Peschiera, Data center Microsoft di San Bovio, il sindaco Coden è rimasto politicamente solo
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- 25 ottobre 2026
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I partiti della maggioranza prendono le distanze dalla vicenda e nessuno fa davvero quadrato attorno al primo cittadino. La domanda è inevitabile: perché Andrea Coden dovrebbe continuare a portare da solo il peso politico di questa scelta?
Nel momento più difficile della vicenda nessuna forza della maggioranza ha scelto di difendere apertamente la decisione assunta dalla Giunta. PD, AVS e Peschiera Riparte hanno preso posizione sul progetto senza fare quadrato attorno al primo cittadino, mentre dal Movimento 5 Stelle è arrivata la disponibilità a percorrere eventuali strade per fermarlo. E allora la domanda diventa inevitabile: perché Andrea Coden dovrebbe continuare a portare da solo il peso politico di questa scelta?
Una maggioranza che non fa quadrato
PESCHIERA BORROMEO, 25 ottobre 2026 – Domani si parlerà di atti, date, procedure, Piano attuativo, permesso di costruire e di tutto il percorso amministrativo che ha portato al Data center Microsoft di San Bovio. È giusto farlo. Ma nel frattempo è accaduto qualcosa di molto più semplice da comprendere e, politicamente, forse ancora più importante: Andrea Coden è rimasto solo.
Non solo davanti ai cittadini che contestano il progetto. Solo soprattutto dentro la sua stessa maggioranza.
Nelle ultime settimane Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e Peschiera Riparte sono intervenuti pubblicamente sulla vicenda. Con sensibilità e argomentazioni differenti, hanno cercato di spiegare la propria posizione e di rispondere alle preoccupazioni crescenti della città. Ma c'è una cosa che colpisce: nelle prese di posizione pubbliche non si vede una difesa politica netta della scelta compiuta dalla Giunta Coden.
AVS è arrivata a sostenere che Peschiera Borromeo non abbia bisogno di nuovi data center, chiedendo di riaprire il dossier e il confronto con Microsoft.
E il Movimento 5 Stelle? Non ha diffuso un comunicato analogo, ma il 13 ottobre l'assessore Alessandro Amenta, durante il confronto con i cittadini in biblioteca, ha dichiarato: «Se si aprisse uno spiraglio legale per opporci, la Giunta lo percorrerebbe».
Anche il PD guarda soprattutto a ciò che viene dopo
Emblematico è il comunicato del Partito Democratico del 13 ottobre. I Democratici ricordano che «l’iter è stato avviato nel 2023 con la precedente amministrazione» e concentrano poi la loro proposta soprattutto su quello che dovrà accadere da questo momento in avanti: vigilanza sulle prescrizioni, monitoraggi, maggiori garanzie e un tavolo permanente tra cittadini, Comune, enti competenti e operatore.
Sono richieste legittime e, anzi, testimoniano che anche nel PD esiste la consapevolezza della necessità di un rapporto diverso con la popolazione. Ma politicamente colpisce quello che nel comunicato non c'è: non troviamo una vera rivendicazione politica della scelta compiuta dall'attuale Giunta, né una difesa esplicita del sindaco che quella Giunta presiede.
Il PD afferma di voler collaborare con l'Amministrazione e con le altre forze della maggioranza durante la realizzazione dell'opera, ma contemporaneamente propone nuovi strumenti di controllo, aggiornamenti periodici, coinvolgimento dei cittadini e persino un miglioramento della normativa regionale sui data center. È una posizione molto diversa nei toni rispetto a quella espressa dallo stesso PD a luglio, quando Moreno Mazzola sosteneva che il Comune fosse tenuto a rispettare l'esito favorevole del procedimento e che agire diversamente avrebbe potuto esporre l'ente a un contenzioso.
Anche qui, dunque, la sensazione politica è quella di una maggioranza che oggi senta il bisogno soprattutto di spiegare, controllare e correggere il tiro, più che di stringersi attorno alla decisione assunta.
Peschiera Riparte difende Coden, ma prende le distanze dalla paternità del progetto
Un discorso diverso, almeno formalmente, va fatto per Peschiera Riparte. La lista civica ha infatti scritto nero su bianco di assumersi «la responsabilità politica del sostegno agli atti adottati dall’Amministrazione Coden» e ha dichiarato esplicitamente di essere al fianco del sindaco. Una difesa, dunque, c'è. Ma leggendo fino in fondo il comunicato emerge una distinzione politica significativa.
Peschiera Riparte dedica infatti gran parte della propria ricostruzione a spiegare che il Data center non nasce con Coden, che Microsoft aveva acquistato l'area nel 2021 e che il procedimento era già stato avviato prima dell'insediamento dell'attuale Amministrazione. Contemporaneamente riconosce che il Piano attuativo è stato adottato dalla Giunta Coden il 9 ottobre 2024 e approvato il 31 gennaio 2025.
