponibilità condizionata. Non una contrarietà all’insediamento.

Tre esempi che il racconto attuale non chiarisce

Il punto 10 chiedeva un accordo con Microsoft per una politica locale sulla neutralità climatica e sulla biodiversità, attraverso un piano diffuso di forestazione urbana. Si proponeva dunque una collaborazione ambientale con l’operatore. Il punto 11 chiedeva sostegno, anche economico, alle associazioni impegnate nell’accoglienza e nell’aiuto alle persone fragili. AVS attribuiva a Microsoft la possibilità di avere «un ruolo positivo e concreto». Il punto 13 proponeva finanziamenti per progetti didattici e laboratori informatici, prospettando Microsoft come sponsor delle scuole e fornitore annuale di tecnologia. Sono richieste precise, che immaginano una presenza dell’azienda inserita nella vita cittadina. Anche il punto 14, dedicato alla futura dismissione, chiedeva garanzie per il recupero dell’area: una tutela formulata dentro la prospettiva della realizzazione.

«Non un atto di condivisione»: ma quale parte non era condivisa?

Nel Consiglio del 29 ottobre Blundo ha descritto la scelta di non aprire una crisi di maggioranza: «Fu un atto di responsabilità, non un atto di condivisione». Ha poi chiesto di verificare gli strumenti disponibili per sospendere l’avanzamento del progetto. Nell’intervento riportato da 7giorni emerge una distanza politica netta. Ma il documento precedente obbliga a una domanda: AVS non condivideva il progetto oppure riteneva insufficienti le condizioni della convenzione? Non sono la stessa posizione. Le osservazioni confermano che AVS aveva sollevato problemi. Non autorizzano a cancellare il giudizio sull’opportunità, le proposte di collaborazione e i benefici attesi.

La spiegazione che manca

Blundo ha precisato che la realizzazione “a tutti i costi” non faceva parte degli accordi di maggioranza. Allora occorre indicare quali condizioni fossero irrinunciabili, quali siano state respinte e perché quelle eventualmente accolte non bastino. Cambiare posizione è legittimo. Ricostruire il passato richiede completezza. Finché non verrà spiegato il passaggio dall’opportunità da migliorare alla possibile sospensione, resterà una contraddizione politica tra il significato attribuito oggi a quei quindici punti e ciò che effettivamente proponevano.

Una svolta politica o uno smarcamento?

Resta una domanda politica: AVS ha cambiato posizione oppure sta raccontando il proprio passato in modo da accentuare una distanza che quei quindici punti non esprimevano negli stessi termini? La richiesta di valutare la sospensione nasce da condizioni non rispettate o risponde anche alla necessità di smarcarsi da un progetto diventato impopolare? È un tentativo di recuperare credibilità ambientale e contenere possibili conseguenze nelle prossime elezioni politiche o amministrative? Sono interrogativi politici, non intenzioni dimostrate. Ma il contrasto tra le aperture di allora e il racconto di oggi rende necessaria una risposta. La questione investe anche Paola Baratelli, assessora di AVS nell’esecutivo di Andrea Coden. Condivide la posizione espressa da Blundo? Ritiene anche lei necessario verificare la sospensione dell’intervento? E come concilia questa richiesta con la permanenza nella Giunta che ne ha approvato i passaggi? Nel confronto qui ricostruito manca una sua risposta pubblica su questi punti. Un chiarimento permetterebbe di capire se Blundo esprima una posizione condivisa da tutta AVS o se esistano differenze dentro il gruppo. E il livello provinciale del partito quale linea sostiene: quella dell’opportunità da migliorare o quella della possibile sospensione?
Giulio Carnevale

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