Caso Siher, la gip non convalida il fermo: il centrodestra attacca la decisione
Youssef Siher, amministratore del canale Telegram «Movimento 17 ottobre», torna libero. Dure le reazioni di De Corato, Raimondo, Rampelli, Cecchetti e Garavaglia
Torna libero Youssef Siher, il ricercatore italiano di origini marocchine fermato la notte di sabato scorso come amministratore del canale Telegram «Movimento 17 ottobre», nato dopo le due giornate di saccheggi e devastazioni che hanno colpito Milano. La gip Tiziana Landoni, secondo quanto riferito da fonti legali citate nelle note diffuse ieri, ha respinto la richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere avanzata dalla pm Francesca Crupi, titolare dell'inchiesta con il procuratore Marcello Viola.
La decisione ha scatenato una serie di reazioni durissime da parte di esponenti di Fratelli d'Italia e Lega.
De Corato contro la gip
Il deputato di Fratelli d'Italia Riccardo De Corato, ex vicesindaco di Milano, è intervenuto più volte. «Una decisione vergognosa che dimostra definitivamente come per gran parte dei magistrati di Milano basta essere arabi, mussulmani o pro-Pal per avere trattamenti di favore con pene molto leggere», ha dichiarato.
In una seconda nota De Corato ha contestato le motivazioni della gip e ha ricordato che la magistrata avrebbe firmato un appello per Gaza, definendo la decisione «ancora più inaccettabile».
Raimondo e Rampelli
Alla Camera, durante il question time, il deputato di FdI Fabio Raimondo ha parlato di «brillante operazione di polizia» a proposito del fermo e ha aggiunto: «Lascia davvero sconcertati la decisione del GIP di Milano di non convalidare il fermo e disporne la scarcerazione. Uno schiaffo alle forze dell'ordine e alle persone perbene che chiedono sicurezza e legalità».
Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, ospite di Agorà su Rai Tre, ha osservato che sul caso esistono due letture provenienti da giudici diversi: «Io ritengo che i contenuti delle chat di Siher fossero eversivi e pericolosi, prima e dopo il 17 ottobre».
Cecchetti e Garavaglia
Più misurato nei toni il leghista Fabrizio Cecchetti, segretario dell'Ufficio di presidenza della Camera: «Rispettiamo le decisioni della magistratura, ma non possiamo accettare che le violenze finiscano senza responsabili e senza conseguenze». E ancora: «La scarcerazione non equivale a un'assoluzione, così come le accuse non equivalgono a una condanna».
Christian Garavaglia, capogruppo di FdI in Consiglio regionale, condivide le parole della premier Giorgia Meloni e aggiunge: «Rispettiamo l'autonomia della magistratura e il principio della presunzione di innocenza, ma questo non impedisce di esprimere preoccupazione per una decisione che rischia di alimentare un senso di sfiducia tra i cittadini».
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