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Peschiera Borromeo, 1.200 firme contro il Data Center di San Bovio in pieno agosto: una mobilitazione senza il sostegno di alcun partito

Il progetto del datacenter a San Bovio
Il progetto del datacenter a San Bovio

La petizione lanciata il 9 agosto ha raggiunto in poco più di una settimana 1.200 sottoscrizioni verificate. Un risultato ancora più significativo perché, a differenza di quanto accade in altre parti d'Italia, a Peschiera Borromeo il fronte del «no» non può contare sul sostegno organizzato dei partiti politici dei verdi e della sinistra che qui sono in amministrazione

PESCHIERA BORROMEO, 17 agosto 2026 – Continua a crescere rapidamente la petizione contro la realizzazione del Data Center di San Bovio, nell'area dell'ex Postalmarket. Nel giro di poche ore il numero delle adesioni ha fatto registrare un nuovo balzo: la raccolta pubblicata su Change.org ha raggiunto 1.200 firme verificate, come riportato dalla piattaforma al momento dell'ultimo aggiornamento. Un dato ancora più significativo considerando che l'iniziativa è stata avviata soltanto il 9 agosto 2026.

Da mille a 1.200 firme in poche ore

La velocità con cui stanno aumentando le sottoscrizioni è uno degli elementi più rilevanti della mobilitazione. La petizione, promossa da Massimo Pirri e dal movimento No Data Center, è intitolata «NO alla costruzione del data center a Peschiera Borromeo (Mi) - frazione San Bovio».

Il risultato raggiunto in poco più di una settimana mostra come il tema abbia raccolto una forte attenzione, in particolare nella frazione di San Bovio, direttamente interessata dall'intervento previsto nell'area dell'ex Postalmarket.

Una mobilitazione nata senza l'appoggio dei partiti

C'è però un elemento che rende le 1.200 sottoscrizioni ancora più significative: dietro alla petizione non c'è la macchina organizzativa di un partito politico. Non ci sono sezioni territoriali impegnate nella raccolta, consiglieri regionali o parlamentari schierati a sostegno della protesta, né una struttura politica nazionale capace di amplificare la mobilitazione.

Un'anomalia rispetto a quanto sta accadendo in diverse parti d'Italia, dove le contestazioni alla realizzazione di nuovi Data Center hanno trovato interlocutori soprattutto nell'area della sinistra, della sinistra radicale, nei movimenti ambientalisti e, in particolare, in Alleanza Verdi e Sinistra.

A Peschiera Borromeo emerge invece un evidente cortocircuito politico. Le forze che tradizionalmente fanno della tutela ambientale, del consumo di suolo e della difesa delle risorse naturali alcuni dei propri temi identitari si trovano infatti all'interno dell'area politica che sostiene l'Amministrazione comunale. Una situazione che inevitabilmente rende più complicato assumere le stesse posizioni radicalmente contrarie che altrove vengono sostenute sui Data Center.

Una dinamica che, con caratteristiche proprie, emerge anche nella vicina Segrate, altro territorio interessato da importanti insediamenti tecnologici e nel quale le forze progressiste e ambientaliste partecipano al governo cittadino. Il risultato è un paradosso politico: principi e battaglie sostenuti a livello nazionale sembrano diventare molto più sfumati quando le stesse forze politiche hanno responsabilità dirette nelle amministrazioni chiamate a confrontarsi con questi progetti.

Le preoccupazioni indicate dai promotori

Nel testo della petizione i promotori manifestano preoccupazioni per le dimensioni della struttura e per le possibili conseguenze sul territorio. Tra i temi sollevati figurano l'impatto visivo, il rumore prodotto dall'attività del Data Center, l'illuminazione notturna, i consumi energetici e idrici e le possibili ripercussioni ambientali.

Particolare attenzione viene dedicata alla vicinanza con il fontanile Gambarone e con il Parco Agricolo Sud Milano. Secondo quanto riportato dai promotori, l'edificio dovrebbe raggiungere i 19 metri di altezza, mentre i camini arriverebbero a 25 metri. La petizione solleva inoltre dubbi sull'utilizzo dell'acqua di falda e sulle possibili conseguenze per l'ecosistema locale. Si tratta, è bene precisarlo, delle contestazioni e delle valutazioni formulate dai promotori della raccolta firme.

Le promesse sul verde alla prova dei fatti

Le preoccupazioni espresse da chi contesta il progetto risultano ancora più comprensibili alla luce delle recenti inchieste di 7giorni sulla gestione del verde pubblico a Peschiera Borromeo. Il progetto del Data Center prevede infatti, tra le opere di mitigazione e compensazione ambientale, la messa a dimora di numerose essenze arboree e arbustive nell'area e nelle zone interessate dagli interventi collegati. Un elemento certamente positivo sulla carta, ma che inevitabilmente deve essere confrontato con quanto documentato nelle ultime settimane sul territorio comunale. I sopralluoghi di 7giorni hanno evidenziato numerose nuove piantumazioni morte o in grave sofferenza in diverse zone della città, sollevando interrogativi sulla manutenzione successiva alla messa a dimora e, soprattutto, sull'irrigazione nei periodi più critici. Il punto, dunque, non è soltanto quanti nuovi alberi verranno piantati nell'ambito del progetto del Data Center, ma chi dovrà occuparsene negli anni successivi, con quali risorse e attraverso quale programma di manutenzione e irrigazione. Alla luce delle criticità già riscontrate, appare ragionevole che i cittadini chiedano garanzie precise affinché le compensazioni ambientali annunciate non rimangano semplicemente numeri sulla carta, ma si traducano in un patrimonio verde capace realmente di attecchire, crescere e durare nel tempo.

Il confronto sul futuro dell'ex Postalmarket

Il progetto prevede la trasformazione della vasta area dell'ex Postalmarket, rimasta inutilizzata per anni, attraverso la realizzazione di un Data Center. L'intervento ha aperto da tempo un confronto tra chi considera il progetto un'occasione per recuperare un'area dismessa e chi teme invece che una struttura di queste dimensioni possa produrre conseguenze negative per San Bovio e per il territorio circostante.

La petizione rappresenta adesso uno degli elementi più visibili di questa opposizione. Il passaggio prima delle mille firme e, a distanza di poche ore, il raggiungimento delle 1.200 sottoscrizioni indicano che la mobilitazione non si è fermata dopo il primo traguardo.

Un risultato che pesa ancora di più

È proprio l'assenza di un sostegno politico organizzato a dare un peso particolare al risultato raggiunto. Milleduecento persone hanno sottoscritto la petizione in poco più di una settimana senza che il fronte del «no» sia stato trainato dai partiti che, in altri territori italiani, stanno invece partecipando direttamente alle mobilitazioni contro i Data Center.

Una petizione online non ha naturalmente valore deliberativo e non determina da sola le decisioni amministrative sul progetto. Ma il numero raggiunto rappresenta ormai un dato destinato inevitabilmente a entrare nel confronto politico cittadino. E pone anche una domanda alle forze ambientaliste e della sinistra locale: come conciliare le battaglie sostenute a livello nazionale con le scelte compiute nei territori nei quali si governa?

La raccolta resta aperta e il contatore continua a muoversi. Sarà quindi importante verificare nei prossimi giorni fino a quale numero arriveranno le adesioni e, soprattutto, quali iniziative decideranno di intraprendere i promotori per portare le richieste dei firmatari all'attenzione dell'Amministrazione comunale e degli altri soggetti coinvolti nel progetto.