Incendi in Piemonte: 700mila alberi distrutti, ci vorranno 70 anni per far rinascere i boschi

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Gli incendi in Piemonte hanno già devastato 900 ettari di bosco e distrutto 700mila alberi. Una catastrofe ambientale che riguarda da vicino anche la Lombardia, confinante con le zone più colpite.

Gli incendi in Piemonte stanno scrivendo una delle pagine più buie della storia ambientale del Nord Italia. I numeri fanno impressione: 900 ettari di bosco ridotti in cenere, 700mila alberi distrutti, biodiversità devastata. E per tornare alla normalità ci vorranno almeno settant'anni. Non è una previsione catastrofista: è quello che dicono gli esperti forestali.

Incendi in Piemonte: le fiamme non si fermano nel Verbano Cusio Ossola

Il fronte più caldo è quello di Premosello Chiovenda, nel Verbano Cusio Ossola. Nelle ultime ore si sono riattivati due fronti di fuoco pericolosi. Uno si trova nella zona sotto la Cola, proprio sopra la frazione di Colloro. L'altro corre lungo la strada che porta alla località di Lut.

Le squadre di terra lavorano senza sosta. Ma il rogo continua a covare sotto la vegetazione anche nell'area industriale tra Premosello e Cuzzago, vicino agli impianti di Cipir e Liquigas. Lì il presidio è ininterrotto. Non ci si può permettere distrazioni.

Il Verbano Cusio Ossola confina direttamente con il territorio lombardo. Chi conosce queste valli sa quanto siano intrecciate: stesse montagne, stessi boschi, stessa aria. Non è una notizia lontana.

Allerta per i più fragili: polveri sottili e gas tossici

Il Comune di Premosello ha diramato un avviso di estrema allerta. Il motivo è la conformazione geografica: la conca di Colloro trattiene i fumi senza lasciarli disperdere. Risultato? Accumulo di sostanze tossiche e di polveri sottili come PM2.5 e PM1. Invisibili a occhio nudo, ma capaci di raggiungere le parti più profonde dei polmoni.

Le categorie più a rischio sono quelle che ci si aspetta: neonati, anziani, persone con problemi cardiaci o respiratori. L'invito delle autorità è stato chiaro: lasciate le vostre case, almeno temporaneamente. Per chi è rimasto, raccomandazioni precise: sigillare gli infissi, umidificare le stanze, idratare spesso i bambini.

Nulla di molto diverso da quello che ogni estate sentiamo nelle città lombarde durante le ondate di calore e le giornate con smog fuori controllo. Solo che qui la fonte non è il traffico: sono i boschi che bruciano.

700mila alberi distrutti: il bilancio degli incendi in Piemonte

Il quadro complessivo è quello di un disastro naturalistico senza precedenti per la regione. Le fiamme sono partite da fulmini durante i temporali estivi. Poi il caldo le ha alimentate: a Domodossola si sono toccati i 39 gradi. Da lì, il salto alle province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola è stato rapido.

Le stime ufficiali parlano di 700mila alberi distrutti. Un numero che fa girare la testa. Non è solo una questione estetica o sentimentale. Quegli alberi erano habitat. Erano rifugio. Erano cibo e riparo per migliaia di specie animali.

La microfauna è stata decimata. I grandi mammiferi — caprioli, camosci — sono fuggiti verso i centri abitati, spaventati. Chi vive in Lombardia e frequenta le valli prealpine sa cosa significa trovare un capriolo in paese: di solito è un segnale che qualcosa nel bosco non va.

Vale la pena ricordare che anche la nostra regione non è immune da questi rischi. Ne abbiamo parlato anche su questo sito: Laghi italiani sotto pressione: siccità, PFAS e inquinamento mettono in ginocchio i bacini lombardi. La siccità e il caldo estremo non rispettano i confini amministrativi.

Settant'anni per far rinascere i boschi

Settant'anni. Tanto ci vorrà, secondo gli esperti, per vedere i boschi bruciati tornare a quello che erano. Una stima che mette i brividi, soprattutto se la si mette in prospettiva: chi ha oggi vent'anni non vedrà mai quei boschi come li conosceva.

La Regione Piemonte ha già messo in campo un piano d'azione straordinario. A presentarlo è stato l'assessore regionale alla Montagna, Marco Gallo. Prima di procedere con piantumazioni artificiali, si valuterà la capacità naturale di rigenerazione del suolo. Non sempre piantare in fretta è la scelta giusta. I boschi hanno i loro tempi. Forzarli può produrre risultati peggiori dell'attesa.

È un approccio che ricorda le discussioni che si fanno anche in Lombardia dopo gli eventi atmosferici estremi che devastano le foreste alpine. La tentazione di intervenire subito è forte. Ma la natura, se lasciata fare, spesso sa come ripartire.

Un problema che riguarda tutto il Nord Italia

Sarebbe sbagliato guardare a questa crisi come a un fatto piemontese. Gli incendi in Piemonte sono un campanello d'allarme per tutto il Nord. La Lombardia condivide con il Piemonte centinaia di chilometri di confine montano. Gli stessi boschi, gli stessi ecosistemi, le stesse vulnerabilità.

Il cambiamento climatico sta rendendo le estati sempre più secche e calde. I boschi stressati dalla siccità bruciano più facilmente. E i temporali estivi, invece di portare sollievo, scaricano fulmini su vegetazione inaridita. Un cocktail pericoloso che conoscono bene anche i Vigili del Fuoco lombardi.

Non a caso, proprio su queste pagine abbiamo già approfondito il tema del cambiamento climatico e della percezione che ne hanno gli italiani, Lombardia compresa. La preoccupazione è alta. Ma preoccuparsi non basta: serve investire in prevenzione, in gestione forestale attiva, in sistemi di allerta precoce.

Sul fronte dell'informazione ambientale, anche Paullese, il Turista Spazzino ripulisce una piazzola: «Ho riempito la Panda, ma ci vorrebbe un tir» racconta, a modo suo, quanto il territorio locale soffra dell'incuria ambientale. Problemi diversi, stessa radice culturale.

Cosa ci insegnano gli incendi in Piemonte

Tre lezioni, almeno, si possono trarre da questa vicenda.

Prima: il bosco non è uno sfondo. È un sistema vivente complesso, che impiega decenni a costruirsi e può sparire in poche ore.

Seconda: le emergenze ambientali non si gestiscono solo con i canadair. Servono prevenzione, manutenzione del territorio, politiche forestali serie.

Terza: la salute pubblica e la salute dell'ambiente sono la stessa cosa. Le polveri sottili generate dagli incendi in Piemonte entrano nei polmoni dei bambini di Colloro esattamente come lo smog milanese entra in quelli dei bambini di periferia. Non c'è differenza.

Intanto, i Vigili del Fuoco continuano a lavorare. Le province di Verbano Cusio Ossola, Vercelli e Torino sono presidiate. La situazione, riferiscono le autorità, è in progressivo miglioramento. Ma alcuni focolai restano attivi. E il caldo non accenna a calare.

Settant'anni di attesa. È il prezzo di qualche giorno di fuoco.