Forza Italia nel caos: a Milano si litiga sul sindaco e sul congresso
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- 13 aprile 2026
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- Views 137 Politica Dalla Regione
La "scossa azzurra" agita il partito. Gallera rivendica il nome del candidato, Sorte vuole il congresso regionale subito, Ronzulli frena. E la partita del Comune si intreccia con lo scontro interno
C'è un partito che ribolle. Forza Italia in Lombardia — e a Milano in particolare — attraversa una stagione di tensioni che faticano a restare sotto traccia. Ne parlano i giornali, ne discutono i dirigenti, e le parole che escono dalle interviste non lasciano molto spazio all'interpretazione. Il nodo è doppio: chi sceglie il candidato sindaco per Milano, e se è il momento giusto per fare il congresso regionale. Due domande che sembrano separate ma in realtà si tengono per mano.
Gallera alza la voce: «Il candidato lo sceglie Fi»
Sul Giornale di lunedì 13 aprile, Giulio Gallera — ex assessore regionale al Welfare, oggi consigliere e presidente della Commissione speciale Pnrr — non usa mezzi termini. Il suo messaggio agli alleati del centrodestra è diretto: il candidato sindaco di Milano deve essere scelto da Forza Italia, non negoziato sul tavolo della coalizione come se fosse un posto qualsiasi.
«Abbiamo tutto il diritto di dire che il candidato sindaco a Milano deve essere scelto da Fi» dice Gallera. «Credo che il partito lo debba proporre in maniera forte agli alleati e poi si debba aprire un dibattito su come costruire la campagna e scegliere la figura adatta, pensando che è una partita che si può vincere».
Una posizione chiara, che si inserisce in un ragionamento più ampio: Milano non è una città persa per il centrodestra, è una partita da giocare con ambizione. «Dobbiamo essere autorevoli e pretendere di guidare la partita per Milano», aggiunge il consigliere, che dalla prima ora approva la cosiddetta "rivoluzione azzurra" agitata dalla segreteria nazionale.
Sul profilo del candidato ideale, Gallera apre un dibattito interno senza chiuderlo: civico o politico? «Non si è ancora aperta questa riflessione a livello di vertici», ammette. Il coordinatore regionale Alessandro Sorte ha già spinto per la prima ipotesi, ma Gallera è più cauto: «Personalmente penso che una figura politica in questo momento sarebbe più efficace, ma la riflessione va portata ai massimi livelli».
Il congresso regionale: farlo o aspettare?
L'altro fronte caldo è quello del congresso regionale. Anche qui le posizioni sono distanti, e il confronto interno ha assunto toni sempre meno diplomatici.
Alessandro Sorte, coordinatore regionale, vorrebbe andare subito alla conta: una data già circolata è il 9 maggio, appena due settimane prima della tornata delle Amministrative che in Lombardia coinvolgerà 93 Comuni. Una scelta che molti nel partito giudicano quantomeno avventata.
La Repubblica Milano ricostruisce la mappa delle posizioni: undici coordinatori provinciali su dodici, tra assessori e consiglieri regionali, eurodeputati e gran parte dei deputati lombardi sarebbero favorevoli al congresso. Ma il fronte del rinvio è agguerrito, e parla con la voce di Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato: «Qui il partito è dilaniato e non è il momento di pensare a un congresso regionale».
Gallera si schiera apertamente per il rinvio. «Sono favorevole a un rinvio», dice. «In Lombardia non è il momento giusto per il primo congresso regionale nella storia di Forza Italia». La sua lettura è che ci siano altre priorità più urgenti: consolidare la presenza nella giunta regionale, affrontare le Amministrative imminenti, e soprattutto garantire che il processo congressuale sia davvero democratico e inclusivo. «Dobbiamo fare in modo che un processo democratico iniziato l'anno scorso sia realmente inclusivo e rispetti le posizioni di tutti».
Tessere, firme e il nodo delle regole
A complicare il quadro, c'è anche un tema tecnico-politico che non va sottovalutato. In due anni le tessere di Forza Italia in Lombardia sono cresciute fino a quota 40mila — un dato ufficiale, ma che viene accompagnato da dubbi: l'aumento non corrisponde a un equivalente incremento dei voti. E il regolamento approvato in autunno prevede che i candidati alle segreterie regionali debbano raccogliere firme corrispondenti al 15 per cento degli iscritti in ciascuna provincia della regione. In Lombardia significherebbe passare per dodici province. Un'impresa non banale, soprattutto per eventuali candidati alternativi.
La voce degli altri
Il panorama delle opinioni è variegato. Il deputato Fabrizio Sala prova a trovare una sintesi: «Tenere i congressi e aprire a una fase nuova e totalmente partecipativa è l'obiettivo cui tutti tendiamo, ma non deve restare indietro nessuno». La coordinatrice di Fi Milano, la deputata Cristina Rossello, è sulla stessa linea: «Non si tratta di non fare i congressi, ma di farli bene e per questo ci vuole più tempo». Il deputato Alessandro Cattaneo ricorda che i congressi regionali «mai fatti in 32 anni di storia» andrebbero celebrati «solo in uno spirito unitario, cosa che oggi non si vede in Lombardia».
Di tutt'altro avviso Sorte, che conta i consensi e va dritto: «Undici coordinatori provinciali su 12, tra assessori e consiglieri regionali 12 su 13, tutti i nostri eurodeputati e la gran parte dei deputati sono per lo svolgimento del congresso. Cercheremo di rappresentare anche la minoranza interna. Credo di sintetizzare il sentiment del 90 per cento del partito lombardo».
Sullo sfondo: Berlusconi, Tajani e il nodo nazionale
Tutto questo accade mentre il livello nazionale rimane in ascolto. Dopo l'incontro tra Marina Berlusconi e Antonio Tajani, il governatore del Piemonte Alberto Cirio — incaricato di fare da mediatore — ha avuto un colloquio con Marina Berlusconi per capire come muoversi regione per regione. Il segretario nazionale Tajani è una figura che raccoglie consensi trasversali, e la sua linea sembra essere quella di non forzare la mano: «È difficile non prendere atto delle divisioni esistenti nel partito in Lombardia», ragiona il coordinatore provinciale Graziano Musella.
Nel frattempo, il dibattito sul candidato sindaco di Milano continua a girare a vuoto. Il nome non c'è ancora, la corsia per sceglierlo nemmeno. Quel che è certo è che Forza Italia vuole essere protagonista — non comprimaria — nella partita del Comune. E che per arrivarci dovrà prima mettere ordine in casa propria.
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Redazione