Ticket sanitari, aumentano visite ed esami: per i cittadini non esenti in media 1,50 euro in più all’anno

Ticket sanitari e visite specialistiche, nuove tariffe dal 21 settembre 2026
Ticket sanitari e visite specialistiche, nuove tariffe dal 21 settembre 2026 Dal 21 settembre 2026 sono entrate in vigore le nuove tariffe per centinaia di prestazioni sanitarie.

Dal 21 settembre è entrato in vigore il nuovo tariffario nazionale per specialistica ambulatoriale e protesica. L'adeguamento vale 210,7 milioni di euro l'anno, ma la parte prevalente della maggiore spesa viene assorbita dal Servizio sanitario nazionale.

Cambiano 448 prestazioni specialistiche

Dal 21 settembre 2026 sono cambiate in Italia le tariffe di centinaia di prestazioni sanitarie erogate nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. Una revisione che comporterà aumenti per alcune visite ed esami e che avrà conseguenze anche sui ticket pagati dai cittadini non esenti.

Il nuovo tariffario è stato introdotto con il decreto del Ministero della Salute del 7 agosto 2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 19 settembre. Il provvedimento ridefinisce le tariffe massime utilizzate per remunerare le strutture che erogano prestazioni di specialistica ambulatoriale e assistenza protesica per conto del SSN.

L'aggiornamento interessa 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell'assistenza protesica. Non si tratta però di un aumento generalizzato di tutti i ticket: secondo le rilevazioni ministeriali, le tariffe rimangono invariate per circa otto prestazioni su dieci.

Tra gli esempi degli aumenti, una prima visita specialistica di base, come quella endocrinologica, ginecologica o ortopedica, passa da 25 a 26 euro. La prima visita cardiologica con elettrocardiogramma passa da 33,60 a 38 euro, mentre l'agoaspirato della mammella sale da 31,25 a 36,50 euro.

Non sono previsti incrementi per le visite di controllo e per gli esami di laboratorio, con l'eccezione del prelievo, che aumenta di 50 centesimi.

Perché sono state aggiornate le tariffe

Il nuovo decreto arriva dopo un percorso complesso. Il precedente tariffario del 2024 era stato interessato da sentenze del Tar del Lazio, che ne avevano disposto l'annullamento con efficacia differita.

Il Ministero della Salute ha quindi effettuato una nuova rilevazione dei costi e la Commissione permanente tariffe ha approvato nel luglio 2026 la nuova proposta. Il decreto tiene conto anche del parere di Agenas e dell'intesa raggiunta il 23 luglio in Conferenza Stato-Regioni.

L'obiettivo è adeguare la remunerazione riconosciuta dal SSN alle strutture pubbliche e private accreditate che materialmente erogano visite, esami e prestazioni protesiche.

Il provvedimento vale 210,7 milioni di euro l'anno

L'impatto economico complessivo a regime è quantificato in 210,7 milioni di euro all'anno.

Di questi, circa 183,1 milioni riguardano la specialistica ambulatoriale, al netto della maggiore partecipazione attraverso i ticket, mentre 27,6 milioni riguardano l'assistenza protesica.

Per il solo 2026, considerata l'entrata in vigore a settembre, l'impegno finanziario è stimato in circa 70 milioni di euro.

La parte prevalente della maggiore spesa la sostiene il sistema pubblico

È questo uno degli aspetti fondamentali per comprendere il provvedimento. L'aumento delle tariffe non viene scaricato integralmente sui pazienti.

La legge di Bilancio 2026 ha vincolato, all'interno del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale, 100 milioni di euro per il 2026 e 183 milioni di euro all'anno dal 2027 proprio per consentire l'aggiornamento delle tariffe della specialistica ambulatoriale e dell'assistenza protesica.

Dal 2027, per la restante quota di circa 27,7 milioni, la relazione tecnica individua la copertura nelle disponibilità residue già previste dalla precedente normativa.

In sostanza, la parte prevalente della maggiore spesa viene sostenuta attraverso il finanziamento pubblico del Servizio sanitario nazionale, quindi attraverso risorse della fiscalità generale.

Dai cittadini circa 27 milioni di ticket in più

Una quota dell'aggiornamento ricadrà comunque direttamente sugli utenti.

Secondo le stime del Ministero della Salute, i cittadini non esenti pagheranno complessivamente circa 27 milioni di euro di ticket aggiuntivi ogni anno.

Tradotto sul singolo cittadino, l'impatto medio stimato dal Ministero è di appena 1,50 euro in più all'anno per ogni cittadino non esente.

La cifra va interpretata correttamente: non significa che ogni visita aumenterà di 1,50 euro. Alcune prestazioni aumentano maggiormente, altre meno e moltissime rimangono invariate. Si tratta della media annuale calcolata sull'intera popolazione non esente.

Chi beneficia di un'esenzione per reddito, età, patologia o altre condizioni previste dalla normativa non viene invece interessato dall'aumento dei ticket.

Un aumento limitato per gli utenti, molto più consistente per il SSN

La fotografia finale è quindi più articolata di quanto possa suggerire la semplice espressione “aumento dei ticket”.

Il nuovo tariffario determina oltre 210 milioni di euro di maggiore spesa annua a regime, necessaria per aggiornare la remunerazione delle prestazioni sanitarie. La quota direttamente richiesta agli utenti attraverso maggiori ticket è stimata in circa 27 milioni di euro l'anno, mentre la parte prevalente dell'onere viene sostenuta attraverso il finanziamento pubblico del Servizio sanitario nazionale.

Per il cittadino non esente l'impatto medio stimato dal Ministero resta quindi contenuto: circa 1,50 euro all'anno. Un valore medio dietro al quale, tuttavia, possono nascondersi aumenti più consistenti per chi dovrà sottoporsi proprio alle singole prestazioni interessate dai maggiori adeguamenti tariffari.