Chiapella: «Il Data Center a San Bovio? Uno stupro urbanistico. Le responsabilità? Da Peschiera Riparte fino all’attuale Giunta»
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- 17 ottobre 2026
L’ex assessore all’Urbanistica ed ex dirigente del Partito Democratico, oggi sostenitore di Italia Viva, interviene sul progetto Microsoft e allarga la critica al nuovo PGT: «È mancata una visione politica». Propone un tavolo con Microsoft, Regione e altri operatori per cercare un’area alternativa. E alla Giunta dice: «Se non riuscite a trovare una soluzione, andate a casa»
Dal Data Center al nuovo PGT: Chiapella mette sotto accusa la politica urbanistica
PESCHIERA BORROMEO, 17 ottobre 2026 – Il Data Center Microsoft previsto nell’area dell’ex Postalmarket di San Bovio continua a scuotere il dibattito politico di Peschiera Borromeo. Dopo i due incontri pubblici sul nuovo Piano di Governo del Territorio, trasformatisi in un confronto serrato tra cittadini, comitati e Amministrazione comunale proprio sul futuro dell’insediamento, a intervenire è Silvio Chiapella, già assessore all’Urbanistica di Peschiera Borromeo, ex dirigente del Partito Democratico e oggi sostenitore di Italia Viva.
La sua è una critica che non risparmia né il passato né il presente. Chiapella individua una prima responsabilità nella scelta dell’Amministrazione Molinari e soprattutto di Peschiera Riparte di non prendere in considerazione l’acquisizione dell’ex Postalmarket quando, secondo la sua ricostruzione, il Partito Democratico aveva proposto che fosse il Comune a comprare un’area considerata strategica. Ma punta poi il dito contro l’attuale maggioranza, accusata di avere smarrito la funzione propria della politica: scegliere, assumersi responsabilità e costruire una visione urbanistica complessiva.
Il giudizio sulla collocazione del Data Center nel tessuto urbano di San Bovio è durissimo: per Chiapella si tratta di un «vero e proprio stupro urbanistico», perché inserire un impianto di questa natura all’interno di una frazione a vocazione prevalentemente residenziale significa, a suo giudizio, modificarne profondamente la configurazione per i prossimi decenni.
La questione, però, va oltre Microsoft. Per l’ex assessore il caso San Bovio rappresenta il banco di prova della capacità dell’attuale maggioranza di costruire il nuovo PGT e di governare contemporaneamente interessi privati, esigenze dei cittadini, aree dismesse, insediamenti produttivi, residenza e servizi.
«La prima responsabilità è di chi non volle acquisire quell’area»
Chiapella, da dove bisogna partire per capire come Peschiera Borromeo sia arrivata alla situazione attuale?
«Bisogna partire dalle responsabilità, che sono molteplici. La prima è sicuramente della Giunta Molinari e soprattutto dei componenti di Peschiera Riparte. Quando il Partito Democratico propose di acquisire quest’area, non vollero prendere in considerazione l’idea. Per me fu una mancanza di visione, una miopia politica. Parliamo di un’area che allora poteva essere acquisita dal Comune a una cifra ragionevole, accessibile ed economicamente vantaggiosa, soprattutto considerando il suo valore strategico all’interno di San Bovio. Il Comune avrebbe potuto utilizzarla per realizzare servizi, strutture pubbliche e funzioni utili alla frazione».
E poi cosa è accaduto?
«La seconda responsabilità è ovviamente dell’attuale Giunta Coden. Mi preoccupa inoltre che questo iter sia stato sostenuto fortemente dal Partito Democratico. È veramente singolare che il PD abbia fatto un accordo politico con Peschiera Riparte e abbia portato avanti la realizzazione del Data Center quando, a suo tempo, proprio il Partito Democratico aveva chiesto che quell’area fosse acquisita in modo diverso. Poi c’è la responsabilità dell’assessora all’Ambiente e all’Ecologia Paola Baratelli, espressione di Alleanza Verdi e Sinistra, che attraverso quello che io considero un finto ambientalismo ha di fatto avallato una scelta molto invasiva».
