Segrate, M5S Martesana fuori dalla coalizione Di Chio: «Volevamo partecipare alla pari, non ci è stato consentito»
Il Gruppo Territoriale Martesana del MoVimento 5 Stelle spiega perché ha scelto di non appoggiare la candidatura a sindaco di Segrate: niente simbolo, niente accordo
Niente simbolo, niente accordo. È questa, in sostanza, la ragione per cui il MoVimento 5 Stelle Martesana ha deciso di restare fuori dalla coalizione che sostiene Francesco Di Chio alle prossime elezioni comunali di Segrate.
Il Gruppo Territoriale lo dice chiaramente, senza giri di parole: la disponibilità a costruire un percorso comune c'era, ma a una condizione che considera non negoziabile — partecipare con la propria identità, il proprio nome e il proprio simbolo, alla pari di tutte le altre forze politiche presenti nella lista.
Quella condizione non è stata accettata. E il M5S ha fatto un passo indietro.
Una disparità che non è passata inosservata
Nel comunicato diffuso dal gruppo territoriale, i pentastellati non usano toni aggressivi, ma il messaggio è netto. Altre forze della coalizione hanno potuto presentarsi con la propria riconoscibilità politica. Al M5S, invece, quella possibilità è stata negata. Una «chiusura», la definiscono, che ha creato «un'evidente disparità» e che, sul piano politico, non considerano compatibile con un progetto davvero condiviso.
Per un movimento che ha fatto della trasparenza verso i cittadini uno dei suoi pilastri, presentarsi in coalizione senza poter essere riconoscibili sarebbe stato, nei loro occhi, una contraddizione difficile da giustificare.
Nessuna lista autonoma, per non spaccare il fronte
La scelta di uscire dalla coalizione non ha portato, però, alla decisione di correre da soli. Il M5S Martesana ha rinunciato anche a presentare una propria candidatura a sindaco, e lo spiega esplicitamente: farlo avrebbe frammentato ulteriormente il voto progressista, con il rischio concreto di favorire la destra.
Una rinuncia che il movimento rivendica come atto di responsabilità politica, non di debolezza. Stare fuori da una coalizione che non li riconosce come pari, senza però alimentare la frammentazione: questa, in sintesi, è la posizione che hanno scelto.
Il campo progressista non è una somma di sigle
Al di là del caso Segrate, il comunicato tocca un tema più ampio, che riguarda il modo in cui si costruiscono le alleanze nel centrosinistra. Per il M5S Martesana, mettere insieme forze politiche con visioni distanti — senza un progetto chiaro e contenuti riconoscibili — è un rischio che si paga davanti ai cittadini, in termini di credibilità.
Il campo progressista, scrivono, «non è una semplice somma di sigle, ma un progetto chiaro, riconoscibile e coerente nei contenuti». Un principio che, evidentemente, in questa occasione non hanno visto applicato.
Cosa succede ora
Il Gruppo Territoriale Martesana assicura che continuerà a lavorare sui temi che considera prioritari: sanità pubblica, servizi, qualità della vita, trasparenza. E si presenta ai cittadini come punto di riferimento per chi cerca una politica fatta di contenuti e coerenza, anche al di fuori delle dinamiche di coalizione.
Alle urne, i segratesi dovranno orientarsi senza il M5S in campo come forza autonoma. Una scelta che il movimento ha fatto sapendo che avrebbe sollevato domande, ma ritenendola l'unica compatibile con i propri valori.
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Redazione