Attenzione alla falsa allerta del bambino che piange: è una bufala che circola da oltre vent'anni. Condividere falsi allarmi può avere conseguenze giuridiche.
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- 13 agosto 2026
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- Views 52 Attualità Dall'Italia
Sui social torna l'immagine attribuita genericamente a Polizia e Carabinieri secondo cui bambini in lacrime verrebbero utilizzati come esca per attirare e aggredire le donne.
Non risultano comunicazioni ufficiali delle forze dell'ordine: la storia circola almeno dal 2005.
Sta tornando a circolare sui social e nelle chat un'immagine presentata come un «avviso di sicurezza per le ragazze», accompagnata addirittura dagli stemmi della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri. Il messaggio invita le donne che incontrassero per strada un bambino in lacrime, con in mano un indirizzo e la richiesta di essere accompagnato, a non seguirlo perché potrebbe trattarsi di un'esca utilizzata da gruppi criminali per attirarle in un luogo isolato e aggredirle.
Il problema è che non si tratta di un avviso ufficiale delle forze dell'ordine. È la nuova veste grafica di una vecchissima catena che periodicamente ricompare sui social network e sui sistemi di messaggistica, generando comprensibile preoccupazione soprattutto tra donne e genitori.
Una bufala nata almeno nel 2005
La storia ha radici molto più lontane di quanto possa far pensare la grafica che sta circolando in queste ore. Già nel luglio 2011 il giornalista informatico Paolo Attivissimo, sul blog Il Disinformatico, ricostruiva la vicenda spiegando che il falso allarme risaliva almeno al 2005 e aveva circolato in numerosi Paesi, tra cui Singapore, Sudafrica, Stati Uniti e Malesia.
Il copione era praticamente identico: un bambino piange, mostra un indirizzo e chiede a una ragazza di accompagnarlo. Dietro quella richiesta si nasconderebbe una banda pronta ad aggredire o violentare la donna. Nel corso degli anni la leggenda è stata modificata e arricchita di particolari sempre più inquietanti, arrivando in alcune versioni persino a raccontare di campanelli elettrificati utilizzati per stordire le vittime.
Nel 2012 veniva attribuita alla Questura di Milano
La bufala era già arrivata da tempo anche in Italia. Nel febbraio 2012 circolava online un messaggio introdotto dalle parole «Da Questura di Milano, un consiglio», che riproponeva sostanzialmente lo stesso racconto e invitava a «passare parola».
Oggi la catena si è semplicemente evoluta: al posto del testo copiato e incollato troviamo una grafica apparentemente istituzionale, con gli stemmi di Polizia e Carabinieri, titoli evidenziati e indicazioni che imitano quelle di una vera campagna di sicurezza. Proprio questa veste può rendere il falso ancora più credibile.
Prima di condividere bisogna verificare
È quindi opportuno evitare di rilanciare automaticamente immagini di questo tipo. La presenza di uno stemma istituzionale non dimostra che un messaggio provenga realmente dall'istituzione rappresentata.
Esiste inoltre un aspetto giuridico da non sottovalutare. L'articolo 658 del Codice penale disciplina il procurato allarme presso l'Autorità e riguarda chi, annunciando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l'Autorità o presso soggetti che esercitano un pubblico servizio. La Cassazione ha chiarito che, in determinate circostanze, l'annuncio può essere anche «mediato», cioè rivolto inizialmente a privati, quando per la sua apparente serietà sia idoneo a provocare l'allarme delle autorità e il loro intervento.
Questo non significa che chiunque inoltri distrattamente questa immagine commetta automaticamente il reato di procurato allarme. Ogni eventuale responsabilità deve essere valutata sul caso concreto. Resta però un principio importante: diffondere consapevolmente notizie false capaci di generare allarme non è necessariamente un comportamento privo di conseguenze.
Se si incontra davvero un bambino solo, bisogna chiamare il 112
Smentire questa bufala non significa naturalmente ignorare un bambino che si trovi realmente solo e in difficoltà. Anzi. Se si incontra un minore apparentemente smarrito, impaurito o in lacrime, è opportuno prestargli assistenza senza abbandonarlo a se stesso e contattare il Numero unico di emergenza 112 o avvisare Polizia o Carabinieri, spiegando dove ci si trova e quanto sta accadendo.
È una precauzione utile innanzitutto per tutelare il bambino e consentire alle autorità di verificare rapidamente la situazione. Non occorre quindi inventare inesistenti bande criminali per dare un consiglio di buon senso: davanti a un minore solo e apparentemente smarrito, chiedere l'intervento delle forze dell'ordine rimane la scelta più prudente.
La sicurezza si tutela anche evitando di trasformare una vecchia leggenda metropolitana in un allarme reale.
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Redazione