Immigrazione irregolare, il costo che drena risorse al welfare: oltre un miliardo l’anno
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- 22 settembre 2026 Attualità Dall'Italia
Sanità, centri di accoglienza, assistenza e interventi sociali impegnano risorse pubbliche che non possono essere utilizzate contemporaneamente per anziani, disabili, famiglie e povertà.
Quanto costa alla collettività la presenza degli immigrati irregolari in Italia? E soprattutto: quelle risorse potrebbero essere utilizzate per rafforzare il welfare destinato a famiglie, anziani, disabili e persone in difficoltà?
La risposta parte da un principio elementare di finanza pubblica: ogni risorsa destinata a una determinata finalità non può essere contemporaneamente impiegata per un'altra. Questo non significa che, eliminando una spesa, il denaro sarebbe automaticamente trasferito alle pensioni o ai servizi sociali. Significa però che esiste un costo-opportunità nella distribuzione di risorse pubbliche limitate.
Oltre un miliardo per i centri
Uno dei numeri più significativi emerge dai documenti parlamentari relativi al bilancio dello Stato.
Per il 2025 il capitolo del Ministero dell'Interno relativo alle «spese per l'attivazione, la locazione, la gestione dei centri di trattenimento e di accoglienza per stranieri irregolari» disponeva, a legislazione vigente, di circa 1,022 miliardi di euro. La legge di bilancio prevedeva inoltre un rifinanziamento di 200 milioni di euro per il 2025 per assicurare l'accoglienza dei migranti arrivati sul territorio nazionale. Per il 2026 e 2027 il medesimo capitolo presentava stanziamenti nell'ordine dei 995 milioni annui.
È una cifra che dà la dimensione economica del fenomeno, anche se la denominazione contabile non consente di sostenere che ogni euro sia speso esclusivamente per persone che rimangono giuridicamente irregolari durante tutto il percorso: nei sistemi di accoglienza entrano infatti anche persone che presentano domanda di protezione internazionale.
Quasi 59 milioni per l'assistenza sanitaria
Esiste poi la sanità.
Gli stranieri non in regola con le norme sull'ingresso e sul soggiorno non sono privi di assistenza. Il Ministero della Salute stabilisce che hanno diritto alle cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o essenziali, anche continuative, attraverso il codice STP, Straniero Temporaneamente Presente.
Per il 2023 abbiamo individuato nei provvedimenti ministeriali una spesa comunicata dalle Regioni di 58.956.842,95 euro per queste prestazioni. Nel 2022 erano 61.664.992,45 euro.
Sono quasi 59 milioni che rappresentano una voce specificamente riconducibile all'assistenza sanitaria degli stranieri non in regola con ingresso e soggiorno.
Altri 269 milioni per l'emergenza accoglienza nel 2025
A questa struttura di spesa si affianca il Fondo per le misure urgenti connesse all'accoglienza dei migranti.
Il Ministero dell'Interno ha quantificato le risorse in 172,7 milioni di euro per il 2024, 269,2 milioni per il 2025 e 185 milioni per il 2026. Il Fondo sostiene anche i Comuni interessati dall'accoglienza e interventi per i minori stranieri non accompagnati.
Anche questi importi non possono essere attribuiti integralmente agli irregolari: comprendono categorie diverse. Possono però essere considerati parte del costo pubblico determinato dalla gestione degli arrivi e dell'accoglienza.
Il confronto con il welfare dei Comuni
È proprio confrontando questi numeri con il welfare territoriale che emerge il tema delle priorità.
Secondo Istat, nel 2022 i Comuni hanno impegnato 10,9 miliardi di euro per servizi sociali e socio-educativi. Al netto della compartecipazione degli utenti e del Servizio sanitario nazionale, la spesa corrente comunale era di 8,9 miliardi.
Di queste risorse, il 27,5% è andato alle persone con disabilità, il 14,8% agli anziani e il 9% alla povertà e all'esclusione sociale. Il 5,1% è stato destinato all'area “Immigrati, Rom, Sinti e Caminanti”.
In valori assoluti, quest'ultima voce valeva circa 452 milioni di euro, 102 milioni in più rispetto all'anno precedente.
Ma anche in questo caso occorre evitare una sovrapposizione: i 452 milioni non rappresentano il costo degli immigrati irregolari. La categoria Istat è molto più ampia.
Un dato significativo riguarda le strutture residenziali: nel 2022 hanno assorbito 276 milioni di euro per poco più di 34mila utenti dell'area immigrazione, contro 189 milioni nel 2021.
Un conto che non può essere ottenuto sommando tutto
Sarebbe suggestivo sommare 1,022 miliardi per i centri, 269 milioni del Fondo accoglienza, 59 milioni di sanità e 452 milioni dei Comuni e sostenere che gli irregolari costino quasi 1,8 miliardi.
Ma sarebbe un conto statisticamente scorretto.
Alcune voci si sovrappongono e, soprattutto, comprendono richiedenti asilo, minori stranieri non accompagnati, persone successivamente regolarizzate e immigrati regolari.
Il dato certo è invece che la gestione dell'immigrazione irregolare e degli arrivi produce una spesa pubblica rilevante, distribuita fra Stato, sanità, sistema di accoglienza ed enti territoriali.
Risorse che hanno inevitabilmente un costo-opportunità
È qui che si chiude il ragionamento sul welfare.
Nel 2022 la spesa sociale comunale media era di appena 150 euro per abitante, scendendo a 78 euro nel Mezzogiorno. Istat rileva inoltre che oltre metà del welfare territoriale viene finanziato direttamente attraverso risorse proprie dei Comuni e delle loro forme associative.
Parallelamente lo Stato deve finanziare centri di accoglienza e trattenimento, assistenza sanitaria, strutture residenziali e gestione amministrativa dei flussi migratori.
Non è possibile affermare che un miliardo risparmiato sull'immigrazione diventerebbe automaticamente un miliardo per anziani o disabili: la destinazione delle risorse dipende dalle scelte di bilancio di Governo, Parlamento ed enti territoriali.
Ma economicamente il costo-opportunità esiste. Il denaro pubblico utilizzato per gestire l'immigrazione irregolare è denaro che, nello stesso momento, non può finanziare un'altra politica pubblica.
Ed è questo il nodo del dibattito: non stabilire se agli irregolari debbano essere negate prestazioni essenziali previste dalla legge, ma chiedersi quanto costa complessivamente la loro presenza e quale impatto abbia quella spesa su un sistema di welfare che dispone di risorse limitate e deve già rispondere alle esigenze di anziani, disabili, famiglie e persone in povertà.
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Redazione