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Data center Microsoft in San Bovio e tutela del fontanile Gambarone: mille anni d’acqua, un piezometro non basta

Il fontanile Gambarone
Il fontanile Gambarone Foto di Walter Ferarri

A San Bovio, dove un fontanile è documentato dal 1011, la politica ha scelto di misurare il danno invece di prevenirlo. Perché non pretendere fin dall’inizio il livello più alto di tutela?

A Peschiera Borromeo gli archivi documentano dal 1011 un fontanile: il Gambarone. Il nome richiama i gamberi di fiume che lo abitavano; attorno alla sua testa è nato il borgo di San Bovio. Oggi il corso d’acqua segna il confine sud-ovest dell’area dell’ex Postalmarket, dove sorgerà il data center Microsoft MIL04 da 45 megawatt. Il sito ricade nella “Fascia centrale dei fontanili”, area che la Regione considera prioritaria per la biodiversità, ed è compreso nel Parco Agricolo Sud Milano. Qui una fascia di rispetto di 50 metri vieta qualsiasi trasformazione.

Il rapporto con la falda non è però soltanto geografico. Un fontanile è un punto in cui l’acqua sotterranea affiora: la testa intercetta la falda freatica e l’acqua che emerge alimenta l’asta, cioè il canale che prosegue verso valle. Per questo il livello della falda e la portata del fontanile sono collegati. Se i pozzi prelevano acqua dallo stesso acquifero, possono abbassarne localmente il livello; se l’abbassamento è sufficiente, può diminuire anche l’acqua che emerge dal fontanile. Non è un effetto automatico: la sua entità dipende dalla connessione idraulica, dalle caratteristiche dei terreni, dalla posizione e dai volumi dei pozzi e va accertata con misure sul posto.

La domanda che avrebbe dovuto essere posta da chi amministra la città con ben altra forza è semplice: perché limitarsi a monitorare il fontanile, invece di proteggerlo in anticipo con tutti gli strumenti che un data center di livello ecosostenibile massimo può mettere in campo?

Che cosa è stato promesso


Gli atti descrivono un impegno preciso, almeno in apparenza. La convenzione con il Comune prevede un piezometro vicino al Gambarone, la misurazione mensile della quota della falda e un “rilievo visivo dell’attività del fontanile”: per un anno prima dell’avvio dell’impianto e per i due anni successivi. I risultati saranno condivisi con il Comune. Se verranno superati i “limiti di progetto”, Microsoft “metterà in campo le azioni necessarie”. Ma c’è un dettaglio decisivo e che non doveva passare inosservato ai nostri politici: quei limiti, negli atti, non sono tradotti in un numero.

È meglio di niente, ma attenzione: non confondiamo la misurazione con la protezione. Un piezometro misura il livello della falda nel punto in cui è installato: non misura direttamente quanta acqua esce dal Gambarone e non garantisce, da solo, che un eventuale calo venga corretto. Non è fissato un tetto ai prelievi; non esiste una soglia che faccia scattare automaticamente una riduzione; non viene misurata la portata della testa del fontanile; manca un controllo indipendente. Anche le richieste formulate dai cittadini che avevano con giudizio e discernimento proposto di “adottare” il Gambarone, con spurgo di testa e asta, sono state accolte soltanto “parzialmente”: e sigh!!! proprio su questo punto non sono state recepite.

Che cosa si chiede alla falda


Per raffreddare i server attraverso l’evaporazione, il data center Microsoft preleverà circa 50.000 metri cubi d’acqua all’anno da cinque pozzi di prima falda, più uno di riserva. Secondo gli atti citati, è la stessa falda che alimenta il Gambarone: il possibile impatto è quindi indiretto, attraverso un eventuale abbassamento dell’acqua sotterranea, non un prelievo diretto dal fontanile. I pozzi, al momento, non sono ancora autorizzati. Il dato più delicato riguarda la stagione: il 74 per cento dei prelievi, quasi tre quarti del totale, è concentrato tra giugno e agosto, quando la falda è più sotto stress e il fontanile più fragile.

