Sangue e lacrime per raccontare la vulnerabilità: Virginia Ryan in mostra allo Spazio Hasita
Dal 17 ottobre al 18 dicembre in via Venini «Even, Sometimes», a cura di Matteo Pacini. Due progetti speculari sul ciclo mestruale e sul pianto maschile per i tre anni dello spazio di NoLo
Due progetti, una domanda
Il corpo come materia, memoria e terreno di confronto con i tabù. Dal 17 ottobre al 18 dicembre lo Spazio Hasita di via Venini 58 ospita "Even, Sometimes", la mostra dell'artista Virginia Ryan a cura di Matteo Pacini. L'inaugurazione è sabato 17 ottobre alle 18, su invito.
La mostra riunisce due lavori recenti, Even Goddesses Bleed Sometimes ed Even Men Cry Sometimes: il primo dedicato al sangue mestruale, il secondo al pianto maschile. Due esperienze del corpo che l'artista usa per interrogare i modelli sociali e ciò che a uomini e donne è stato permesso, o negato, di mostrare.
«Il corpo che si fa materia prima. Non più soggetto o immagine da rappresentare ma sostanza da attraversare, cucire, tradurre», scrive il curatore Matteo Pacini.
Dal ricamo in Kerala alle cartoline
Il progetto sul ciclo mestruale nasce dalla lettura di un testo antropologico indiano e si sviluppa tra pittura, disegno e ricamo, realizzati tra Italia e India. Il ricamo entra nel lavoro di Ryan a Trevi, in Umbria, dove l'artista ha la sua casa-studio, e prosegue in Kerala con una collaborazione con gruppi di ricamatrici di Calicut.
Even Men Cry Sometimes parte invece dalle lacrime di Cristo in un dipinto di Benedetto Bonfigli del 1495. Ryan ha chiesto a uomini di diverse parti del mondo di inviarle una cartolina con il racconto dell'ultima volta in cui hanno pianto. Ne è nato un archivio aperto, destinato a crescere con nuove testimonianze.
I tre anni di Spazio Hasita
Nata a Victoria, in Australia, Virginia Ryan ha lavorato tra Europa, Africa, Medio Oriente e Sud America, usando fotografia, pittura, collage, installazione e tessuto. La mostra coincide con il terzo anniversario di Spazio Hasita, realtà aperta nel 2023 nel quartiere NoLo da Haluk Terzioglu, nel recupero di una ex bottega storica rimasta chiusa per oltre dieci anni. Uno spazio che mette in dialogo arte, design e quartiere, nel segno del motto "Everything begins with people".
La ricerca sul sangue si collega a un'esperienza precedente: nel 2013 Ryan aveva partecipato al progetto collettivo Il sangue delle donne. Tracce di rosso sul panno bianco, ideato da Manuela De Leonardis, che coinvolse artiste internazionali su antichi panni di lino. L'antropologo Ivan Bargna ha parlato, a proposito del suo lavoro, di una "biografia plurale", costruita attraverso l'incontro con luoghi, comunità e culture diverse.
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Redazione