San Giuliano, il suprematista 22enne arrestato a Borgolombardo: l’indagine partita dalla segnalazione di un amico
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- 30 ottobre 2026
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Il giovane abitava nella frazione sangiulianese. Una visita nella sua casa avrebbe fatto emergere i presunti progetti contro una sinagoga milanese e un luogo di preghiera a San Donato. Segala e Castelgrande ringraziano i carabinieri e condannano ogni forma di estremismo
Abitava a Borgolombardo, la frazione di San Giuliano Milanese dove giovedì 29 ottobre è stato arrestato dai carabinieri del Ros, il 22enne indagato per addestramento ad attività con finalità di terrorismo. A dare origine all’inchiesta sarebbe stata la preoccupazione di un amico: dopo averlo incontrato nella sua abitazione e ascoltato i suoi progetti, il ragazzo aveva deciso di rivolgersi ai carabinieri.
La custodia cautelare in carcere è stata disposta dal gip del Tribunale di Milano su richiesta della Procura. Il radicamento del giovane a Borgolombardo emerge anche dalle nuove ricostruzioni sulla vicenda, che ha suscitato apprensione nel quartiere.
La visita e la decisione di avvertire i carabinieri
Il primo passaggio dell’indagine risale al 25 agosto, quando l’amico si è presentato ai carabinieri nel Lodigiano. Undici giorni prima, durante una visita a casa del 22enne, avrebbe notato simboli nazisti e oggetti dall’aspetto di armi, privi del tappo rosso.
A preoccuparlo sarebbero state soprattutto le parole del giovane, che gli avrebbe illustrato l’intenzione di attaccare una sinagoga e un luogo di culto islamico, mostrandogli sul cellulare anche uno scritto di rivendicazione. Da quella segnalazione sono partiti gli approfondimenti che hanno condotto alla misura cautelare.
Il giorno successivo è scattata la perquisizione: sono stati sequestrati riproduzioni di armi e armi da softair, munizioni a salve, due taser e un iPhone. Il materiale rinvenuto va distinto dalle modifiche che, nell’ipotesi accusatoria, il giovane avrebbe progettato: non equivale alla disponibilità di armi da fuoco già trasformate.
Gli obiettivi e l’analisi del telefono
Dall’esame dei dispositivi elettronici il Ros avrebbe ricostruito un’attività continuativa di autoaddestramento. Nei file sarebbero state raccolte istruzioni per preparare esplosivi e modificare armi, insieme a propaganda suprematista, xenofoba e negazionista della Shoah. Gli investigatori avrebbero inoltre individuato elementi relativi al reperimento di sostanze chimiche utilizzabili per confezionare ordigni.
I presunti bersagli erano la sinagoga di via Guastalla a Milano e un luogo di preghiera islamica a San Donato Milanese, indicato nella ricostruzione dell’inchiesta come la Fondazione Giovani per il Bene. La pianificazione e le intenzioni attribuite al giovane restano al centro degli accertamenti giudiziari.
Uno scritto di rivendicazione prima dell’attacco
Tra i documenti acquisiti figurerebbero testi di Anders Breivik, responsabile degli attentati di Oslo e Utøya del 2011, nei quali furono uccise 77 persone, e di Brenton Tarrant, autore dell’attacco contro due moschee a Christchurch, in Nuova Zelanda, nel 2019, che causò 51 morti. Tra i materiali ci sarebbe anche uno scritto di dodici pagine attribuito al 22enne. Il documento sarebbe organizzato attraverso domande e risposte e descriverebbe l’attacco come se fosse già stato compiuto: una rivendicazione anticipata, non il racconto di un attentato realmente avvenuto.
Gli scritti si inseriscono nel quadro di radicalizzazione esaminato dagli investigatori, insieme ai manuali e ai contenuti digitali. L’accusa attribuisce al giovane l’intenzione di agire individualmente, dopo aver raccolto autonomamente informazioni e istruzioni.
Perquisizioni e verifiche sui contatti
L’ipotesi di un progetto solitario non esaurisce gli approfondimenti. Sono state eseguite perquisizioni nei confronti di persone con le quali il giovane avrebbe scambiato propaganda e manuali. Gli accertamenti dovranno chiarire natura e contenuto di queste relazioni: il contatto o lo scambio di materiali non dimostrano, da soli, una partecipazione ai presunti piani.
Segala e Castelgrande: gratitudine all’Arma e condanna dell’odio
Il sindaco Marco Segala e l’assessore alla Sicurezza Daniele Castelgrande, in una dichiarazione congiunta, hanno ringraziato il Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri e il comando provinciale di Milano, sottolineando la professionalità dell’indagine coordinata dalla Procura.
«L’indagine, condotta con altissima professionalità e coordinata dalla Procura di Milano, ha permesso di sventare una minaccia gravissima», hanno dichiarato. Nel loro intervento hanno richiamato la difesa della convivenza civile, della sicurezza e del pluralismo, esprimendo una condanna di tutte le ideologie che alimentano violenza e divisioni.
«Di fronte al diffondersi di qualsiasi forma di odio, radicalismo e fanatismo, ribadiamo una condanna ferma e irremovibile verso ogni tipo di terrorismo e propaganda estremista», hanno aggiunto.
Il messaggio si conclude con un ringraziamento alle donne e agli uomini dell’Arma: «A tutte le donne e gli uomini dell’Arma dei Carabinieri va la nostra più sincera gratitudine per il loro prezioso e insostituibile lavoro quotidiano a tutela della sicurezza, della democrazia e della libertà di tutti i cittadini».
L’inchiesta prosegue per definire la concretezza delle attività preparatorie e le responsabilità dell’indagato, attualmente in custodia cautelare e non ancora giudicato.
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Redazione