La relazione idrogeologica allegata al progetto definisce  però “trascurabile” l’impatto atteso. A sostegno richiama una quota della falda indicata a circa 3,3 metri e la considera “ben superiore alla profondità dei corsi d’acqua”. Ma quel dato, da solo, non chiarisce il punto decisivo: quanto si abbasserebbe la falda quando i pozzi saranno in funzione, e se l’abbassamento potrebbe raggiungere la zona da cui il Gambarone riceve acqua. La relazione esamina soprattutto canali dismessi e stima gli abbassamenti per analogia con pozzi situati altrove. Perché non è stata effettuata una prova di pompaggio sul posto e non è stato elaborato un modello? Gli atti riportano inoltre portate medie divergenti: 1,6 litri al secondo in un documento, 8 in un altro. Cinque volte tanto. Anche i cicli di concentrazione dell’acqua non coincidono: tre in uno studio, cinque in un altro.

C’è poi un’altra assenza che pesa. Tra le dieci condizioni ambientali previste dal parere della commissione VIA, nessuna riguarda i prelievi dai pozzi o la tutela del Gambarone. Il monitoraggio è affidato alla convenzione urbanistica: un accordo con il Comune, non un obbligo ambientale.

Il Platinum non è una bacchetta magica. Ma è il minimo.


Il progetto Microsoft punta alla certificazione LEED Gold. Sono gli stessi documenti della Big Tech  a riconoscere che non raggiunge “ancora il livello di unicità del platinum”, che parte da 80 punti su 110. Va chiarito: neppure un data center Platinum metterebbe automaticamente al sicuro il Gambarone. La certificazione valuta l’edificio, non la falda.  Tuttavia la certificazione massima ottenibile spinge al livello più alto l’efficienza idrica, la misurazione dei consumi, la gestione dell’acqua piovana e il ricorso a energia da fonti rinnovabili prodotta in sito. Soprattutto, esprime una scelta sostenibile e ris pettosa dell'ambiente: non fermarsi al risultato sufficiente.

Chiariamoci non è chiedere la luna!! Non è cioè un obiettivo irraggiungibile. A Bologna, il Tecnopolo che ospita il supercalcolatore Leonardo del Cineca e il data center del Centro europeo per le previsioni meteorologiche ha ottenuto la certificazione LEED Platinum, su un’area industriale riconvertita. Anche San Bovio è un’area che Microsoft definisce “ad alta priorità”. Se non si pretende il massimo proprio in un contesto simile, dove lo si dovrebbe pretendere?

La responsabilità della politica


Il Piano di governo del territorio di Peschiera Borromeo, nella sua valutazione ambientale, definisce i fontanili “elementi del paesaggio rurale di enorme importanza dal punto di vista naturalistico e paesaggistico” e indica la loro tutela come obiettivo. Le parole, dunque, sono chiare. Quando però è arrivato un progetto destinato a prelevare acqua dalla stessa falda, la risposta è stata accogliere “parzialmente” le osservazioni e chiedere un monitoraggio. La conferenza dei servizi si è conclusa con parere favorevole il 19 giugno 2026. Gli scavi partiranno a novembre.

Si dirà che il progetto ha superato la verifica ministeriale di assoggettabilità a VIA, con alcune condizioni, e che comporta oneri per oltre dieci milioni, piste ciclabili e alberi. Tutto vero. Ma la tutela di un bene documentato dal 1011 non dovrebbe essere trattata come una compensazione da negoziare. Il momento per pretendere il massimo era prima, quando il territorio disponeva della maggiore forza contrattuale. E il tema su cui pretenderlo era evidente: l’acqua. Non è stato fatto. “Vediamo cosa succede” non è una posizione neutrale: è una scelta politica. La responsabilità ricade su chi l’ha compiuta.

La porta è ancora aperta


Microsoft, che dichiara nero su bianco obiettivi globali di “water positive” e di protezione degli ecosistemi entro il 2030, ha ancora la possibilità di dimostrare che cosa significhino a San Bovio, in una mattina d’estate.

Un fontanile che ha attraversato mille anni non ha bisogno di essere osservato mentre si asciuga. Ha bisogno che chi decide scelga il massimo prima, non dopo. La sostenibilità ambientale non è una bandiera da sventolare e quindi Microsft dimostri che le parole scritte nel suo Report "2026 Environmental Sustainability Report - Responsibly building  the AI future" rappresentano un impegno e non un esercizio di stile!!

Gabriele D'Andrea e Maria Teresa Badalucco