Ed è proprio qui che emerge il punto politico. Peschiera Riparte sostiene gli atti compiuti dalla Giunta, ma tiene a separare nettamente quella responsabilità dalla paternità politica del progetto. In sostanza dice: abbiamo sostenuto ciò che l'Amministrazione ha fatto, ma questo Data center non lo abbiamo voluto noi, lo abbiamo trovato lungo un percorso già avviato.
È una distinzione che può avere solide motivazioni amministrative e che la lista rivendica apertamente. Ma, sul piano politico, racconta comunque il clima nel quale oggi si muove Coden: persino la forza che più chiaramente dichiara di stare al suo fianco sente la necessità di precisare fino a dove arriva quella responsabilità e dove, invece, comincia quella di chi ha avviato il procedimento prima del suo insediamento.
E allora la domanda rimane: se l'adozione e l'approvazione del Piano attuativo furono atti corretti e inevitabili, perché oggi è così importante sottolineare che il progetto era nato prima?
La cartina tornasole degli incontri pubblici
A rendere ancora più evidente questa solitudine politica c'è quanto accaduto negli appuntamenti pubblici delle ultime settimane. L'8 ottobre, il 13 ottobre e ancora venerdì scorso, il sindaco si è trovato ad affrontare direttamente le domande, le contestazioni e le preoccupazioni legate al Data center.
In questi appuntamenti è pesata, in particolare, l'assenza dell'assessora con delega all'Ambiente e all'Ecologia Paola Baratelli, espressione di Alleanza Verdi e Sinistra. Proprio mentre una parte consistente delle domande poste dai cittadini riguardava temi ambientali, Baratelli non era presente a quei confronti.
È forse questa la cartina tornasole più immediata della situazione politica che si è creata. Nel momento in cui il progetto viene contestato anche per le sue possibili ricadute ambientali, il sindaco si trova a rispondere senza avere al proprio fianco proprio l'assessora titolare della delega competente.
Non è un dettaglio. Perché una delega assessorile è prima di tutto una responsabilità politica. E quando una vicenda diventa così delicata, la presenza conta quanto le dichiarazioni ufficiali.
Una Giunta che ha deciso, una maggioranza che oggi prende le distanze
Questo è il vero cortocircuito politico.
Il Piano attuativo è stato adottato e successivamente approvato dall'attuale Amministrazione. Non stiamo quindi parlando soltanto di qualcosa ereditato dal passato: esistono atti precisi assunti durante questo mandato.
Si potrà discutere se il Comune avesse strumenti per opporsi, quali margini consentissero le norme e quali rischi legali avrebbe comportato una scelta differente. Sono questioni che devono essere chiarite attraverso documenti e pareri, non con slogan.
Rimane però una domanda politica: se quella scelta era giusta, perché oggi nessuno sembra volerla rivendicare con convinzione accanto al sindaco?
Quel Piano attuativo meritava il Consiglio comunale
C'è poi un'altra questione. Anche ammesso che non fosse obbligatorio portare il Piano attuativo in Consiglio comunale, davanti a un intervento capace di incidere così profondamente su San Bovio sarebbe stato politicamente opportuno aprire allora una discussione pubblica nell'assemblea cittadina.
Forse le criticità sarebbero emerse prima. Forse maggioranza e opposizione avrebbero potuto approfondire meglio cosa significasse davvero costruire un'infrastruttura di queste dimensioni a ridosso di un quartiere residenziale.
Oggi quelle domande arrivano tutte insieme, quando il progetto è già in una fase avanzata e migliaia di persone hanno manifestato preoccupazione.
Chi glielo fa fare al sindaco?
Ed è qui che la vicenda diventa anche umana, prima ancora che politica.
Un sindaco è il vertice dell'Amministrazione, ma non governa da solo. Dietro dovrebbe avere una coalizione pronta ad assumersi insieme a lui la responsabilità delle decisioni.
Coden, invece, continua a metterci la faccia. Ha affrontato assemblee difficili, contestazioni e domande dei cittadini. Si può essere d'accordo o meno con le sue risposte, ma è lui che continua a stare davanti alla città mentre intorno a lui i partiti della maggioranza cercano di ridefinire le proprie posizioni.
Allora la domanda che dovrebbe porsi per primo Andrea Coden è molto semplice: chi glielo fa fare?
Perché se i partiti che governano con lui ritengono ancora giusta la strada percorsa, dovrebbero dirlo chiaramente e assumersene insieme la responsabilità politica. Se invece oggi pensano che quella strada debba essere fermata o radicalmente modificata, dovrebbero avere la stessa chiarezza nel dirlo.
Quello che politicamente non può durare è una maggioranza che governa insieme quando assume le decisioni e poi, quando quelle decisioni diventano oggetto di una forte contestazione, lascia il proprio sindaco da solo davanti alla città.
Il Data center è ormai molto più di una questione urbanistica. È diventato una prova politica per la maggioranza che governa Peschiera Borromeo. E, almeno fino a oggi, Andrea Coden sembra essere l'unico rimasto al centro del campo.
Giulio Carnevale
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Redazione