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San Giuliano, il suprematista 22enne arrestato a Borgolombardo: l’indagine partita dalla segnalazione di un amico

Il giovane suprematista impugna un fucile in una immagine diffusa dai carabinieri
Il giovane suprematista impugna un fucile in una immagine diffusa dai carabinieri

Il giovane abitava nella frazione sangiulianese. Una visita nella sua casa avrebbe fatto emergere i presunti progetti contro una sinagoga milanese e un luogo di preghiera a San Donato. Segala e Castelgrande ringraziano i carabinieri e condannano ogni forma di estremismo

Abitava a Borgolombardo, la frazione di San Giuliano Milanese dove giovedì 29 ottobre è stato arrestato dai carabinieri del Ros, il 22enne indagato per addestramento ad attività con finalità di terrorismo. A dare origine all’inchiesta sarebbe stata la preoccupazione di un amico: dopo averlo incontrato nella sua abitazione e ascoltato i suoi progetti, il ragazzo aveva deciso di rivolgersi ai carabinieri.

La custodia cautelare in carcere è stata disposta dal gip del Tribunale di Milano su richiesta della Procura. Il radicamento del giovane a Borgolombardo emerge anche dalle nuove ricostruzioni sulla vicenda, che ha suscitato apprensione nel quartiere.

La visita e la decisione di avvertire i carabinieri

Il primo passaggio dell’indagine risale al 25 agosto, quando l’amico si è presentato ai carabinieri nel Lodigiano. Undici giorni prima, durante una visita a casa del 22enne, avrebbe notato simboli nazisti e oggetti dall’aspetto di armi, privi del tappo rosso.

A preoccuparlo sarebbero state soprattutto le parole del giovane, che gli avrebbe illustrato l’intenzione di attaccare una sinagoga e un luogo di culto islamico, mostrandogli sul cellulare anche uno scritto di rivendicazione. Da quella segnalazione sono partiti gli approfondimenti che hanno condotto alla misura cautelare.

Il giorno successivo è scattata la perquisizione: sono stati sequestrati riproduzioni di armi e armi da softair, munizioni a salve, due taser e un iPhone. Il materiale rinvenuto va distinto dalle modifiche che, nell’ipotesi accusatoria, il giovane avrebbe progettato: non equivale alla disponibilità di armi da fuoco già trasformate.

Gli obiettivi e l’analisi del telefono

Dall’esame dei dispositivi elettronici il Ros avrebbe ricostruito un’attività continuativa di autoaddestramento. Nei file sarebbero state raccolte istruzioni per preparare esplosivi e modificare armi, insieme a propaganda suprematista, xenofoba e negazionista della Shoah. Gli investigatori avrebbero inoltre individuato elementi relativi al reperimento di sostanze chimiche utilizzabili per confezionare ordigni.

I presunti bersagli erano la sinagoga di via Guastalla a Milano e un luogo di preghiera islamica a San Donato Milanese, indicato nella ricostruzione dell’inchiesta come la Fondazione Giovani per il Bene. La pianificazione e le intenzioni attribuite al giovane restano al centro degli accertamenti giudiziari.

Uno scritto di rivendicazione prima dell’attacco

Tra i documenti acquisiti figurerebbero testi di Anders Breivik, responsabile degli attentati di Oslo e Utøya del 2011, nei quali furono uccise 77 persone, e di Brenton Tarrant, autore dell’attacco contro due moschee a Christchurch, in Nuova Zelanda, nel 2019, che causò 51 morti. Tra i materiali ci sarebbe anche uno scritto di dodici pagine attribuito al 22enne. Il documento sarebbe organizzato attraverso domande e risposte e descriverebbe l’attacco come se fosse già stato compiuto: una rivendicazione anticipata, non il racconto di un attentato realmente avvenuto.

Gli scritti si inseriscono nel quadro di radicalizzazione esaminato dagli investigatori, insieme ai manuali e ai contenuti digitali. L’accusa attribuisce al giovane l’intenzione di agire individualmente, dopo aver raccolto autonomamente informazioni e istruzioni.

Perquisizioni e verifiche sui contatti

L’ipotesi di un progetto solitario non esaurisce gli approfondimenti. Sono state eseguite perquisizioni nei confronti di persone con le quali il giovane avrebbe scambiato propaganda e manuali. Gli accertamenti dovranno chiarire natura e contenuto di queste relazioni: il contatto o lo scambio di materiali non dimostrano, da soli, una partecipazione ai presunti piani.

Segala e Castelgrande: gratitudine all’Arma e condanna dell’odio

Il sindaco Marco Segala e l’assessore alla Sicurezza Daniele Castelgrande, in una dichiarazione congiunta, hanno ringraziato il Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri e il comando provinciale di Milano, sottolineando la professionalità dell’indagine coordinata dalla Procura.

«L’indagine, condotta con altissima professionalità e coordinata dalla Procura di Milano, ha permesso di sventare una minaccia gravissima», hanno dichiarato. Nel loro intervento hanno richiamato la difesa della convivenza civile, della sicurezza e del pluralismo, esprimendo una condanna di tutte le ideologie che alimentano violenza e divisioni.

«Di fronte al diffondersi di qualsiasi forma di odio, radicalismo e fanatismo, ribadiamo una condanna ferma e irremovibile verso ogni tipo di terrorismo e propaganda estremista», hanno aggiunto.

Il messaggio si conclude con un ringraziamento alle donne e agli uomini dell’Arma: «A tutte le donne e gli uomini dell’Arma dei Carabinieri va la nostra più sincera gratitudine per il loro prezioso e insostituibile lavoro quotidiano a tutela della sicurezza, della democrazia e della libertà di tutti i cittadini».

L’inchiesta prosegue per definire la concretezza delle attività preparatorie e le responsabilità dell’indagato, attualmente in custodia cautelare e non ancora giudicato.