Perché la considera così invasiva?
«Io non entro nel merito degli aspetti relativi all’ecocompatibilità, perché il mio ragionamento è urbanistico. Per me questa scelta rappresenta un vero e proprio stupro urbanistico: nel momento in cui realizzi un impianto terziario-industriale all’interno di una frazione a vocazione quasi completamente residenziale, vai ad alterare per i prossimi decenni una realtà che aveva una sua configurazione ben precisa».
Chiapella estende poi una parte della responsabilità politica anche agli elettori, ricordando che tanto l’Amministrazione Molinari quanto quella Coden hanno ricevuto un mandato popolare e che entrambe hanno ottenuto consensi anche a San Bovio.
«Non possiamo partire dal presupposto che la Giunta Molinari e la Giunta Coden governino Peschiera per grazia ricevuta. Hanno avuto un avallo elettorale, anche da parte dei cittadini di San Bovio che in modo consistente hanno votato prima Molinari e oggi Coden. Probabilmente ci vorrebbe un po’ più di accortezza».
«Il Data Center oggi sembra figlio di nessuno»
Eppure oggi sembra che politicamente nessuno voglia più rivendicare il progetto.
«Siamo in una situazione in cui questo Data Center sembrerebbe figlio di nessuno. Non lo voleva la Molinari, non lo vuole Coden. Evito di coinvolgere la Giunta Moretti perché trovo inelegante portare avanti giudizi nei confronti di persone che non sono più nella condizione di poterli smentire. Secondo me le responsabilità della Giunta Moretti sono totalmente inesistenti. Oggi però abbiamo un Data Center che è diventato figlio di nessuno».
Il sindaco ha parlato delle conseguenze che sarebbero potute derivare dal mancato avanzamento del procedimento. Come giudica questa posizione?
«Il sindaco si trincera dietro l’aspetto normativo-amministrativo, sostenendo che se non avesse proseguito l’iter sarebbe arrivato un commissario. Ma non è questa, secondo me, una posizione da sindaco. Altrimenti chiunque potrebbe fare il sindaco, oppure potremmo mettere dei funzionari pubblici che si limitano ad avallare le scelte perché formalmente e proceduralmente sono corrette. È qui che è venuta a mancare la politica, il senso politico del governo di una città».
Chiapella contesta inoltre il riferimento a un “commissario prefettizio”, sostenendo che l’eventuale strumento sarebbe stato quello del commissario ad acta.
Però il Piano Attuativo è stato approvato dalla Giunta.
«Certo. E anche Paola Baratelli è corresponsabile come tutto il resto della Giunta. Non si capisce perché quelli di Peschiera Riparte, che furono promotori di determinate scelte, oggi non difendano a spada tratta questo percorso. E non si capisce perché il Partito Democratico, durante l’assemblea pubblica di Bettola, non sia intervenuto per sostenere questa scelta, lasciando solo il sindaco. Quando si fa un’operazione politica di questa natura occorrono consapevolezza e senso di responsabilità. Se la si sostiene, la si difende politicamente. Se non la si sostiene, non ci si trincera dietro le scuse».
Quindi vede una contraddizione tra l’approvazione del Piano e le posizioni assunte successivamente?
«Adesso è figlio di nessuno. È molto difficile sostenere un sindaco che dice che non era d’accordo neanche lui. Come fai a sostenere un sindaco che dice di essere stato costretto a fare questo tipo di scelta perché altrimenti sarebbe arrivato il commissario? È proprio qui che è mancata la politica».
«Basta far parlare i tecnici: gli indirizzi sono della politica»
È proprio sul tema delle responsabilità che Chiapella, quando l’intervista era già terminata, ha voluto aggiungere un’ultima considerazione riferita al ruolo assunto dai tecnici comunali durante il confronto pubblico con i residenti.
