Sanità e social, UGL Salute: «Formare i professionisti è una priorità, servono regole chiare e strumenti adeguati»
Quasi un professionista sanitario su due utilizza i canali digitali per motivi di lavoro, ma solo l’11,4% ha ricevuto una preparazione specifica. Gianluca Giuliano chiede al Ministero della Salute, alle Regioni e alle aziende sanitarie linee guida condivise e percorsi di formazione continua
La comunicazione attraverso i social media è ormai entrata nella quotidianità anche di medici, infermieri, tecnici e degli altri professionisti della sanità. Una trasformazione che, secondo UGL Salute, deve essere accompagnata da una formazione adeguata e da regole chiare, per tutelare sia gli operatori sia i cittadini che cercano informazioni sulla salute attraverso il web.
A richiamare l'attenzione sul tema è Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale UGL Salute, commentando i risultati di un'indagine sulla comunicazione sanitaria attraverso i social media. I dati indicano che il 49,8% dei professionisti sanitari utilizza regolarmente i canali digitali per motivi professionali, mentre appena l'11,4% ha ricevuto una formazione specifica.
«La comunicazione sanitaria è ormai parte integrante della professione. Non possiamo lasciare i lavoratori soli davanti a una trasformazione che coinvolge direttamente il rapporto con cittadini e pazienti», afferma Giuliano.
Il divario tra utilizzo dei social e formazione
Secondo UGL Salute, proprio la distanza tra la diffusione degli strumenti digitali e la preparazione degli operatori deve rappresentare un campanello d'allarme per istituzioni e aziende sanitarie.
«Il dato evidenzia una contraddizione che non può essere ignorata. I social sono ormai uno degli strumenti attraverso i quali cittadini e pazienti cercano informazioni sulla salute, si confrontano con i professionisti e maturano opinioni sulle cure e sul Servizio sanitario. Una parte significativa degli operatori sanitari li utilizza quotidianamente, ma la formazione specifica rimane largamente insufficiente».
L'obiettivo, precisa il sindacato, non è trasformare medici e infermieri in comunicatori professionisti o influencer, ma fornire loro gli strumenti necessari per utilizzare consapevolmente canali che hanno assunto un ruolo sempre più importante nella diffusione delle informazioni sanitarie.
Privacy, fonti e contrasto alle fake news
La formazione dovrebbe affrontare diversi aspetti, dalla corretta divulgazione scientifica alla verifica delle fonti, fino alla tutela della privacy e dei dati personali.
«Un medico, un infermiere, un tecnico sanitario o qualsiasi altro professionista della salute che comunica sul web deve poter contare su una formazione che affronti correttamente temi come la divulgazione scientifica, la verifica delle fonti, la privacy, la tutela dei dati personali, la deontologia professionale, il rapporto con i pazienti e la gestione della disinformazione. Non possiamo pretendere responsabilità senza garantire formazione».
Un altro elemento ritenuto particolarmente significativo riguarda la richiesta di regole comuni: il 75% dei professionisti coinvolti nell'indagine chiede infatti l'introduzione di specifiche linee guida.
«Questa richiesta deve essere ascoltata. Servono indicazioni omogenee e chiare, condivise con le rappresentanze dei professionisti e dei lavoratori, che evitino tanto l'improvvisazione quanto il rischio di trasformare i social in uno spazio privo di regole».
La richiesta a Ministero, Regioni e aziende sanitarie
UGL Salute propone quindi di inserire la comunicazione digitale e l'utilizzo responsabile dei social nei percorsi di formazione e aggiornamento, prevedendo anche momenti specifici di formazione continua all'interno delle aziende sanitarie.
Secondo Giuliano, una maggiore preparazione degli operatori può contribuire anche al contrasto delle fake news e della pseudoscienza e rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e Servizio sanitario nazionale.
«Come UGL Salute chiediamo al Ministero della Salute, alle Regioni e alle aziende sanitarie di aprire un confronto su questo tema. La trasformazione digitale della sanità non può essere affrontata soltanto attraverso nuove tecnologie: deve passare anche dalla valorizzazione delle competenze dei lavoratori. La formazione non è un costo, ma un investimento sulla qualità dell’assistenza, sulla tutela dei professionisti e sulla salute dei cittadini».
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Redazione