Sanità, le pagelle della Regione: l'Asst Melegnano-Martesana è ultima
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- 23 aprile 2026
Regione Lombardia ha valutato i direttori generali degli ospedali pubblici: il voto vale fino a 31mila euro in busta paga. La manager del nostro territorio si ferma a 79 punti su 100, ultima in classifica tra i direttori ancora in carica
Ogni anno Regione Lombardia consegna una pagella ai direttori generali delle Asst e delle Ats lombarde. Non è un esercizio burocratico: il 20% del loro stipendio — una cifra che può arrivare a circa 31mila euro — dipende proprio da quel voto. I decreti sono arrivati poco prima di Pasqua, e i risultati raccontano qualcosa di molto preciso anche sul nostro territorio.
Roberta Labanca, direttrice generale dell'Asst Melegnano-Martesana, si è fermata a 79 punti su 100. Sette voti più dell'ultima volta quindi è in miglioramento rispetto all'anno precedente, anche se rimane ultima in classifica tra i direttori generali lombardi ancora in carica, il punteggio in crescita fa ben sperare per il futuro. Un risultato che comunque non sorprende chi segue le vicende sanitarie del Sud Est milanese: i comitati del territorio chiedono da tempo più medici di medicina generale e, soprattutto, un nuovo ospedale. Richieste rimaste sostanzialmente inevase.
Come funziona il sistema di valutazione
Il meccanismo è semplice nelle linee generali, un po' meno nei dettagli. Con una delibera del maggio 2025 Palazzo Lombardia ha fissato gli obiettivi per ogni struttura. Si va dall'abbattimento delle liste d'attesa all'attivazione delle Case di comunità e degli Ospedali di comunità, dai risultati delle campagne vaccinali alla costruzione di percorsi dedicati ai pazienti cronici e fragili.
Settanta punti su cento vengono assegnati dagli uffici della direzione generale Welfare, che calcolano il punteggio tecnico. I direttori possono contestare e chiedere una revisione. I restanti 30 punti, invece, li decide la politica: un comitato ristretto composto dal presidente Attilio Fontana, dal vicepresidente Marco Alparone e dall'assessore al Welfare Guido Bertolaso valuta i cosiddetti «comportamenti manageriali». Il minimo per incassare l'incentivo è 60 punti. Chi non lo raggiunge non riceve il bonus e, in più, si porta dietro una bocciatura formale che pesa sulla verifica biennale dell'incarico.
Chi ha preso i voti migliori
In cima alla classifica c'è Claudio Sileo, direttore dell'Ats di Brescia, con 93 punti. L'anno scorso era già arrivato a 92. Poco sotto troviamo Alberto Zoli, numero uno dell'ospedale Niguarda di Milano (92 punti): ha gestito i complicati preparativi sanitari per le Olimpiadi invernali, e la Regione gliene ha dato atto. Terzo posto a quota 91, condiviso da Silvano Casazza dell'Ats di Milano, da Corrado Scolari dell'Asst Valcamonica e da Lorella Cecconami dell'Ats di Pavia — quest'ultima, però, è scesa rispetto ai 96 punti dell'anno scorso, quando guidava la classifica. La maggior parte dei direttori si colloca tra 83 e 89 punti, con una media generale in crescita rispetto al 2024.
Il fanalino di coda e la situazione a Melegnano
Roberta Labanca chiude la classifica con 79 punti, il risultato più basso tra i direttori generali lombardi attualmente in carica. Chi si chiede perché nell'articolo originale del Corriere della Sera compaia un punteggio ancora più basso — 74 punti, attribuito a Giuseppe Micale — deve sapere che Micale non è più in sella: guidava l'Asst Sette Laghi di Varese fino ad agosto scorso, quando è stato sostituito da Mauro Moreno a causa di difficoltà nella gestione dei farmaci. La sua valutazione riguarda quindi un incarico già concluso. Tra chi è ancora al proprio posto, il fanalino di coda è la nostra Asst.
L'Asst Melegnano-Martesana copre un territorio vasto, che va da Peschiera Borromeo a Melegnano, da Vizzolo Predabissi a tutta la Martesana. Un'area con decine di migliaia di abitanti che da anni segnala carenze strutturali: la mancanza di medici di base, liste d'attesa lunghe, e la questione del nuovo ospedale che torna periodicamente sui tavoli istituzionali senza trovare risposta definitiva. Il voto di 79 punti fotografa una situazione che i cittadini del territorio già conoscono bene.
Certo, la valutazione regionale non dice tutto. Ci sono variabili che il punteggio non cattura: le risorse assegnate, le carenze di personale che affliggono l'intero sistema sanitario nazionale, le specificità di un territorio frammentato tra comuni piccoli e medi. Ma un risultato in fondo alla classifica, in un anno in cui la media complessiva è addirittura migliorata, è un dato che non si può ignorare.
La domanda che il territorio si pone è sempre la stessa: quando arriveranno risposte concrete?
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Redazione