«È anche ora di smetterla di far parlare i tecnici. I tecnici si attengono agli indirizzi politici. Vedere che discutono animatamente con i cittadini è una cosa indegna. Le scelte devono essere spiegate e difese dalla politica, che deve assumersene la responsabilità».
Per l’ex assessore deve quindi rimanere netta la distinzione tra il lavoro tecnico-amministrativo degli uffici e la responsabilità politica degli amministratori.
«Bisogna provare a costruire un’alternativa»
Il passaggio forse più significativo dell’intervista riguarda ciò che, secondo Chiapella, potrebbe ancora essere tentato. L’ex assessore non nasconde le difficoltà di intervenire su un procedimento ormai avanzato, ma ritiene che il compito della politica sia proprio cercare una soluzione anziché limitarsi a constatare l’esistenza di vincoli amministrativi.
Secondo lei si è ancora in tempo per intervenire?
«Non è facile, non è semplice, ma la politica deve tentare di fare questo tipo di operazione. Bisogna mettere chi ha un legittimo interesse a realizzare l’investimento nella condizione di trovare una soluzione compatibile con l’altrettanto legittimo interesse dei cittadini di San Bovio, che non vogliono vedere questo tipo di intervento in mezzo alle case».
Quale potrebbe essere concretamente la strada?
«Su Peschiera Borromeo ci sono altre aree interessate alla realizzazione di Data Center. Allora, visto che siamo anche in presenza di un Piano di Governo del Territorio, perché non mettere intorno a un tavolo gli operatori e provare a individuare una soluzione? Penso all’ex area della cartiera oppure all’ex area della Centrale del Latte. Bisogna verificare se sia possibile costruire un percorso attraverso il quale realizzare il Data Center in un contesto differente».
Ma spostando il problema non si rischierebbe semplicemente di provocare le proteste di altri residenti?
«Le altre aree hanno caratteristiche differenti e non presentano la stessa invasività. Basta vedere dove si trovano. Penso soprattutto alla cartiera, dove esiste già un problema molto serio di degrado urbano e anche di sicurezza. È proprio qui che serve una visione complessiva».
Gli investimenti già sostenuti da Microsoft
Microsoft, però, ha già sostenuto importanti costi per la bonifica dell’ex Postalmarket. Come si può pensare a un’alternativa a questo punto?
«È evidente che questo elemento debba essere tenuto in considerazione. Chi fosse intervenuto sull’ex Postalmarket avrebbe comunque dovuto affrontare il tema della bonifica. Ma proprio per questo bisognerebbe mettere intorno a un tavolo Microsoft, chi ha legittimamente manifestato interesse per altre aree e il Comune, riconoscendo gli investimenti effettuati e cercando di costruire un’operazione complessiva».
Chiapella immagina una trattativa più ampia, nella quale gli investimenti già effettuati possano entrare nel confronto sulle compensazioni e sulla trasformazione urbanistica delle diverse aree.
E cosa immagina per l’ex Postalmarket se il Data Center potesse essere realizzato altrove?
«Si potrebbe ragionare su una quota di residenza, su una parte commerciale, magari anche un supermercato visto che San Bovio ormai conta quasi seimila abitanti, e soprattutto su servizi aggiuntivi. Non sto dicendo che questa sia necessariamente la soluzione: sto dicendo che bisogna almeno provare a costruire un ragionamento urbanistico».
«Coinvolgere anche Regione Lombardia»
In questo percorso quale ruolo dovrebbe avere Regione Lombardia?
«Bisognerebbe coinvolgere anche la Regione. Qualcuno ha detto di andare a protestare in Regione: si può anche andare a protestare, ma se non c’è una visione politica è inutile. Devi offrire delle alternative. Regione, Comune di Peschiera Borromeo e gli altri enti competenti potrebbero costruire un percorso accelerato per gli aspetti burocratici e amministrativi, in modo da rendere possibile un’alternativa. Adesso è tutto molto più difficile, è evidente, però bisogna tentare. Perché questo è il compito della politica».
Il Data Center come banco di prova per il nuovo PGT
Il ragionamento dell’ex assessore torna quindi al Piano di Governo del Territorio. Secondo Chiapella, Peschiera Borromeo, per la propria posizione nella prima cintura milanese, è inevitabilmente interessata da pressioni e investimenti differenti: residenziali, produttivi, commerciali e infrastrutturali. Governarli significa stabilire una gerarchia e una compatibilità tra gli interessi, non limitarsi a verificare la correttezza formale delle singole pratiche.
È questa la sua critica principale all’attuale politica urbanistica?
«La politica deve avere una visione. Bisogna garantire i legittimi interessi di Microsoft o di qualsiasi altro operatore, ma questi interessi devono essere inseriti all’interno di un progetto complessivo. Se su Peschiera ci sono altre aree interessate alla realizzazione di Data Center e contemporaneamente stiamo costruendo un nuovo Piano di Governo del Territorio, è proprio questo il momento nel quale decidere dove determinate funzioni siano compatibili e dove invece non lo siano».
L’attacco al Partito Democratico: «Essere giovani non basta»
Per Chiapella la vicenda assume anche un significato particolare per il suo lungo passato nel Partito Democratico. L’ex dirigente non nasconde la distanza dalle scelte compiute dall’attuale gruppo dirigente.
Come spiega il cambiamento del Partito Democratico rispetto alle posizioni di alcuni anni fa?
«Il rinnovamento c’è stato, ma il rinnovamento ha portato a questi disastri. Non è sufficiente essere giovani. La politica in una città come Peschiera Borromeo, che si trova nella prima cintura milanese ed è interessata da molteplici interessi, deve essere fatta confrontandosi con i cittadini ma anche con chi quegli interessi li porta. Perché possono rappresentare anche un valore aggiunto per la città, se sai governarli».
«Se non trovate una soluzione, andate a casa»
È nella parte conclusiva che Chiapella formula il giudizio politico più duro. A suo avviso il tentativo di trovare un’alternativa deve essere portato avanti fino in fondo. Se l’attuale maggioranza non fosse in grado di costruire un percorso diverso, dovrebbe trarne le conseguenze.
E se questa soluzione alternativa non si trovasse?
«Se non si trova un’altra soluzione o se non tentano seriamente di trovarla, questo è un fallimento. E immaginiamo allora cosa potrebbe accadere con il nuovo PGT. Serve un sussulto di dignità. Andate a casa, fate un servizio a San Bovio, fate un servizio a Peschiera Borromeo e fate un servizio anche a voi stessi, perché sarete ricordati come quelli che hanno fatto il Data Center».
Chiapella chiama direttamente in causa anche esponenti dell’attuale maggioranza che in passato avevano accusato altre amministrazioni di cementificazione e rivendica, per contrasto, di non avere difficoltà a motivare e assumersi la responsabilità delle scelte compiute durante i propri incarichi amministrativi e politici.
«Nella vita bisogna avere il coraggio di dire quando non si è in grado di fare certe cose. Se non riuscite a trovare una soluzione, prendetene atto e andate a casa. Fate fare questo mestiere a chi ne è capace».
Silvio Chiapella tornerà in politica?
«No. Ho 71 anni, cosa vuoi che ritorni in politica? Mi dispiace vedere una situazione che poteva sicuramente essere evitata. Però purtroppo, come si dice, questo è quello che passa al convento».
Il caso del Data Center, nella lettura di Chiapella, diventa quindi qualcosa di più di una battaglia sul singolo insediamento di San Bovio. È un giudizio sulla capacità della politica di governare le trasformazioni della città e, soprattutto, un interrogativo sul futuro: se la maggioranza non riesce a trovare una sintesi politica su un intervento già arrivato all’approvazione, con quale visione affronterà il nuovo Piano di Governo del Territorio?
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